DAN FLAVIN E IL MINIMALISMO INCONTRANO MILANO

Siamo tutti affascinati dal minimalismo e Dan Flavin, artista americano del secolo scorso, ne è la perfetta incarnazione. La sua arte minimalista non è rappresentata solo da un uso parco e oculato dei tubi al neon, apparecchi per l’illuminazione e dei colori, ma anche nel suo totale rifiuto nell’attribuire un significato conoscitivo alle sue opere. Infatti, l’artista osserva: “È quello che è, nient’altro… tutto viene espresso chiaramente, apertamente, semplicemente. Non vi è alcuna spiritualità opprimente con la quale si è tenuti ad entrare in contatto.”


Il sodalizio tra Dan Flavin e Milano non è recente: oltre alla Cardi Gallery, che dal 20 febbraio al 28 giugno ospita una personale dell’artista, Milano è già rimasta incantata dalla Chiesa Rossa, in Piazza Abbiategrasso, che ospita al suo interno un’installazione site-specific dell’artista. I colori blu, rosa, arancio, giallo rendono l’atmosfera futuristica e trascendentale. L’incontro tra due istanze storicamente e dal punto di vista dei valori opposte (la Chiesa e l’arte minimalista) rendono il connubio ancora più interessante e mai stridente.

Alla Cardi Gallery, allo stesso modo, si viene a creare una situazione “entra ed esci” citando le parole di Dan Flavin: si tratta di un ambiente asettico, disposto su due piani, in cui vengono ospitate le sue opere, costituite unicamente da tubi a fluorescenza, il solo materiale impiegato a partire dal 1963. È proprio attraverso l’utilizzo di tubi presenti in commercio, che l’artista si sforza di negare qualsiasi significato altro rispetto a ciò che il fruitore si trova davanti.

Parafrasando l’apporto artistico di Flavin, sembra che il sunto sia less is more, nel mondo dell’arte come nel mondo della comunicazione.

Martina Bissolo

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