COMMENTO ALLA NOVANTESIMA EDIZIONE DEGLI OSCAR.

4 marzo, ore 22 e 30. Sono mesi che andiamo al cinema a vedere le pellicole più meritevoli dell’anno e che ci informiamo, abbiamo preparato cibo, acqua e caffè per stare svegli: insomma, siamo pronti a goderci la notte più magica dell’anno, la notte degli Oscar! Cosa ci avrà riservato quest’anno questa serata cinematografica?

Premesso l’orientamento ultra-liberale e politicizzante dell’Academy per quanto riguarda il panorama odierno degli Usa, questa edizione degli Oscar si è rivelata tutto sommato soddisfacente: cerimonia senza sorprese e piuttosto prevedibile in verità, ma anche equilibrata nel bilanciare valore politico e cinematografico.

L’oscar a James Ivory, gay dichiarato, per la (mirabile) sceneggiatura non originale di “Chiamami Col Tuo Nome” e la vittoria di “Una Donna Fantastica”, bellissimo film cileno che vede come protagonista una donna transessuale, come miglior film straniero rappresentano chiaramente due istanze politiche precise che fanno però riferimento a pellicole estremamente meritevoli che trattano temi importanti e attuali senza scadere nella retorica scontata della “militanza politica”. “Get Out” che vince come miglior sceneggiatura originale è una scelta felicissima, nella speranza di ridare dignità a un genere, l’horror, troppo stesso stigmatizzato e ghettizzato dai più snob. Felici poi per le vittorie tecniche di “Blade Runner 2049”, fotografia in primis, e di “Dunkirk”. Estremamente soddisfatti anche per i premi (abbastanza prevedibili in realtà) come miglior attori/attrici protagonisti e non: pensiamo che senza le performance di Frances McDormand e Sam Rockwell “Tre manifesti a Ebbing Missouri” non avrebbe avuto la stessa potenza, e che l’Oscar a Gary Oldman sia assolutamente meritato (e sudato: l’attore si è calato completamente nel personaggio, la sua camminata, lo sguardo e i movimenti della bocca, incredibile)!

Per quanto riguarda il premio al miglior film, infine, non ci siamo certo stupiti, il film di Del Toro (la sua pellicola migliore da qualche anno a questa parte) tratta tematiche importanti in modo estremamente originale, a nostro avviso però ce n’erano altri meritevoli tra quelli candidati. “Il Filo Nascosto” di Anderson è un film praticamente perfetto, un capolavoro scintillante che meritava più visibilità; il miglior film a “Chiamami Col Tuo Nome” sarebbe stato importantissimo per un’Italia che fatica sempre ad aprirsi verso il mercato cinematografico globale e la cooperazione internazionale, ma l’Oscar alla sceneggiatura è già un ottimo inizio. Insomma, quest’anno avevamo davvero tantissime pellicole di alto livello e quindi si trattava di una questione di gusto per l’Academy. Ci dispiace piuttosto per il premio alla regia assegnato a Del Toro: per quanto abbia fatto un buonissimo lavoro, siamo concordi nell’affermare che il Nolan di “Dunkirk”, il suo film più concettuale e impegnativo, aveva davvero l’opportunità di essere riconosciuto definitivamente dall’Academy per il grande regista che è, per non parlare di Anderson che con “Il Filo Nascosto” ha fatto un lavoro di regia maniacale e attentissima. Felicissimi invece per il miglior film d’animazione a “Coco”, capolavoro della Pixar, di cui ci aspettavamo il successo.

Insomma, quella del 2018 è stata davvero un’annata felicissima, con film in grado di trattare tematiche importanti e attuali in maniera non scontata e altri che portano in scena la grande autorialità. Tutto sommato, con le riserve sopra citate, possiamo affermare di essere rimasti soddisfatti da questa edizione degli Oscar.

Sara Carenza e Giacomo Placucci

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