Faccio cose, vedo gente… – una guida ragionata a categorie e tag per WordPress

Riuscire a catalogare in modo efficiente tutto il materiale presente su un blog è un problema che cresce proporzionalmente al numero degli articoli. Per fortuna gli strumenti forniti da WordPress ci vengono spesso in aiuto. Ecco dunque la guida di CIMOinfo a categorie e tag.

In una celebre scena di Ecce Bombo, Michele (interpretato da Nanni Moretti) chiede a Cristina quale sia il suo lavoro, ricevendo come risposta “Be’, mi interesso di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica, leggo”. Questo stupendo elogio dell’indeterminatezza, per quanto poetico rappresenta il rischio che ogni blog corre appena inizia a trattare argomenti molto diversi.

WordPress ci fornisce due strumenti base, presenti in ogni blog e per ogni articolo: categorie e tag.


Categorie

Le categorie sono strumenti utili per organizzare i contenuti secondo delle regole tematiche. Rispondono alla domanda “Qual’è il tema generale dell’articolo?”. Gli interessi di Cristina in Ecce Bombo sono categorie a tutti gli effetti.

Durante la fase di installazione, WordPress inserisce una categoria di default che va sotto il nome di “Senza categoria“. Si tratta dell’etichetta tematica che viene associata di default a tutti quegli articoli per i quali non è indicata espressamente una categoria in fase di pubblicazione.

Le categorie possono essere gerarchizzate assegnando ad una categoria una categoria “genitore”. Per una migliore organizzazione è consigliato assegnare ad ogni articolo solamente una categoria andando poi ad aggiungere al massimo anche la categoria genitore.


Tag

I tag sono etichette, parole chiave che indicano il soggetto principale dell’articolo che pubblichiamo di volta in volta. Rispondono quindi alla domanda “Di che cosa hai scritto nello specifico?”. Quando iniziamo ad inserirne uno, la funzione autocompletamento di WordPress ci suggerisce i tag già utilizzati in altri articoli.

Quando parliamo di tag su WordPress non bisogna considerarli alla stregua di quelli utilizzati su Instagram, ma come gli hashtag di twitter: infatti non è necessario, anzi è altamente sconsigliato, inserire varianti di un singolo tag. Per fare un esempio, se in un articolo che parla di Ecce Bombo vogliamo targare il regista, è inutile usare come tag “Moretti”, “Nanni Moretti”, “Giovanni Moretti”, “film di Nanni Moretti”, “Nanni Moretti movies”. Allo stesso modo sarebbe inutile aggiungere “Faccio cose, vedo gente” in quanto si avrebbero scarsissime probabilità di usare il tag in altri articoli.

I tag non possono essere gerarchizzati e possono servire agli utenti per aggregare articoli che parlano di un unico soggetto pur essendo in diverse categorie.


I due strumenti presentati possono essere estremamente utili e potenti se usati con attenzione, ma se aumentano troppo di numero, il caos è dietro l’angolo. In pochi post rischiamo di ritrovarci come Cristina a rispondere a una semplice domanda un nebuloso “Faccio cose, vedo gente…”.

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