IL CREPUSCOLO DEI MEDIA. La nuova era dell’informazione e dell’advertising digitale

“Oggi la comunicazione è l’elemento chiave: l’Italia ha bisogno di modernità e management per superare le arretratezze in un mondo in cui la comunicazione è sempre più veloce e richiede competenze e linguaggi diversi”. I CIMERS sono stati molto colpiti dalle parole di Vittorio Meloni, direttore delle relazioni esterne di Intesa Sanpaolo e ospite del corso di “Diritto della comunicazione per le imprese e i media” tenuto dal Professor Ruben Razzante. CIMOinfo poteva non cogliere l’opportunità di togliersi qualche curiosità?

Vittorio Meloni inizia col dire che siamo in una fase di transizione rappresentata da due mondi: un mondo fatto di investimenti e infrastrutture produttive che danno luogo a prodotti che hanno trasformato il nostro stile di vita e un mondo investito dalla tecnologia digitale che è sempre stata il motore della trasformazione e che oggi è sempre più rapida. Uno dei settori chiave delle società contemporanee è proprio l’industria dei media che è stata investita da una profonda trasformazione, dalla tipografia a caratteri mobili del 1450 alla nascita della stampa per poi arrivare alla radio, televisione e cinema. Ma perché c’è stata all’improvviso una crisi del sistema? Tutto è successo con l’arrivo di un nuovo concorrente, Internet, che ha determinato una forte accelerazione nel cambiamento del sistema mediale anche con l’arrivo degli smartphone. Nonostante ciò l’Italia risulta in ritardo e con un livello di problem solving tra i più bassi; le nostre imprese sono tra le meno digitalizzate. Questo perché? A questo proposito Vittorio Meloni ci ha tolto qualche curiosità!

Come si potrebbe far ritornare i giovani alla televisione tradizionale attraverso il digitale?

VM: Molto importante è sicuramente il nuovo strumento della smart tv che nelle case di ciascuno di noi diventerà un grande portale. Forse sarà la fine della tv generalista ma offrirà nuovi spazi alla tv. Ai miei tempi la televisione si vedeva insieme e rappresentava un momento di condivisione per la famiglia. Oggi questo spazio condiviso non c’è più e ognuno di noi vede una cosa sua. “Quando siamo svegli abbiamo un mondo in comune. Quando chiudiamo gli occhi ognuno ha il mondo suo”. Ognuno ha il suo sogno e ognuno ha il proprio mondo di contenuti. Il digitale televisivo passerà attraverso le varie piattaforme digitali non televisive.

Se anche i media tradizionali investono sul web, la loro credibilità quale è?

VM: Prima avevamo una centrale di manipolazione, generata da centrali più o meno occulte: poi ci sono milioni di persone che introducono notizie false, o radicalmente false. È un fenomeno di cui dobbiamo prenderne atto.

Perché non esiste servizio pubblico a livello digitale?

VM:È nata una struttura industriale che si avvaleva dell’esclusiva protezione politica e di una tassa per sostenerla. Il digitale nasce libero ed è l’espressione di un’industria che è nata sostanzialmente negli Stati Uniti a metà degli anni 70, ma non è mai stata promossa da un’entità pubblica, in quanto lo Stato lo ha percepito come una minaccia per il suo campo d’azione.

In ultimo, Vittorio Meloni ci ha ricordato come sia necessario indagare sui bisogni delle imprese: occorre una capacità di analisi, poiché la comunicazione è dialogo e confronto. Più che una professione, è un mestiere: ciò che è interessante è il confronto con pari, in quanto la comunicazione è un processo condiviso. Un altro elemento importante è la complessità: abbiamo tantissimi interlocutori e serve un’articolazione globale dei sistemi. Il crepuscolo è la luce che precede il tramonto e quella che precede l’alba di una nuova era.

Elisa Santoni , Carmela Trabacco

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