GUCCI IS FULL OF LOVE

Non è sempre semplice spiegare, a chi non bazzica frequentemente gli ambienti della moda, che, oltre ai capi, c’è sempre molto di più. Che anzi, è il concetto che sta dietro un abito ad essere più importante dell’abito stesso, poiché l’abito senza il concetto è solo un pezzo di stoffa. 

Alessandro Michele non ha paura di sbattercelo in faccia, di forzarci al confronto con i nostri desideri più intimi e primitivi, di rivendicare un mondo fatto di amore e di libertà a 360°, ma non ci saremmo aspettati niente di diverso da lui. 

Signori e signore, questo è Gucci Love Parade.

Un inno all’amore cominciato mesi fa, con un bacio romantico e volteggiante in un giardino fiorito. D’altro canto, stiamo festeggiando i 100 anni della maison Gucci, una festa sola sarebbe stata un po’ riduttiva. Questa volta camminiamo per Hollywood Boulevard, calpestando le grandi stelle del cinema e della musica, con passo sfrontato, libero da ogni preconcetto.

Non facciamo altro che assistere al grande amore di Alessandro Michele, direttore creativo del brand, per la madre e per la sua eredità. Come racconta in “Nine letters dripping with desire”, la madre, assistente di una società di produzione, ha cullato il giovane Alessandro, allora residente nella periferia romana, con racconti fatti di seta e di star del cinema, che diventavano per lui creature mitologiche impalpabili. Conseguentemente, Hollywood è diventata l’Olimpo in cui gli eroi del mito cinematografico incarnano la natura mortale e quella divina al tempo stesso, abitanti di una città senza tempo in cui tutto è possibile.

L’omaggio al cinema hollywoodiano permea ogni istante di questa festa, ma non viene celebrato unicamente con fare nostalgico o referenziale: gli anni Venti dei cowboy e dei completi eleganti si sposano con dettagli fetish, firma inconfondibile del lavoro di Alessandro Michele. Questi personaggi escono dal Kodak Theatre, luogo di celebrazione delle star hollywoodiane, e sfilano lungo la Walk of Fame, escono dal grande schermo e diventano reali, palpabili.

Ogni passo schiaccia un divo del passato, in una marcia che pare una rivendicazione del nuovo. E’ l’affermazione dei “deviati”, coloro che amano tutto e tutti, che respirano la libertà e accettano i propri desideri più nascosti, senza alcun freno. Il latex e i boa piumati si riappacificano per mostrare ciò che tutti sanno, ma tutti rifiutano: i nuovi divi siamo noi e il nuovo manifesto è quello dell’amore che, come canta Björk, è tutto intorno a noi. 

Questo passaggio dall’Olimpo di Hollywood, fatto di star inarrivabili e mitologiche, all’Olimpo della quotidianità, è segnato da un gesto inconfondibile: queste moderne celebrità abbandonano finalmente la Walk of Fame, l’altare stellato, e si spostano in mezzo alla strada, diventano comuni mortali. In questo scenario post-apocalittico, gli abiti tornano a vestire le persone: “I negozi sono un costrutto sociale posteriore. […] il mio messaggio è che la moda è più potente di una maglia piegata in un negozio” afferma Alessandro Michele.

Ed ecco che, come annunciato, i capi tornano ad essere capi, perché la moda è altro: anche oggi, abbiamo imparato che la vera moda è politica.

Martina Forasiepi