BE INDEPENDENT, PLAYING THE GAME. RetroFuturo: Independent game culture festival

Divertimento e passione sono le caratteristiche del primo festival indipendente dedicato alla cultura dei videogame RetroFuturo, reso possibile grazie alla piattaforma open source “Playing the game” e presentata quest’anno presso Santeria Social Club per scoprire i nuovi giochi del panorama italiano in un mix tra retrò e futuro tutto da vivere.

Entrando in Santeria, oltrepassando la porta che porta al mondo dei videogiochi, si entra nel paese delle meraviglie. Un mondo in cui l’arte e il gioco interagiscono e seducono il giocatore a vivere una storia di cui lui può essere il protagonista. I creatori di questi mondi sono piccoli studi indipendenti o studenti che fanno del gioco una espressione non solo di creatività ma della propria autorialità.                                                                                                                                                  Dietro tutto ciò vi è la mente di Paolo Branca, fondatore di Playing The Game, che ha deciso di rendere della propria passione un momento collettivo per tutti coloro che amano i videogiochi.

Quando il videogioco può essere considerato arte?

“Secondo me ci sono degli artisti che fanno videogiochi e lo fanno nel contesto di arte contemporanea; si rapportano con delle figure che sono dei curatori e dei galleristi e quindi cercano dei collezionisti o dei committenti che possano sostenere il proprio lavoro. E poi ci sono gli art game che invece sono dei videogiochi sviluppati e commercializzati per cui è stata fatta una ricerca più raffinata, sono più personali, ad esempio the Tale of Tales.                                                 Il videogioco più commerciale più grande ha un limite perché economicamente deve sostenere i costi di sviluppo e quindi delle cose che una produzione piccola si possono fare, in una produzione più grande certe cose vanno smussate per attrarre un pubblico più grande. Lì c’è meno l’arte nel senso della soggettività espressa nel gioco ma c’è comunque il virtuosismo tecnico che in un certo senso può avere un impatto emotivo forte. Anche lì si potrebbe parlare di arte.”

Come i nativi digitali percepiscono i giochi e come verrà compreso negli anni futuri?

I videogiochi sono già dappertutto. Magari chi gioca non si sente giocatore, pensano dai social game o sugli smartphone che ci giocano tutti ma non si percepiscono come giocatori è una fase in cui più o meno tutti giocano, poi chiaramente c’è sempre lo spassionato e chi gioca come passatempo.                                                                                                                                                                           Per i nativi digitali, i giochi diventano qualcosa che fanno parte dello scenario, fa parte della tua quotidianità. Da un lato il videogioco è molto democratizzato, e quindi c’è meno quel discorso del nerd. Inoltre c’è un altro fenomeno che ho riscontrato: di vedere dei papà che vorrebbero che il figlio intraprenda quella cosa come professione e come carriera. E’ un cambio sociale; Prima come controcultura, minoritaria, perché prima giocare ad un videogioco agli inizi non tutti avevano la pazienza di mettersi lì e capire come far funzionare il gioco. Adesso lo scenario è diverso perchè sono dappertutto. Ci saranno sempre gli hardcore, ma quell’aspetto di nicchia non ci sarà più. Caso mai è presente nelle menti per chi ha un certo tipo di retaggio, in cui il videogioco è concepito come avanguardia, nel quale in cui tu puoi agire come creatore.”

Il campo dei videogiochi sta vivendo un periodo di straordinaria vitalità. D’una parte ci sono sempre più giocatori, di tutte le età che si cimentano in quello che molto spesso viene considerato un passatempo ma che è sempre più a contatto con l’aspetto artistico e ludico attraverso una commistione tra generi. Esso diventa quindi espressione personale in un ambiente che richiede maggiore interattività con lo spettatore il quale vuole abbandonare la sfera passiva dell’osservazione artistica per farne parte.

D’altro canto esso è sempre più considerato una professione sia per i gamer, per alcuni versi considerati veri sportivi per le dinamiche di allenamento che esso svolge, sia per gli sviluppatori che scelgono questa strada. Sono sempre di più coloro che si cimentano nella creazione di videogiochi. Eventi e festival di questo tipo permettono non solo di divertirsi ma di sbirciare nel futuro della gaming industry italiana, ancora poco presente in ambito internazionale.

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