FATTORE GIOVANI. Curiosità e lavoro di squadra

Quando ho iniziato il mio percorso a CIMO, le opportunità di crescita, sia personale che professionale, mi sono sembrate molte fin da subito. La possibilità di poter svolgere uno stage in un’azienda, dopo tre anni di studio più teorico che pratico, ha acceso in me la voglia di mettersi davvero in gioco.

Spesso quando riceviamo mail con proposte di stage vi è un primo momento in cui tentenniamo: “è lo stage che fa per me?” “Sono davvero capace di fare quello che richiedono?” “E se non dovessi riuscirci?”Penso che la maggior parte di noi studenti del nuovo millennio ci siamo posti almeno una di queste domande davanti a quelle mail che ci sembrano un primo piccolo passo verso il futuro, verso il mondo del lavoro. In effetti, queste sono proprio le domande che mi sono posta prima di decidere di inviare la mia candidatura per partecipare alla realizzazione di Fattore Giovani.

Oggi, dopo due mesi dalla prima volta in cui sono venuta a conoscenza del gran lavoro che c’era da fare, posso dire di aver fatto senza ombra di dubbio la scelta giusta.

Riversare il mio impegno in un format che esplora il mio mondo, quello dei giovani e delle loro idee e opinioni, apprendere sul campo quelle competenze tecniche che ho sempre voluto sviluppare e allo stesso tempo capire le mansioni che spettano alle svariate figure che operano dietro le quinte di un programma tv mi sembrava un’opportunità da non perdere. Unire l’utile al dilettevole, insomma.

Tuttavia, il percorso non è di certo semplice: inizialmente ci si sente spaesati, ci si imbatte in termini tecnici mai sentiti prima, o magari dai significati totalmente diversi da quelli che si conoscevano, non si sa bene da dove cominciare. Pian piano ho iniziato ad apprendere tutto il lavoro che c’è dietro un programma televisivo, seppur della durata di dieci minuti e ho capito quanto è importante organizzare tutto nei minimi dettagli, quanto il farsi sfuggire un piccolo particolare può rivelarsi fatale, scombinando tutti i piani previsti. Il mondo della televisione, della produzione audiovisiva in generale, richiede dunque un impegno immenso e figure specializzate e responsabili.

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Il regista Valerio Moccia che parla con Alessia Giovanna Savino – Fonica. 

Io, per esempio, essendo l’operatrice audio del programma, so che nel momento in cui dovesse esserci qualche problema con microfoni e volumi, la responsabilità è solo e soltanto mia. Lo stesso vale per i miei colleghi, addetti ad altri compiti. Bisogna fare in modo che tutta la “macchina” sia collaudata alla perfezione per evitare errori che potrebbero solo complicare e allungare i tempi di post produzione. Una volta raggiunto l’equilibrio tutto diventa più semplice, si agisce con più scioltezza e si può arrivare anche a sperimentare e innovare. Una base solida è perciò fondamentale. Il più delle volte per raggiungere l’equilibrio ci vuole tanta fatica e tanta voglia di imparare.

Dalla mia esperienza ho imparato che, per la buona riuscita di qualsiasi cosa, che sia un format televisivo, un esame, un viaggio, l’ingrediente che non può mancare è la curiosità. Per imparare è necessario chiedere, fare domande anche su ciò che sembra scontato. Solo così si può davvero apprendere, solo in questo caso possiamo allargare il nostro bagaglio di conoscenze e di esperienze.

Fattore Giovani è tutto questo. È dinamicità, è voglia di fare sempre meglio, è gioco di squadra, è voglia di crescere e conoscere.

 

Alessia Giovanna Savino

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