INTERNET – L’ACQUARIO GLOBALE. “Big data, social network e giornalisti”, la parola a Luca Tremolada

Nulla è anonimo, tutto è tracciabile. In questo mondo che cambia così velocemente, come posso garantire la mia privacy? La gestione dei big data come influenza gli asset geopolitici? Ce lo spiega Luca Tremolada, giornalista de Il Sole 24 ore, data editor e prestigiosa firma di Nòva.

Si conclude con un meritato applauso l’intervento di Luca Tremolada dello scorso 13 novembre, ospite del professor Ruben Razzante durante una lezione del corso di Diritto della comunicazione per l’impresa e i media.

Tremolada-RazzanteSiamo coinvolti in un fenomeno senza precedenti, afferma il giornalista, riferendosi all’emergere di grandi piattaforme tecnologiche, sovranazionali, “potenti quanto degli Stati, che custodiscono le nostre vite”.

Le nostre vite, quindi, considerate in termini di dati, di informazioni, la cui gestione giuridica è argomento di molti dibattiti diplomatici, tanto che a Bruxelles, nei giorni scorsi, la Corte Europea ha dichiarato l’invalidità del Safe Harbor, “l’accordo che garantiva”, come ci spiega Tremolada, “la trasmissione dei dati dall’Europa agli Stati Uniti”.

Così, a fronte della conseguente e necessaria ricontrattualizzazione per l’accesso e la gestione dei dati informatici, Microsoft ha annunciato che porterà i suoi server in Europa, garantendo agli europei di veder sottoposti i propri dati alla giurisdizione nazionale del singolo Paese d’appartenenza.

Luca Tremolada2I nostri dati, quindi, stanno assumendo sempre maggiore rilevanza, e soprattutto valore economico: le aziende, infatti, che sanno e sapranno gestire un numero sempre maggiore di dati godranno di un indiscusso vantaggio competitivo.

In un contesto che sta mutando così repentinamente, anche la figura del giornalista deve adattarsi alla nuova gestione delle informazioni.

“Ho iniziato a lavorare alla fine degli anni Novanta”, afferma Luca Tremolada, “e il giornalista, sostanzialmente, lavorava con un telefono e le agenzie di stampa. Il mestiere era questo: chiamare le fonti e guardare sull’ANSA le notizie. Dal 2000 in poi, la maggior parte delle informazioni sono stare riversate su Internet”,

così, il giornalista, è diventato colui che deve riorganizzarle per dare loro un valore informativo aggiuntivo.

Le nostre di informazioni, invece, quelle che forniamo al momento della registrazione sui social network o semplicemente svolgendoci all’interno delle attività, come lo sharing o il liking, sono utilizzate per la profilazione dell’advertising, ovvero quel processo per il quale, sulla base delle indicazioni che forniamo, per esempio su Facebook, ci compaiono promozioni e pubblicità di prodotti attinenti alle nostre preferenze o esperienze personali.

tremolada3Internet, quindi, sarebbe “un acquario”, secondo il giornalista de Il Sole 24 ore , nulla di quello che fate è anonimo, puntualizza, “a meno che non si renda anonima la navigazione su Internet”.

La dimensione online all’interno della quale quotidianamente ci muoviamo, per tanto, non è un terreno neutrale, ma necessita, per essere attraversato, di una crescente consapevolezza dei propri diritti, privacy in primis, e di capacità informatiche, sempre più indispensabili anche nel mondo del giornalismo.

“Dovete inventarvi un modo diverso di raccontare i fatti”, conclude Luca Tremolada, “qualcosa sullo storytelling, una modalità di raccontare le cose che non sia semplicemente la scrittura”.

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