Cimers e Pokémon: quando il videogioco va oltre le aspettative

Alzi la mano chi di voi è un videogiocatore” solo poche mani si stendono in alto dopo questo invito, “alzi la mano chi di voi ha mai giocato a Pokémon Go” ed ecco che nell’aula 116 le mani che sventolano verso i soffitti pregiati del monastero aumentano, “ora chi di voi ha mai giocato a un qualsiasi gioco per smartphone” e dopo quest’ultimo invito tutta la platea ha la mano alzata, forse solamente il ragazzo appena arrivato e ancora un po’ disorientato è rimasto immobile.
A compiere questi tre rapidi inviti è il dottor Francesco Toniolo, esperto nell’ambito di videogame e dottorando presso l’Università Cattolica, Francesco Tonioloche il 14 ottobre ha tenuto una lectio agli studenti di CIMO.

Perché la maggior parte non si è riconosciuto subito nel termine videogiocatore? Il Dottor Toniolo riporta quello che si era sentito rispondere qualche giorno prima: «il videogiocatore è colui che gioca con videogiochi “seri” e che non riconosce tale epiteto ai cosiddetti casual gamers…».

Queste premesse aprono la strada a dei concetti chiave, in particolare, in aula riecheggia una parola: gamification. Giunge così dalla platea una timida definizione: “la gamification è un nuovo modo di intendere la vita, fa parte della quotidianità”. A cui il dottor Toniolo aggiunge: “è anche ciò che piace alle aziende”.

Si arriva così a parlare del successo di Pokémon Go, due i motivi fondamentali:  economici, dato che ha portato 450 milioni di dollari nelle casse di Nintendo – in soli due mesi e con un app gratuita -; strategici, ovvero riportare l’attenzione sui mostriciattoli colorati in vista del lancio sul mercato della nuova serie del prossimo novembre. I punti toccati dal Dottor Toniolo sono chiari ed esaustivi, ma la materia suscita la curiosità degli studenti che si mettono in gioco con alcune domande.

Quali sono le strategie da utilizzare per far fronte al calo di utilizzatori? Il dottor Toniolo risponde prontamente ponendo l’accento sul fatto che sono state introdotte nuove formule in modo tale che il gioco arrivasse davvero a tutti ma che, come spesso accade, dopo il picco, un calo di utenza è fisiologico. Quando l’applicazione è aperta monitora costantemente il giocatore e questo ha portato le polemiche sulla privacy degli utenti. Quali sono, quindi, i limiti del segnale GPS o c’è qualche tipo di contratto? La questione apre un campo vasto sfociando nel giuridico, ma a tal proposito il dottor Toniolo ribadisce “è certamente un punto fondamentale nel dibattito contemporaneo e spesso non si ci accorge neanche della grande importanza del controllo e della persona. Non serve scomodare, però Pokémon Go, ma basta avere un PC o uno smartphone, siamo noi stessi con l’utilizzo dei nostri dispositivi che accettiamo questo controllo”.

Dopo aver dunque sviscerato Pokémon Go e aver compreso come la società mediale ci porta a guardare oltre, torniamo a casa con una visione del mondo che ci circonda più consapevole e, dottor Toniolo permettendo, con un Rattata in più nella mia collezione!

CIMOreporterCaterina Paternicola

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