999 domande sull’abitare contemporaneo

Si può comprare uno stile di vita? 
Co-design, open source e innovazione possono migliorare il nostro modo di abitare? 
Il nostro corpo è la nostra prima casa? 
Quali immagini e quale realtà ci entrano nelle case? 
Abitare per esistere?

Queste sono solo alcune delle 999 domande che questa collezione ci pone. La mostra, presente alla Triennale di Milano fino al 2 aprile 2018, si configura come una riflessione e allo stesso tempo una scoperta sul nostro modo di vivere a cavallo tra il mondo fisico e quello digitale.

I due mondi sono in continua interazione e dialogo tra loro, l’uno aiuta l’altro e viceversa, l’uno insegna e l’altro apprende e viceversa. Come si riflette tutto questo nel nostro modo di abitare la nostra casa, e, in senso più ampio, di abitare il mondo? Nuovi oggetti, nuove immagini, nuove voci entrano a far parte del nostro modo di abitare, ma forse non ci siamo mai fermati un attimo per pensare se questo dialogo tra mondo fisico e mondo digitale sta avvenendo nel modo che vogliamo noi.

Mai sentito parlare di co-design?

I miei colleghi di comunicazione di sicuro ne hanno sentito parlare fin troppo, e in questa mostra si realizza appieno il concetto di co-design e co-creazione di artefatti, digitali e non. Questa collezione rivoluziona il concetto comunicativo dell’arte e del design, intesi non più in senso unidirezionale (dall’artefice al visitatore/fruitore), ma come frutto di una co-creazione. La mostra tratta un tema che è ancora in divenire, non c’è una risposta unica a ciascuna di quelle 999 domande: perciò, più che trovarci in un percorso espositivo ci troviamo in un percorso interattivo, dove possiamo soffermarci in tanti piccoli spazi per guardare, leggere, provare, fare, creare, riflettere

La casa non si configura come luogo, ma come insieme di esperienze vissute in uno spazio-tempo, che unisce fisico e digitale insieme. Che cosa ci rimane poi se qui, invece che osservare e imparare come in una mostra classica, “viviamo un’esperienza”? L’obiettivo è proprio questo: creare una mostra in modalità “hands-on”, ovvero “se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”.

Il percorso

La mostra offre un palinsesto di esperienze italiane e internazionali, si possono incontrare diverse start-up che hanno dato risposte innovative alle domande sul nostro modo di abitare contemporaneo. Incontriamo quindi non soltanto 999 domande, ma anche 999 possibili risposte che ci vengono date o che ci diamo noi stessi partecipando a workshop, performance, confronti e dialoghi che lo spazio della Triennale ci offre.

Il bello di questa mostra è che ad ogni proposta, ad ogni possibile risposta ai modi di abitare, unisce sempre una riflessione sulle esperienze, sui modi di vivere e di interfacciarsi con gli spazi, le persone, gli oggetti. Io personalmente sono rimasta particolarmente colpita da WEARABLES HOMES (http://denisebonapace.com/installazioni/wearable-homes/) che mette in scena “case mobili indossabili, simboliche e pratiche che ci vestono accompagnando ognuno di noi nel proprio cammino personale”: vuole farci riflettere sul dove sta la nostra vera casa, sul che cosa abitiamo veramente e che cosa invece potrebbe benissimo cambiare senza che noi ci sentiamo “fuori casa”.

Abitiamo la pelle, sopra la pelle indossiamo l’intimo, sopra l’intimo l’abito, sopra l’abito la casa, sopra la casa l’ambiente geografico in cui è collocata, sopra l’ambiente geografico in cui è collocata la cultura e la società del periodo storico in cui viviamo. Per abitare quindi, serve una casa? Cosa abitiamo? Bastano pochi oggetti simbolici o utili per farci sentire a casa?

Questo è solo un esempio delle 999 esperienze che si possono incontrare, alcune estremamente tecnologiche (VR, applicazioni, nuove tecnologie e tanto altro), altre fisiche, altre ancora simboliche, ma tutto in una chiave interattiva, che permette al visitatore di creare personalmente, realizzando quella che è la vera funzione comunicativa dell’arte: creare per comunicare, agli altri e a noi stessi, le nostre risposte alle domande del mondo.

Valeria Sali

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