Storytelling Fields Forever

Quanti di noi, laureati triennali in Lettere, hanno deciso di mettere di parte le polverose linguistica e filologia  per approdare a CIMO, sperando in un futuro nell’editoria?

Se ne parla da anni come di un settore saturo e ormai in crisi irreversibile, alla frutta, insomma. A rincuorarci tutti nelle nostre fragili convinzioni, sono gli esperti di “Niente Libri, siamo autori! Vivere di scrittura e Storytelling” organizzato dal Master in Professione editoria cartacea e digitale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Un parterre ricco, ricchissimo, pronto a raccontarci di una narrazione diffusa in settori sempre più numerosi, anche se apparentemente distanti l’uno dall’altro: in un batter di ciglia, due ore o poco più, si passa da questioni gnoseologiche, allo storytelling d’azienda per finire con una bellissima avventura radiofonica.

Il primo a brandire il microfono è Davide Pinardi, scrittore, sceneggiatore per cinema e TV, docente di Tecniche di narrazione e persino insegnante d’eccezione al carcere S.Vittore: al cuore del suo intervento è la conoscenza, o per dirla con parole sue, “cosa conosco e come conosco”. Il racconto è la costruzione di senso, capace di trasformare la nostra percezione dell’oggetto: per descrivere la realtà, in una fase transmediale come quella odierna, bisogna fare in modo che Libro cuoregli altri vedano con i nostri occhi.  La parola d’ordine? Superare Propp e i Viaggi dell’eroe, le strutture a parabola con  tutti i loro strappi da ricucire. La nostra è un’epoca di narrazione sociale e diffusa in cui il nostro lettore non è più un semplice destinatario, quasi passivo – il narratario delle categorie narratologiche- , ma si inserisce in un dialogo continuo con la scrittura, trasformandosi sempre di più in un co-narratore.

 

Il secondo intervento, quello  di Andrea Fontana, managing director di Storyfactory, ci costringe a rivedere le nostre care, vecchie e alquanto convenzionali idee sul marketing: i manager d’azienda sono chiamati,sempre più spesso, ad adottare un approccio basato sullo storytelling, capace di coinvolgere e di costruire una relazione di efficacia. Le narrazioni d’azienda, ormai, non possono nemmeno più permettersi di ingannare l’ignaro acquirente: lo storytelling richiede coerenza e veridicità. Non possiamo limitarci più alla finzione come alla simulazione di uno stato di vita:  basti pensare al triplo salto carpiato di Alibaba che per promuovere i suoi prodotti per il Single Day, ha ingaggiato  Frank Underwood in persona e nei panni di Kevin Spacey. Qui un personaggio di finzione ha persino un account Twitter che può usare per dialogare con persone e politici reali per vendere oggetti reali!

E poi, chi poteva pensare che anche l’Erbolario non potesse rinunciare alle storie? A farcelo scoprire è la copywriter Claudia del Giudice. Il suo lavoro consiste nel raccontare e vendere una passione: quella della famiglia Bergamaschi, protagonista di una storia dal 1978, cominciata da una piccola erboristeria. Oggi è indispensabile saper comunicare il prodotto, con l’eccellenza delle sue materie prime, il rispetto per l’ambiente e la filiera corta. Pochi sono i segreti del mestiere:  “If it doesn’t sell, it isn’t creative” e “write the way you talk, naturally“.

Le qualità immancabili? La curiosità di scoprire come i competitor provano a raccontare il loro marchio e l’umiltà di sapere che c’è sempre qualcuno da cui imparare.

Diversamente da quanto potremmo pensare, lo storytelling non è solo quello dei nuovi media: straordinarie e affascinanti sono le possibilità delle esperienze di pura narrazione offerte dalla radio. In questo caso, l’autore è più che altro un curatore che mescola gli ingredienti di storie diverse, trovandone il cuore, l’anima più profonda, anche se spesso questa non è la prima che ci sembra di vedere. A sostenerlo, il classico least, but not last, Tiziano Bonini, autore radiofonico per Rai Radio2. La sua è una storia di coraggio e di entusiasmo: nel 2002, in quel di New York, incontra il documentarista radiofonico  Halsey. Il suo progetto, “StoryCorps”, una collezione di storie private di cittadini americani raccolte su un camper itinerante, è una rivelazione. Per non parlare, poi, dell’importanza del modello di Paul Auster con il suo National Story Project- All Things Considered: prima con “Voi Siete qui su Radio24 Bonini racconta oltre 4000 storie in quattro stagioni e continua la sua ricerca con “Una vita – viaggio nelle età di ognuno” su Rai Radio2 ,

raccontando in cinquantadue puntate un momento di vita nella storia e nei percorsi diversi. A parlare sono le mille sfaccettature dell’esistenza umana, racchiuse in interviste che speravano di raccogliere e raccontare storie di saggezza. Dimenticatevi i quindici minuti di celebrità, insomma. Ed è difficile non sentirsi scuotere dentro dalle parole di Gianni, novantanovenne noto per aver cominciato un corso on-line per parlare con la bisnipotina inglese: a chiosare un viaggio di cadute e traguardi ( il più bello di tutti, l’amore per la moglie), con un candore disarmante, sostiene che se si deve festeggiare qualcuno è proprio un centenario che se ne va e dice “Ciao, ragazzi”.

Sembrerebbe impossibile, oggi, eppure le storie possono ancora aiutarci a trovare senso o, almeno, a immaginarlo.

#StoriesforCIMO #StayinCIMO

 

evento Unicatt storytelling

Evento “vivere di scrittura e storytelling” Unicatt- Editoria In progress

 

 

 

 

 

 

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