FAR NASCERE LE PAROLE. Incontro con Mogol

Poche e semplici parole con il profumo della vita che comunicano emozione, questa è la poesia. Si può ascoltare e vederla, non solo scriverla. La poesia si può vivere, si può respirare. Forse le parole più belle che sono rimaste in mente a noi CIMERS dopo aver incontrato Mogol, il più importante autore italiano di testi di canzoni.

Venerdì 31 marzo in Cripta Aula Magna, nella sede di Largo Gemelli, abbiamo ripercorso un pezzo di storia della musica pop nazionale, grazie alla Facoltà di Lettere e Filosofia, ad ALMED – Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo e al Master in Comunicazione Musicale.     Gianni Sibilla, il direttore del Master, ha moderato l’incontro, spiegandoci la scelta del titolo, La Canzone italiana: «Mogol è la canzone italiana, non ha bisogno di presentazioni: ha scritto la cultura popolare italiana, ed è un artista che scrive anche progetti, non solo canzoni», per poi iniziare a dialogare con il Maestro.

Partiamo dalla canzone. Se c’è qualcuno che l’ha resa importante in Italia, questo è lei. Cinquant’anni fa non era così importante.

Non era cosi importante, secondo me, anche se c’erano canzoni bellissime, come le canzoni napoletane, perché non erano intrise di vita. La canzone, la poesia, sono un pezzo di vita. La poesia non è le belle parole, ma poche e semplici parole con il profumo della vita, che emergono dal profondo dell’animo. Le forme di poesia oggi sono cambiate; oggi non ci sono più i libri di poesia, perché è cambiato il modo di fare poesia, ma la poesia ci dà emozione.

Uno dei grandi dibattiti del mondo musicale è proprio il rapporto canzone-poesia: la canzone è poesia, è una forma di poesia, o  ha qualcosa di particolare che la rende diversa dalla poesia?

La canzone unisce parole e musica, e le parole devono avere il senso della musica: bisogna sentire la musica, i sentimenti che nasconde, e questa è  stata la scelta della mia vita. Perché non dobbiamo pensare di fare successo o una fiction, ma scrivere quello che si sente; tutti passiamo per la stessa strada che è la vita, soffriamo, ridiamo, piangiamo, e quindi abbiamo la percezione di quello che è vero e non è vero. Dobbiamo comunicare con una libertà totale e senza pudore: perché, attenzione ragazzi, non dobbiamo vergognarci di nulla, semmai dobbiamo vergognarci di dire delle bugie. Dobbiamo essere realisti e queste mie scelte mi hanno dato una fortuna molto grande.            

Preciso una cosa: nessuno di voi può immaginare quanto può crescere nell’arte. Mediamente noi sfruttiamo il 2% delle nostra capacità creativa; questo significa che noi nasciamo tutti con il talento latente. Mi sono sempre domandato come mai, uno come me, bocciato in quinta elementare, è riuscito a vivere scrivendo: non riconosciamo in noi la possibilità di agire indipendentemente dal pensiero. Se noi ci creiamo gli automatismi, come quelli che mi sono creato io, come la metrica e il senso della musica, che mi permettono di agire libero dalla tecnica, abbiamo la magia. Bisogna insistere ed andare avanti, avere una passione e coltivarla continuamente, senza sosta. Tutti voi avete delle possibilità straordinarie: la vita non solo è bella, ma ci ha donato un regalo meraviglio: quello di poter diventare artisti.

Le canzoni non sono qualcosa che arrivano, ma si fanno con metodo e con tanto lavoro. Quando si riconosce che una canzone è grande?

La gente lo determina: è, in realtà, il critico fondamentale. Abbiamo pochissime parole e vanno sfruttate tutte per fare una canzone; è fondamentale che la gente capisca ogni singola parola, altrimenti, man mano che si canta, l’attenzione si perde e si rompe l’incanto. Con poche parole costruiamo una storia e la credibilità di quest’ultima arriva dal fatto che è una storia vera, che ho vissuto o ho visto vivere. Scriverò un libro, dove spiegherò come sono nate le mie canzoni.

Dopo aver parlato di alcuni episodi particolari della sua vita, noi studenti abbiamo rivolto delle domande al Maestro e, al termine dell’incontro, ho avuto la possibilità di approfondire alcuni temi trattati, dialogando direttamente con lui:

Cara Elisa, puoi scrivere quando senti la musica: se ti trasmette qualcosa, devi riuscire ad individuare ed agganciare il soggetto ad una frase, costruendo così una canzone. Non è una cosa facile: si può diventare molto bravi, ma oggi la promozione fa la produzione. La nostra scuola in Umbria (C.E.T. Centro Europeo di Toscolano) è una scuola seria, ma non vive di promozione, non siamo pubblicizzati dai media. Oggi XFactor e Amici fanno anche i dischi: l’importante è il profitto, non la qualità, e questo è il dramma della cultura popolare. Sono vent’anni che dico ai vari Ministri della Cultura che dobbiamo inserire, fin dalle scuole elementari, una materia nuova, laica: il senso della vita. Dobbiamo insegnare l’onestà intellettuale, la moralità, il rispetto verso gli altri e verso la natura. Dobbiamo creare una materia che ci insegni a vivere nel modo più giusto. Io vivo facendo progetti per il mio paese, ma regolarmente vedo un forte disinteresse e questo mi ferisce. Però non mi importa nulla se alcuni di questi progetti arrivassero a buon fine, perché io credo che questo Paese abbia risorse incredibili, ma sono le idee e la passione che risolvono i grandi problemi.

Il Maestro, infine, ha lasciato a tutti noi un bellissimo messaggio, con il quale voglio concludere:

La vera grandezza è l’umiltà: se voi pensate a Madre Teresa di Calcutta, che ha trascorso la sua vita ad accudire gli ammalati, e mettete di fianco a lei qualsiasi persona del mondo, anche la più importante, quest’ultima scolorisce. Se trovate qualche persona che si sente molto importante, quella è un imbecille. Grazie a tutti ragazzi.

 

 

 

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