“There is a Planet”…e molto altro

Ci sono ancora due settimane di tempo per andare a vedere la mostra There is a planet , alla Triennale di Milano fino all’11 marzo 2018. Una mostra dedicata ad Ettore Sottass in occasione del centenario della sua nascita (Innsbruck, 1917): parliamo di un artista poliedrico, ricordato soprattutto come designer industriale, ma che si è dedicato a moltissime attività nel corso della sua vita. La sua arte spazia dall’architettura al design, dal disegno alla pittura, dalle macchine ai tessuti, dalla fotografia alla scrittura. Tuttavia, il titolo della mostra rende omaggio ad una sua attività in particolare: la fotografia.

Significato del titolo

There is a Planet è il titolo di un progetto degli anni ’90 mai realizzato – ora concretizzatosi in un libro edito da Electa – che raccoglie in cinque gruppi varie fotografie scattate da Ettore Sottass nel corso dei suoi viaggi intorno al mondo: si tratta di foto che inquadrano dettagli come case, persone (molte donne), città, azioni e situazioni che vogliono raccontare l’uomo nel suo piccolo, nel suo modo più intimo e quotidiano di abitare il pianeta. Ogni sezione è accompagnata da citazioni e riflessioni che Sottass ha scritto nel corso della sua vita, e che ci raccontano qualcosa in più su di lui e sullo sguardo con cui ha osservato e vissuto quei luoghi del mondo che vediamo in foto. In particolare, emblematico è il suo modo di vedere l’uomo come umanità, come un unicum che ritorna sempre in qualsiasi cultura o luogo del pianeta.

Penso che le culture di tutto il pianeta, senza abbandonare il senso profondo delle loro radici, delle loro origini, dovranno certamente prima o poi intrecciarsi, […] mescolarsi dentro a metafore, immagini nuove […] che valgono per tutto il pianeta. Perché la regione nella quale viviamo, in realtà, è una sola: è il pianeta.

…E molto altro

I corridoio che espongono le fotografie di Sottass sono solo una parte di una mostra che vuole rendere omaggio a questo artista a 360°. Ai lati di ogni corridoio, infatti, vi sono nove stanze caratterizzate da altrettante tematiche che fanno riferimento a titoli di opere, nomi di oggetti o titoli di scritti: un modo per organizzare sotto un unico nome le molteplici attività dell’artista. Ogni stanza contiene non solo opere, ma anche pensieri e riflessioni sparsi sulle pareti e presi dai suoi appunti e scritti, permettendoci di cogliere i significati insiti nelle opere che l’artista realizzava.

Ci si potrebbe chiedere qual è il legame tra l’uomo, fotografato in piccoli attimi di vita per farci raccontare un luogo e suscitarci emozioni, e l’architettura, un’arte che ci sembra essere così razionale? Com’è possibile unire tutto questo in una sola mostra? La spiegazione ci arriva dall’artista stesso:

[…] L’architettura è invocazione e presunzione. È invocazione quando l’uomo, solo, stanco e terrorizzato, chiede all’architettura protezione e certezza. È presunzione quando l’architettura si afferma e si impone come un simbolo di protezione e certezza contro l’aggressione dell’universo. […] L’architettura […] deve mettere in gioco tutte le sue carte. Non ha né una, né due, né tre, né quattro dimensioni, ma ha tutte le dimensioni così come le ha l’uomo, che è per eccellenza sorpresa e movimento su tutte le facce della sua esistenza.

Non è facile comunicare insieme, in un’unica mostra monografica, arti diverse come se fossero un’unica grande opera artistica. A mio parere, in questo caso, la chiave che rende fluida la fruizione e la comunicazione stessa sono gli scritti di Sottass, che fungono da riflessione e spiegazione insieme, da fil rouge per cogliere come le diverse manifestazioni artistiche siano in realtà frutto di un unico punto di vista sul mondo. D’altronde, anche la scrittura, che cos’è se non un’arte?

Valeria Sali

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