CON IL METODO KOMINSKY LA VITA È UNO SPASSO DOPO I SETTANTA

Se avete seguito le cerimonie degli Emmy o dei Globe, avrete sentito i presentatori nominare “The Kominsky Method” e avrete notato l’attore protagonista Michael Douglas applaudire purtroppo la vittoria di qualcun altro. In italiano, la sitcom Netflix che quest’anno non ha strappato nessuna statuetta, si traduce con Il metodo Kominsky e, pur fermandosi alle nomination, è stata capace di divertire (e commuovere) in maniera davvero particolare.   

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FOR ALL MANKIND – LA SERIE CHE PROIETTA APPLE NELLO SPAZIO

Apple TV+, il servizio di streaming di Apple, è arrivato ormai da qualche mese anche in Italia e se per ora l’offerta non è tra le più varie in termini di contenuti seriali di qualità, nel suo catalogo si annida una perla di rara bellezza

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SUCCESSION – L’IRRESISTEBILE PRESTIGE DRAMA SU MEDIA E MILIARDARI

Quando si sente parlare di eredità, famiglie miliardarie e lotte di potere è più che lecito storcere il naso. Da Dallas in poi, queste storie sono diventate archetipiche della televisione soap. Ma da ben due anni esiste una serie che racconta tutto questo in maniera talmente geniale e innovativa da aver fatto gridare al capolavoro. Sto parlando di Succession, il gioiellino HBO da poco vincitore di ben due Golden Globe (miglior serie drammatica e miglior attore), ideato da Jesse Armstrong. 

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1994 – QUANDO LA SERIALITÀ ITALIANA RISCHIA (E VINCE)

“Da un’idea di Stefano Accorsi” a uno dei progetti più ambiziosi della serialità italiana, è nato 1994, ultimo atto della trilogia sulla Seconda Repubblica, distribuita da Sky Atlantic

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“È PRONTO” LO SPOT CHE METTE IN TAVOLA LA GENERAZIONE Z… NEGLI ANNI SESSANTA!

È pronto!, pronunciato con una posa icastica, assertiva e un poco autoritaria. Come una dea compiaciuta del proprio ruolo demiurgico, la donna italiana degli anni Sessanta chiama con queste due parole la famiglia a tavola. È lei, orgogliosa del proprio lavoro, a dominare in quell’istante. Sembra infatti non esistere patriarcato o sovrastruttura che tenga, contro il soave richiamo di un piatto di pasta. E la Signora Italiana per antonomasia – oggi come un tempo – rimane Sofia Loren, icona del glamour cinematografico (ma anche pubblicitario), capace di far ridere e commuovere un’intera generazione di spettatori, ammaliati dal suo portamento, dalla sua gestualità. Non ultimo dal suo rapporto d’amore con la pasta.

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THE SPY – LA STORIA VERA DI UN ISRAELIANO IN SIRIA

Aspettando l’ottava stagione di Homeland, la pluripremiata serie di spionaggio, in queste settimane ci si imbatte su Netflix in un altro thriller sui servizi segreti di Gideon Raff, tragico e adrenalinico: The Spy, la miniserie che vede il primo ruolo drammatico di Sacha Baron Cohen (conosciuto per Borat Il dittatore).  

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CRIMINAL – IL FORMAT DEGLI INTERROGATORI “IN ERASMUS”

BerlinoLondraParigi e Madrid. No, non sono i nomi dei rapinatori mascherati da Dalì che riescono sempre a farla franca, ma le città di Criminal, l’innovativo progetto antologico targato Netflix, che segue le vicende di chi dalle forze dell’ordine è già stato catturato. 

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THE (TOO MUCH) POLITICIAN: LA SERIE DEGLI ECCESSI

Che cos’hanno in comune il duro cinismo di House of Cards, le sceneggiature piacevolmente soap di Ryan Murphy, l’estetica frizzante dei film di Wes Anderson e i drammi senza censure delle nuove teen series (ShamelessThe End of the F***ing World Sex Education)? Nulla. Almeno fino a quando il ricco rampollo Payton Hobart (Ben Platt) – tutto proteso verso la «corsia a senso unico» che lo condurrà alla presidenza degli Stati Uniti – non è sbarcato nella library di Netflix con la dark comedy di cui è protagonista: The Politician. A quel punto il “nulla” è diventato “troppo”.

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