FERTILITY DAY: come una comunicazione sbagliata danneggia un evento

Nella lezione di Media Studies and Cultural History, tenuta dalla Professoressa Fanchi, si è trattato anche il pensiero di Jean Baudrillard (filosofo e sociologo francese), secondo cui con l’avvento della postmodernità il legame stretto tra immagine e ciò che essa significa viene meno a causa di una perdita di significato di alcuni simboli.
Ciò che Baudrillard sostiene è il fatto che oggi ci sono immagini che possono significare o attivare letture completamente diverse, o addirittura opposte, rispetto a quelle di chi le ha ideate;  l’esempio che più rispecchia questo pensiero è la recente campagna pubblicitaria a sostegno del Fertility Day.

Il 22 settembre si è chiusa la prima giornata del Fertility Day, un’iniziativa del ministro della salute Beatrice Lorenzin con lo scopo di sensibilizzare la popolazione italiana sui problemi legati all’infertilità nel nostro paese. Tuttavia, molti hanno sentito parlare e hanno commentato questa iniziativa non per i suoi contenuti, ma per la disastrosa campagna di comunicazione che l’ha accompagnata.

All’inizio del mese le polemiche furono rivolte contro alcune immagini della campagna social che hanno offeso la popolazione femminile, e furono quindi ritirate dopo un solo giorno. Il secondo passo falso è avvenuto a pochi giorni dal grande evento, con la messa in circolazione di un opuscolo intitolato “Stili di vita corretti per la prevenzione della sterilità e dell’infertilità” che mostra due immagini contrapposte: sopra, due coppie sorridenti di ragazzi dalla carnagione chiara, per rappresentare “le buone abitudini da promuovere”; sotto,  un gruppo di ragazzi che fumano cannabis, che rappresentano  “i cattivi compagni da abbandonare”. L’immagine è meno nitida rispetto a quella sopra, ma si riconoscono un ragazzo di colore e un altro con i capelli rasta. Questa pubblicità mal studiata ha avuto un impatto disastroso sul pubblico che, a pochi giorni dall’evento, si è scatenato sui social rinfacciando al ministro il suo messaggio palesemente razzista: la contrapposizione tra queste due immagini fa risaltare da una parte dei ragazzi perfetti, e dall’altra i cattivi ragazzi da evitare.

La pessima comunicazione studiata per promuovere il Fertility Day è costato il posto di lavoro al direttore della comunicazione del Ministero Daniela Rodorigo.  Il ministro Lorenzin, dopo aver ritirato gli opuscoli dalla circolazione, ha giustificato l’imbarazzante messaggio comunicativo dell’opuscolo dicendo che <<il razzismo è negli occhi di chi guarda, noi pensiamo alla prevenzione. Le foto rappresentano un’omogeneità di persone, così come multietnica è la società che viviamo”.

E’ difficile pensare che Beatrice Lorenzin abbia intenzionalmente permesso la circolazione di una campagna di comunicazione razzista, tuttavia l’errore c’è stato; John Fiske (studioso di semiotica dei media) afferma che i prodotti mediali contengono molteplici significati; chi lavora nella comunicazione dovrebbe prevedere ogni tipo di lettura che l’utente potrebbe ricavare da un prodotto mediale.
Gli esperti di comunicazione non si possono arrendere di fronte alla libera interpretazione di un prodotto mediale, ma devono cercare di ridurla il più possibile per veicolare, prima di tutto, il messaggio che vogliono trasmettere.
L’errore della campagna pubblicitaria del Fertility Day è stato, dunque, uno studio superficiale delle immagini sfruttate negli opuscoli e la poca cura nel prevedere le possibili letture che quell’immagine avrebbe suscitato nel pubblico, con la conseguenza di rendere la giornata della fertilità un evento ricco di polemiche soprattutto sui social, dove è stato ideato l’hashtag #fertilityfake.

CIMOreporter –Giulia Frassica

Annunci