FASHION FILM FESTIVAL MILANO 2019: THE BRIGHT SIDE OF FASHION

Anteo Palazzo del Cinema è stato, a Novembre, teatro della sesta edizione del Fashion Film Festival Milano, fondato e diretto da Costanza Cavalli Etro in partnership con Collateral Films, Istituto Marangoni, EQ by Mercedes-Benz e ancora Yoox, Freeda e molti altri. La sempre prestigiosa giuria è stata quest’anno guidata da Giorgio Armani, in veste di Presidente, e ha visto tra i suoi altri componenti Angelo Flaccavento (che abbiamo conosciuto in occasione degli incontri Fashion Today organizzati dal Club dei Diplomatici e CIMO), Cristiana Capotondi e Vicente Todoli.

Il primo merito da riconoscere a quello che ormai è divenuto un’istituzione per Milano – il FFFM – è il suo aver portato in Italia, primo fra tutti, un contenuto controverso, discusso, multiforme e impattante come il fashion film, celebrandolo in un contesto festivaliero stimolante e fertile, accessibile e privo di “esclusività” (caratteristica di cui solitamente il mondo del cinema ma soprattutto quello della moda vengono additati), all’interno del quale figure di eccezione e importanti riferimenti del settore si riuniscono per discutere nella forma di un dialogo alla pari le dinamiche e le tendenze di un prodotto in costante mutamento, influenzato non solo dal contesto sociale e politico, ma anche dall’evolversi dei tre mondi che lo costituiscono: fashion, cinema e arte

È proprio questa sua natura ibrida a rendere criptica ma potente questa forma d’arte, che è insieme cinematografica e (ormai non sempre) pubblicitaria, che spesso si spinge ai confini con le installazioni audiovisive dell’arte contemporanea, le performance, la video-danza, innalzandosi a emblema della ricerca concettuale ed estetica più stravagante e sperimentale degli ultimi anni.

Il festival milanese, circondato dai suoi numerosi colleghi europei e oltreoceano (come il La Jolla International Fashion Film Festival, ma anche ASVOFF di Diane Pernet a Parigi, il neonato Athens Fashion Film Festival, l’elitario Berlin Commercial) si distingue per diversi aspetti da predecessori e coetanei: la sua durata – di quattro giorni – si discosta da quella più breve e dalla formula “evento” di circa due giorni tipica dei festival di settore, mentre tenta di avvicinarsi alle intense sessioni di una settimana o più proprie dei festival tradizionali;  è eclettico e tocca in maniera trasversale tematiche molto diverse, coinvolgendo interlocutori e dando vita a iniziative che riguardano tanto la formazione (Istituto Marangoni) quanto i più celebri casi di successo del panorama mediale tutto (Freeda, The September Issue, Vogue Italia e molti altri); si dimostra interessato alle tematiche scottanti del momento, come la sostenibilità ambientale e la parità di genere, non solo nella selezione dei contenuti in concorso – attraverso le categorie “Goddess”, “Celebration” e “Awareness and Change, che raccolgono film rispettivamente relativi alla diversità della bellezza femminile, la disabilità, la consapevolezza e l’attivismo socio-ambientale nel mondo della moda, ma anche e soprattutto attraverso conferenze, speech e conversation come #FFFMILANOFORGREEN con Oskar Metsavaht, #FFFMILANOFORWOMEN – No Country for Women; diversamente da molti fashion film festival e alla maniera, invece, di quelli cinematografici, FFFM racchiude al suo interno circa dieci sezioni tematiche che danno la giusta collocazione e dignità alle opere selezionate, piuttosto che dividerle in base alla durata, al titolo per cui concorrono, all’essere brandizzate o meno.

Interessantissimo il progetto, lanciato quest’anno per la prima volta, in collaborazione con tutte le sedi mondiali di Istituto Marangoni, che ha spinto gli studenti della celebre scuola di moda a realizzare progetti di fashion film in maniera autonoma e con assoluta libertà artistica; proiettati e presentati in un’unica soluzione alla presenza di una giuria d’eccezione, tra questi il vincitore è stato decretato dalla direttrice creativa di Vogue Japan, Anna Dello Russo, il cui intervento ha portato anche quel tocco di ilarità mai fuori luogo in un contesto come quello del Fashion Film Festival Milano

Marta Braga