PRIX ITALIA 2017: al Museo della Scienza e della Tecnologia per parlare di come “vaccinarci” contro le fake news

Continuano i workshop della 69esima edizione del PrixItalia, e il 29 settembre alle 17 noi di CIMO siamo stati al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, che ha ospitato illustri relatori del mondo scientifico nell’incontro “Complotti, leggende e falsi miti: la scienza può sconfiggere le fake news?”

Modera l’incontro Andrea Bettini, giornalista RAI, che apre il dibattito con un video: “Sulla Luna c’è vita, anzi, un’intera civiltà!”. La notizia, pubblicata nel 1835 sul New York Sun e risalente alla scoperta dell’astronomo britannico Herschel, produsse enorme clamore, facendo vendere moltissime copie. La notizia non fu un semplice errore, ma una truffa per far soldi. Questo fa capire come le fake news su temi scientifici esistano già da prima che nascessero Internet e i social network.

Seguono i saluti introduttivi di Fiorenzo Galli, direttore generale del Museo, che parla del restaurato telescopio con cui Giovanni Schiaparelli, a fine 800, scoprì i canali su Marte. La stampa, nel riportare la notizia, produsse una fake news, perché la parola “canale” fu tradotta non con channel ma con canal, che in inglese significa “canale artificiale”. “Così accanto alla planetologia, con questo studio nacque anche la fantascienza, con il mito dei marziani”, commenta divertito Galli.

In collegamento dalla cupola della SSI è intervenuto Paolo Nespoli per parlare di come anche lo spazio sia stato vittima di fake news: “C’è chi sostiene che la stazione spaziale non esista e che gli astronauti siano attori”, afferma. Nespoli trova che la disinformazione in ambito scientifico sia preoccupante e pericolosa, ma riconosce l’ottimo lavoro nella comunicazione da parte delle agenzie spaziali e dei media. Secondo l’astronauta bisogna concentrarsi sull’educazione e sulla divulgazione per ridurre il numero delle persone che credono nelle fake news.

Dalla cupola della SSI Nespoli fotografa la Terra, che in questo momento “ha la febbre”, afferma Luca Mercalli, climatologo della Società Meteorologica Italiana e giornalista scientifico de La Stampa e Rai News24. Mercalli sostiene che molti dubitano dei cambiamenti climatici e, se anche lo si riesce a dimostrare con dati scientifici, che la colpa sia dell’uomo. “Già nel 1887 circolavano le prime pubblicazioni scientifiche sul riscaldamento globale per effetto dei gas serra. Le fake news sono quelle che, negli anni successivi, nonostante il miglioramento della ricerca climatologica, hanno continuato a sostenere il contrario”. Mercalli conclude dicendo che per creare fake news bastano pochi secondi, ma per dimostrare che non siano vere ci vogliono migliaia di anni.

Se in ambito climatologico i danni delle fake news possono essere a lungo termine, nell’ambito della salute gli effetti delle fake news sono immediati. Silvia Bencivelli, medico, giornalista scientifica e collaboratrice di Rai Radio3 e Rai3, parla di cosa possono fare i giornalisti scientifici contro le fake news e lo fa “raccontando una storia”: il nostro cervello, quando riceve molti stimoli dall’esterno, li semplifica, trasformandoli in una storia, come quella del legame tra autismo e vaccini, in cui si identificano un buono, un cattivo, un’arma d’offesa e un eroe. L’eroe, o presunto tale, che nel 1998 ha dichiarato di aver scoperto la causa dell’autismo, rinvenibile nei vaccini, è stato il pediatra di un ospedale di Londra. Questa fiaba viene smontata nel 2004 da un giornalista scientifico, Brian Deer, che dimostrerà in un’inchiesta durata anni, quali fossero i veri personaggi. Il giornalismo scientifico con Deer ha fatto il suo mestiere: analizzare la notizia, leggere gli interessi retrostanti, non fermandosi ai primi buoni e cattivi della fiaba, leggere i numeri, confrontare le fonti.

Pier Giuseppe Pelicci, Direttore della Ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia e capo del comitato scientifico della Fondazione Umberto Veronesi, rivela come i ricercatori si pongono sul tema delle fake news. In medicina è più complessa l’esistenza di una bufala, perché è una miscela di scienza cattiva e scienza buona e di interessi variegati. “La notizia sul rapporto tra vaccini e autismo è basata sul caso di appena 12 persone; è una bad science, perché non costituisce un’informazione scientifica”. Pelicci riconosce che è in atto una corsa al titolo e alla pubblicazione, per questo la comunità scientifica dovrebbe recuperare un po’ di umiltà e cercare la verità dei fatti.

Segue l’intervento di Deborah Cohen, responsabile della redazione scienza della BBC Radio, che ha parlato di come la BBC affronta il problema delle fake news, che in Gran Bretagna sono veicolate da molte riviste e giornali che si occupano di scienza. La BBC ha sempre avuto come motto: informare, istruire, intrattenere. Per la BBC è importante lavorare con scienziati di grande livello e stimolare i propri giornalisti a mantenere l’obiettività, parlando con le persone, seguendo le vicende e non abbandonandole. Obiettivi della BBC: guardare al futuro e lottare contro il sensazionalismo.

Sander Van der Linden, psicologo sociale dell’Università di Cambridge, parla infine dei meccanismi psicologici alla base delle credenze nei complotti. Secondo lo psicologo, le persone che credono alle teorie del complotto ritengono le fake news attendibili, perché forniscono una spiegazione molto semplice della realtà. Il dibattito oggi deve essere su quale sia l’effetto delle teorie del complotto, “perché il rischio è che si possa diffondere”. Ci sono molte campagne di disinformazione e bisogna sviluppare un vaccino per le fake news. A questo proposito, sono stati realizzati esperimenti pilota in scuole olandesi sulle teorie dei complotti per sviluppare una resistenza al contagio.

Chiudono l’incontro dei commenti finali su come la scienza possa mantenere autorevolezza e contrastare le fake news. Secondo la Bencivelli bisogna fare una verifica in più, oltre a quelle imposte dal giornalismo. Secondo Pelicci, inoltre, la società dovrebbe riflettere sul ruolo del pensiero scientifico al proprio interno, che è l’unico modo per analizzare i fatti e interpretarli, e investire sull’educazione dei giovani. Anche la Cohen sostiene l’importanza del coinvolgimento del pubblico più giovane per sviluppare difese immunitarie contro le fake news. Per Van der Linden, infine, è importante guardare alla composizione dei titoli: se il titolo sembra troppo grande per essere vero, probabilmente è falso.

Francesca De Leo

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