Capire le nuove sfide dell’informazione in rete

La presentazione della settima edizione del “Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione” del professor Ruben Razzante è stata un’ottima occasione di discussione sui temi più critici del dibattito attorno al futuro della rete e dell’informazione.

Nella splendida cornice di Palazzo Cusani, il professore è stato accompagnato da cinque ospiti in rappresentanza delle diverse forze che animano il dibattito pubblico in tema di informazione digitale. Il presidente del garante della privacy, Antonello Soro; Vito Cusenza, direttore de Il Messaggero e Maurizio Costa, presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, in rappresentanza delle istituzioni giornalistiche; Carlo D’Asaro Biondo, presidente delle Relazioni Strategiche di Google in Europa e infine Antonio Campo Dall’Orto, direttore generale Rai e autore dell’introduzione del Manuale.

Quando si parla di diritti in rete le controversie sono diverse, e molte, ripercorrendo il manuale, sono emerse durante la conferenza. Si è discusso lungamente del diritto all’oblio sul web, un tema che sfortunatamente finisce sempre più spesso all’interno del dibattito pubblico. Quando si parla di diritto all’oblio ci si chiede, in sostanza, che possibilità ha l’utente in rete di tutelare la propria immagine virtuale. Come ha sottolineato Soro, il web ha introdotto una nuova dimensione vitale dove “non esiste nulla di virtuale, ma persone che lasciano parti di sé stessi operando su qualsiasi contenitore o dispositivo”. Quest’insieme di informazioni sono tessere di vita che contribuiscono a definire la nostra identità digitale, “secondo una ricostruzione non necessariamente uguale a quella che noi vorremmo raccontare”. Nell’informazione moderna sapevamo riconoscere l’interlocutore, catalogarlo come giornalista ed eravamo in un certo limite artefici della nostra immagine pubblica; oggi, sottolinea Soro, “le fonti che parlano di noi sono moltissime (dai social network ai blog ndr.) e chiaramente non tutte controllabili”. D’altra parte, il diritto alla libertà del singolo cittadino entra in conflitto con la libertà d’informazione delle fonti di stampa. Come sottolinea il professor Razzante “l’autotutela del soggetto in rete è un antidoto fondamentale ad una deriva autodistruttiva”, ma chiaramente non basta, è necessaria una generale operazione di bilanciamento tra le varie istanze.

Come ha sottolineato Soro, le responsabilità non vanno circoscritte neanche solo alla deontologia giornalistica, ma vanno allargate anche ai motori di ricerca. Oggi un algoritmo è in grado di ricomporre, riordinare e cristallizzare l’identità di una persona, rendendo rintracciabili notizie che non sarebbero altrimenti più attuali. C’è bisogno, ovviamente, di norme precise, come la nuova direttiva europea che ha regolamentato le condizioni in cui si può richiedere un delisting, quell’operazione di deindicizzazione delle notizie ritenute lesive o obsolete rispetto al nome del soggetto.

Fra la libertà di stampa e la libertà del cittadino, quindi, si inseriscono con una certa ambiguità i motori di ricerca. Google, headliner della categoria, è sì una grande azienda, (“un grande monopolista”, ha sottolineato Cusenza con un filo di polemica), ma veste anche i panni istituzionali quando si trova a negoziare con i governi in termini di fisco, o con i giornali in materia di distribuzione. Quest’ambiguità, d’altra parte, lo rende un interlocutore critico e comune a tutte le altre forze in gioco. E in effetti, nel confronto tra D’Asaro Biondo e il resto degli ospiti, le parole chiave sono state cooperazione, bilanciamento, rispetto e comprensione. Il dirigente Google individua il problema di base della crisi dell’informazione nell’assenza di un modello di business solido per la stampa, sottolineando come Google stia lavorando a fianco delle testate con diverse iniziative (come il nuovo formato AMP, che ha registrato finora un incremento di user di circa il 25%). A conferma dell’impegno del colosso americano è intervenuto anche Maurizio Costa, a nome dell’editoria giornalistica. “La dialettica con Google è stata forte, ma questo ci ha permesso di arrivare ad un accordo avanzato rispetto al resto d’Europa in tema di riconoscimento del diritto d’autore, contrasto alla pirateria e programmi di scambio di know how”. Non si tratta di certo di soluzioni definitive, i problemi permangono e ne sorgono continuamente di nuovi (uno su tutti, secondo Costa, quello della trasparenza della pubblicità digitale), questo tipo di negoziati servono a segnare la strada, e in quest’ottica è nata anche l’idea di realizzare un libro bianco del digitale.

Il digitale e il web offrono sfide continuamente nuove a un sistema che per molto tempo è stato cristallizzato attorno a paradigmi ben definiti, dal punto di vista economico, giuridico e culturale. Il pensiero comune emerso dal dibattito è che l’innovazione tecnologica non possa prescindere da un aggiornamento sistematico dell’assetto istituzionale e che al tempo stesso gli attori in gioco, dal giornalista, all’editore, al motore di ricerca, debbano riprendere coscienza delle proprie responsabilità deontologiche, etiche e giuridiche. Su questa linea va letto anche il monito finale di Campo Dall’Orto, secondo il quale “la società digitale non può non ambire ad un nuovo umanesimo”, a sottolineare come sia fondamentale normare il sistema , ma bisogna in primis adattarsi culturalmente come società.

Annunci