NUOVI APPROCCI E NUOVE REALTÀ : UNILEVER E LA PROGETTAZIONE INTELLIGENTE

Spesso i designer tendono a prendere in considerazione un “utente medio” verso il quale indirizzano la progettazione di prodotti e servizi. La società odierna tende a identificare questo “utente medio” con la figura del maschio caucasico, abile ed eterosessuale, proprio come accade nella progettazione.

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LOVE IS IN THE AIR(PLANE): INCLUSIVITÀ A BORDO DI LUFTHANSA

Inclusività è la parola del momento e sono sempre di più le imprese che provano a diffondere questo valore al proprio pubblico, il caso più recente è Lovehansa: di cosa si tratta?

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MARKETING DELLA NOSTALGIA: IL CASO SCOOBY DOO

Il marketing fa leva sulle emozioni più profonde dell’uomo per spingerlo all’acquisto o per avvicinarlo ai valori del brand, tra queste vi è anche la nostalgia. Come viene usata dal marketing?

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LA LUNGA SERIALITA’ AMERICANA: IL CASO DI GREY’S ANATOMY

“Cosa fai nel tempo libero?” “Mi piace guardare serie tv”. “Esci stasera?” “No, resto a casa a guardare la nuova stagione di Peaky Blinders, è appena uscita su Netflix”. Le serie tv sono il passatempo preferito di tutti. E non serve che quest’affermazione sia sostenuta da una ricerca. È così: ogni volta che esce una nuova serie tv di successo, con un cast stellare o per lo meno competente e una storia memorabile vi si crea attorno un buzz e un fermento innegabile. Ma non è sempre stato questo il successo riscosso dalle serie tv.

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LAVORARE SULL’ INCLUSIVITA’: BODY POSITIVE E IL RUOLO DEGLI INFLUENCER

Oggi i social media vengono considerate come vere e proprie arene dove mostrarsi, combattere e far valere i propri ideali e le proprie idee. Non si tratta solo di utilizzare immagini e video: sempre più spesso ciò che i creator valorizzano è la propria voce. La voce degli influencer assume un ruolo importante poiché è in grado di sensibilizzare sui temi e creare un comportamento emulativo che influisce sull’esperienza degli utenti dei social network.

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IL SUCCESSO SOCIAL DI COOKER GIRL: INTERVISTA AD AURORA CAVALLO

Classe 2001, originaria di Cuneo e grande appassionata di cucina, Aurora Cavallo, in arte Cooker Girl, ci parla del suo lavoro di influencer e creator sui principali social, in particolare Instagram e TikTok.

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INCLUSIONE NEI LUOGHI DI LAVORO: PANTENE LANCIA LA CAMPAGNA “HAIR HAS NO GENDER”

La popolazione mondiale passa la maggior parte della propria giornata sul posto di lavoro e per questo motivo è molto importante che ogni luogo di lavoro riesca a mettere a suo agio il proprio dipendente attuando pratiche di inclusione e rispetto della diversità.

Questo è l’obiettivo della campagna Pantene “Hair Has No Gender”, che ha raggiunto nel 2022 la terza edizione. Il gruppo di cui il brand Pantene fa parte, Procter & Gamble, vuole mostrare il sostegno alla comunità LGBTQIAP+ concentrando l’attenzione su temi delicati come l’intimità, le relazioni, la famiglia e la libertà di essere sé stessi sul lavoro, utilizzando come filo conduttore il fatto che il modo in cui decidiamo di acconciare e tagliare i nostri capelli possa aiutarci a esprimere la nostra identità.

La campagna è stata lanciata il 17 maggio, per la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. I protagonisti della campagna Pantene “Hair Has No Gender” sono dodici membri della comunità queer di paesi come Canada, Spagna, Regno Unito, Germania e Italia.

Le dodici persone hanno raccontato la loro storia e si sono soffermate in particolar modo sull’aspetto professionale e lavorativo e, nonostante storie e background differenti, alcune esperienze sembrano comuni e sembrano legarli. Dalla difficoltà di fare coming out e di mostrarsi davvero per quello che sono al lavoro, alla libertà di esprimersi attraverso un taglio di capelli o un nuovo colore per accrescere la propria autostima e, quasi di conseguenza, la stima e la considerazione di colleghi e superiori nei propri confronti.

La versione italiana della campagna è stata rilasciata l’8 giugno 2022, durante un evento dal vivo di P&G e in concomitanza con l’inizio del giugno dei Pride. I protagonisti italiani sono tre: Cathy La Torre, Erica Mattina, modella e influencer che gestisce il profilo instagram @leperledegliomofobi,  e Silvano Caso, uno dei dipendenti dello stabilimento italiano di Procter & Gamble.

Cathy La Torre è un avvocato specializzato in diritto e antidiscriminazione. Il suo lavoro si focalizza principalmente sulla discriminazione basata sull’operazione sessuale e sull’identità di genere e sui diritti della comunità LGBTQ+. L’avvocato ha costruito la sua identità proprio attorno ai suoi capelli bianchi: i suoi capelli sono diventati bianchi sin da giovane ma ha deciso di non tingerli e l’hanno aiutata a definirsi. “I capelli sono una parte essenziale della mia identità e credo che siano un elemento per definire l’identità di chiunque. In entrambi i casi, naturale o meno, trasmette l’immagine che preferiamo di noi stessi” ha dichiarato Cathy.

Veronica Minardi

TURISMO SCREEN INDUCED: IL CASO DI MATERA

Turismo indotto dallo schermo: quanto i flussi turistici di Matera sono stati influenzati dall’industria cinematografica?

Da tempo Matera è ormai una meta turistica affermata a livello internazionale, con numeri che sono cresciuti sempre più anche grazie alla nomina di Capitale Europea della Cultura per l’anno 2019. Da “vergogna nazionale”, come definita nel 1948 da Palmiro Togliatti, Matera è diventata un simbolo di sviluppo e di orgoglio per l’Italia intera, attirando turisti da tutte le parti del mondo.

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ENIT E NETFLIX INSIEME PER PROMUOVERE IL “BEL PAESE”

Guardare un film, una serie tv e rimanere affascinati dai luoghi e i paesaggi è diventato parte della nostra esperienza di consumo mediale. Tante volte abbiamo sognato di poterci trovare in questi luoghi magici dove tutto sembra semplice e felice, dove anche noi spettatori siamo parte di una storia già scritta che nella maggior parte dei casi porta a un lieto fine.

Nel 2020 a causa della pandemia globale di Covid-19 i viaggi, e in maniera più generale, il turismo, hanno subito una battuta d’arresto. Niente più voli, niente più hotel, mare… niente più viaggi nelle nostre mete del cuore, luoghi visti solo attraverso uno schermo e tanto desiderati. Per fortuna c’erano gli schermi, o meglio, i contenuti che nel periodo di lockdown ci hanno fatto compagnia. La fruizione di contenuti sulle piattaforme è cresciuta e con essa anche le partnership con gli enti del turismo. Queste partnership hanno portato un buon flusso di turisti in diverse zone d’Italia e alcuni di questi accordi sono stati rinnovati.

Per esempio, ENIT e Netflix hanno siglato un accordo per continuare a rafforzare il legame tra produzione audiovisiva e promozione turistica. Il progetto mira a promuovere il brand Italia e verrà sviluppato da un team dedicato. Il progetto è stato sostenuto dai risultati dello studio che è stato condotto su un campione rappresentativo della popolazione in 6 paesi tra cui Brasile, Francia, India, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti. I risultati mostrano che le persone che hanno fruito di contenuti italiani, hanno una probabilità maggiore di considerare l’Italia come la propria prossima destinazione turistica. In più, l’87% delle persone che hanno guardato contenuti italiani hanno dichiarato di essere interessati a visitare l’Italia. I punti di forza che hanno permesso un risvolto positivo dell’indagine e una maggiore inclinazione a visitare il Paese sono la storia, la cucina e la cultura.

Sono tante le serie televisive italiane di Netflix che hanno contribuito alla crescita di questo fenomeno: “SummerTime” ambientata a Cesenatico; “Baby”, “Suburra – La serie” e “Skam Italia” che possono vantare come sfondo della narrazione niente meno che la capitale d’Italia; “Curon” ambientato in Trentino-Alto Adige; “Il nome della rosa” ci porta nelle alpi piemontesi; “Fedeltà” le cui location sono Milano e Rimini. Ultimo, ma non per importanza, “E’ stata la mano di Dio”, film di Paolo Sorrentino ambientato a Napoli negli anni ’80 e candidato agli Oscar 2022 come Miglior Film Internazionale.

Veronica Minardi

INCLUSIVITÀ E GIORNALISMO: IL MIRACOLO SULL’HUDSON COME PRIMO CASO DI CITIZEN JOURNALISM

Il dialogo sempre più̀ fitto tra giornalisti e cittadini ha dato vita al citizen journalism, un tipo di giornalismo che vede la partecipazione attiva dei lettori, grazie alla natura interattiva dei nuovi media e alla possibilità̀ di collaborazione offerta dalla rete. In questo senso, gli utenti hanno la possibilità di pubblicare notizie e commenti senza bisogno di essere professionisti dell’informazione. Il citizen journalism si è sviluppato grazie alla progressiva diffusione degli UGC, user-generated content, operando all’esterno dell’industria dell’informazione.

L’inclusione degli utenti nella creazione e diffusione di contenuti giornalistici in rete è ormai una pratica consolidata, ma come è nata?

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