Prix Italia 2017: Fake News e strumenti per combatterle

Il tema delle fake news è oggi più che mai attuale: noi di CIMO siamo andati al Prix Italia per scoprire come riconoscerle e quali sono le iniziative in ambito nazionale e internazionale per contrastarle.

Il 69° Prix Italia, incentrato quest’anno sul tema delle notizie false, ha aperto la sua seconda giornata con un workshop dal titolo “I nuovi strumenti della guerra contro le fake news”. A inaugurare il dibattito, che si è tenuto a Palazzo Giureconsulti, il discorso introduttivo della Presidente della Camera Laura Boldrini, che ha accolto favorevolmente l’iniziativa. “Parlare di guerra alle fake news è il termine più appropriato” ha affermato, “spesso si pensa alle bufale come a delle burle, ma in realtà non c’è niente da scherzare”. Per la Presidente, le fake news sono “gocce di veleno cheIMG_1340 inquinano la democrazia”, perché impediscono di vedere riconosciuto ai cittadini il proprio diritto a essere informati correttamente. Le false notizie, inoltre, sono “il carburante dell’odio” perchè mirano a smuovere e stimolare il rancore all’interno della società. A questo proposito, il Parlamento ha istituito due Commissioni: una, formata da deputati ed esperti del mondo digitale, con l’obiettivo di creare la prima Carta dei Diritti dei cittadini in Rete; l’altra, chiamata Jo Cox in memoria della deputata inglese uccisa nel 2016, volta proprio a contrastare l’odio in tutte le sue forme, dal razzismo alla xenofobia. Se da un lato il sistema delle fake news rappresenta una minaccia, dall’altro però deve diventare “un’opportunità per un giornalismo di qualità”, che deve ripensare prima di tutto il proprio inquadramento salariale per incentivare i giovani giornalisti a curare maggiormente il livello del loro lavoro.

L’incontro, moderato dalla giornalista del Tg1 Caterina Doglio, ha visto tanti protagonisti, con background lavorativi e geografici diversi, ma con un filo conduttore: lo studio e l’analisi approfondita del mondo delle fake news. Il primo a prendere la parola è stato Rastro Kuzel, Direttore Esecutivo di MEMO 98, organizzazione che si pone la missione di aiutare le persone a ricevere un’informazione pubblica corretta e completa. Kuzel ha parlato di “lotta alla disinformazione”, la cui arma non può che essere un giornalismo di qualità. Nell’ambito delle elezioni, in particolare, è essenziale contrastare le notizie false che circolano in rete, perché “una buona informazione implica una scelta migliore”.

Della stessa opinione è stato Montaser Marai, Manager dello sviluppo Media di Al Jazeera, noto giornale del Medio Oriente che da sempre si batte per un giornalismo attendibile e affidabile. “Arrivare tardi è meglio che fare uno scoop sbagliato”, ha affermato il reporter, forte sostenitore del citizen journalism a livello locale. Il materiale che arriva in redazione, infatti, viene girato e inviato anche da attivisti che riportano notizie che altrimenti non avrebbero visibilità, come successe nel 2011 in Piazza Tahrir durante la primavera araba. A partire dal 2015, la redazione ha iniziato a investire nella formazione dei propri giornalisti, e quest’anno ha pubblicato una guida intitolata “Finding the truth amongst the fake”.

Per Luca Di Biase, Direttore di Nova24 de Il Sole 24 Ore, è necessario adottare un approccio strategico, e non tattico, alla lotta contro le fake news, in una prospettiva di lungo termine. “Il fake non è stato inventato da Internet, le bufale sono sempre state all’ordine del giorno”, ma quello che secondo il giornalista complica la situazione oggi è l’esistenza di algoritmi che favoriscono il formarsi di echo-chamber, ossia situazioni in cui le idee si amplificano e si rinforzano perché trasmesse in uno spazio “chiuso” quali sono le piattaforme digitali dei social network. Per questo, una delle soluzioni è quella di riformulare il meccanismo di funzionamento di tali algoritmi.

In risposta, Laura Bononcini, la portavoce di Facebook per Italia, Malta e Grecia, ha illustrato le iniziative che la tech company ha intrapreso per contrastare la proliferazione delle false notizie. Quattro sono i pilastri: collaborare con i professionisti del settore dell’informazione, nello specifico giornalisti ed editori, nello sviluppo di progetti come, ad esempio, il Facebook Journalism Project; interrompere le possibilità di guadagno per le pubblicità false o annunci che rimandano a un sito di bassa qualità; creare nuovi prodotti, come i Related Article, che suggeriscono articoli affini trattato da altre fonti permettendo così di espandere il ramo delle opinioni; e, infine, sensibilizzare gli utenti per sviluppare la cosiddetta “media literacy”. L’impegno di Facebook, dunque, è costante nel monitorare ed eliminare i profili ritenuti falsi, a condizione che venga sempre salvaguardato l’interesse degli utenti a essere correttamente informati.

A chiudere la tavola rotonda è stato Eoghan Sweeney, Global Training Director di First Draft News, una realtà no-profit con l’obiettivo di incrementare la consapevolezza e guidare le sfide relative a tematiche quali fiducia e verità nell’era digitale. L’esperto ha individuato sette forme di disinformazione a cui prestare attenzione, dalla satira e parodia, che non intendono dire il falso ma spesso rischiano di cadere in questa direzione, a contenuti manipolati o creati falsi ex-novo. Tuttavia, sebbene sia sempre più facile creare fake news, è pur vero che ci sono sempre più strumenti per scoprirle.

Ma insomma, come fare a riconoscere le notizie false da quelle vere? Il giornalista del Tg1 Alberto Matano, in un episodio della serie “Complimenti per la connessione” in onda quest’estate su Rai1, lo spiega in poche semplici parole: di solito, si tratta di notizie sensazionali, che attirano l’attenzione, ma che in realtà sono interessate ai ricavi pubblicitari che stanno dietro a un clic. Un consiglio utile, quindi, è quello di verificare sempre che anche altre fonti autorevoli abbiano trattato quell’argomento prima di fidarsi.

Chiara Fontana

 

 

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