WordPress e SEO: pillole e consigli del Dottor Mario Corallo

Coniugare passione e lavoro oggi sembra essere un compito sempre più arduo e in un mondo che cambia dall’oggi al domani dove le notizie corrono veloci, riuscire a essere al passo con i tempi è diventato fondamentale. L’antico mito del self made man riprende vigore: reinventarsi ed essere “multipotenziali” è la chiave per il successo.

Partendo da questa piccola premessa, la piattaforma WordPress, che permette di creare un sito attraverso pochi click, è diventata uno strumento sempre più utilizzato, un valido alleato per una buona attività di self branding. Ma come utilizzarla al meglio? Quali sono le competenze e le caratteristiche che noi studenti di CIMO dobbiamo acquisire per affrontare al meglio il mondo del lavoro? A fare chiarezza ci aiuta il Dottor Mario Corallo, social media strategist ed ex studente dell’Università Cattolica, che ho intervistato in una fredda giornata milanese di dicembre.

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Mi parli un po’ del suo lavoro. Come si diventa Social Media Strategist?

Innanzitutto occorre fare una distinzione tra strategist e social media strategist. Prima si diventa strategist, in altre parole colui che declina una richiesta di un cliente e impara metodologie strategiche attraverso delle tattiche, al fine di fare un servizio che sia per lo stesso cliente il più buono possibile. Scopriamo il social media strategist, invece, nel 2007 con l’avvento dei social e lo spostamento della richiesta su quest’ultimi. Oggi si diventa social media strategist con dei corsi piuttosto strutturati e interessanti. Quando ho iniziato io era esattamente “by trial and error”: per fortuna negli Stati Uniti, essendo il programma partito dieci anni prima, c’erano dei gruppi molto interessanti da studiare e quindi la cosa che ho fatto è stata quella di iniziare a dialogare attraverso i social con esperti americani che diversamente da qualsiasi altro “vip” erano molto disponibili. Così ho iniziato a entrare in questo mondo e a conoscere la strategy che poi ho applicato in azienda.

 Secondo lei, quali sono le competenze che gli studenti oggi dovrebbero avere in questo settore per potersi affacciare nel mondo del lavoro?

La prima cosa che chiediamo sempre è la flessibilità, in altre parole la capacità di passare da una problematica all’altra o da un cliente all’altro alla velocità della luce. Il concetto è di non alzarsi la mattina dicendo “oggi andrò e farò questo” ma di dire “oggi andrò e farò il meglio possibile sui tasks che mi vengono dati”. Occorre, inoltre, avere un pensiero laterale, non analizzando un fenomeno dal punto di vista frontale ma cercando di guardare quanta rotondità ha. Il terzo elemento è avere un po’ di spirito di abnegazione, in quanto si ha a che fare con gente che non sempre è esaltante nei suoi feedback e che può rendere piuttosto stancante fare un mestiere di questo genere. Una curiosità infinita è la quarta cosa importante perché nonostante oggi ci siano dei gruppi strutturati è solo mettendo a confronto cinque pareri diversi che si riesce a costruire una propria idea. Anche se non è una caratteristica richiesta dalle aziende in maniera specifica, ritengo che diventi un asset molto importante la capacità di conoscere tutti i settori del social media, conoscere, cioè, il marketing, la strategy, gli insights, il community management… non dico di saperli fare ma conoscerli e averli visti almeno una volta.

 Essere esperti di analytics è fondamentale oggi per organizzare eventi?

Per me oggi tutto deve essere misurabile e analizzabile, per cui gli analytics servono a chiunque lavori in qualsiasi ambiente. Sicuramente per organizzare eventi conterà un 20-30%, in quanto vi sono altre cose fondamentali come saper fare PR, conoscere persone, le location giuste e successivamente fare una bella attività di database che è, di fatto, un’attività di analytics. Vivendo in una società di dati, una cosa molto importante oggi sono i big data. Rilasciamo terabyte di dati ovunque ogni giorno e la grande sfida è quella di poterli prendere e organizzare in maniera sistematica per creare dei centri di valore; ad esempio, potrebbe essere molto interessante leggere dei big data per capire qual è il momento migliore per poter organizzare un evento o quale è la location migliore, facendo delle sedi storiche e non basandosi solo sulla classica esperienza del “mia zia ha detto che..”.

Parlando di attività SEO: quanto è importante oggi saperle fare?

SEO oggi è ancora molto importante perché se non ti trova il motore di ricerca, non ti trova l’utente e se non ti trova l’utente, non vendi. Il consiglio è quello di conoscere bene queste strategie poiché è quello strumento in più che ti permette di indirizzare meglio il tuo contenuto. Anche semplicemente scrivere bene una mail è un’operazione di SEO poiché da quando tutti noi siamo diventati “dei piccoli media”, in quanto creiamo informazioni, la Search si è espansa ovunque, invadendo anche i social: un post scritto bene su Facebook, infatti, viene visto e commentato da molti. Oggi “la funzione” è pazienza + tempo / budget poiché il SEO puro non funziona. Un contenuto organico, funzionale, con un sito SEO fatto bene si posizionerà su Google ma per avere un ranking alto ci vuole dell’ADV. Il Search Engine Marketing (SEM), ovvero l’attività di promozione dei contenuti, diventa, pertanto, fondamentale.

 Per gli studenti di oggi: come si può ottenere queste competenze?

Queste competenze si acquisiscono quando si va a lavorare. Si tratta di una cosa day by day, che si ottiene attraverso la regola delle dieci mila ore: dopo che tu hai fatto SEO per dieci mila ore allora sei un buon SEO. Si parla, pertanto, di un’attività on the job. Una persona può studiarsi le regole, ma fare attività SEO significa spesso trovarsi di fronte ad un sito web già fatto, con dei testi scritti male, delle immagini non taggate e doverlo rifare meglio. La fortuna di quando inizi a lavorare in agenzia è quella di essere affiancati da un senior che ti insegna il mestiere e nel giro di sei mesi, massimo un anno, lo impari. Non vi sono corsi universitari di SEO nelle facoltà umanistiche, tuttavia non è una grande pecca poiché in Italia non esiste un corso puntuale sull’argomento ma vi sono piuttosto corsi molto generici, a differenza delle aziende private dove, invece, ce ne sono parecchi. Fortunatamente le competenze SEO in WordPress te le suggeriscono i plug in al suo interno: quindi anche se si tratta di lavorare da autodidatta è sicuramente meglio rispetto al passato quando dovevi leggerti cinquecento articoli e capire quale fosse il più reliable.

 Se io volessi gestire una pagina, ma non sono esperta informatica, come potrei rendere il mio contenuto facilmente indicizzabile?

Innanzitutto esistono delle regole SEO e social che variano da piattaforma a piattaforma. Credo, tuttavia, che oggi sia molto più importante conoscere le tecniche e le tecnologie dei social: ad esempio, come scrivere un post funzionale su Facebook, imparando a conoscere il mio target e utilizzando un modello semantico ad hoc, che mi differenzi da un mio potenziale concorrente. Un messaggio deve essere short, direct e con la CTA (Call To Action); questo per quanto riguarda una pagina aziendale, per i post privati, invece, è diverso.

 Quali sono gli step fondamentali per poter creare una buona pagina wordpress?

Per fare una buona pagina WordPress sicuramente devo conoscere il mio target. Successivamente devo cercare delle immagini evocative, che colpiscano in mezzo alla moltitudine presente oggi, cercando di diversificare rispetto agli altri, mettendo una bella immagine molto evocativa e narrativa ma che abbia tanto standing. Una piccola analisi dei competitors sarebbe molto utile. In ultimo scegliere degli argomenti che siano trending. Una volta che hai scelto il tuo argomento, bisogna tenere a mente le tre regolette:

  1. Scrivere un titolo esaustivo, ma che in sé racchiuda il contenuto;
  2. Scrivere le prime tre/quattro righe che già siano informative e invoglino l’utente a proseguire la lettura;
  3. Scrivere un testo conciso, corretto ed esaustivo; in caso fosse un blog personale essere sinceri il più possibile, nel caso fosse un WordPress in cui si presenta la propria attività, descriverla nella maniera più pulita e semplice.

CIMOreporter – Veronica Troiano

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