GIROVAGANDO A TEMPO DI LIBRI. Uomini giusti, prima che eroi

Padri, fratelli, uomini giusti, prima ancora che eroi: questo il messaggio che in occasione di Tempo di Libri, la fiera dell’editoria italiana svoltasi a Fiera Milano Rho dal 19 al 23 aprile 2017, è stato lasciato per ricordare Pio La Torre, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Carlo Alberto Dalla Chiesa, simboli indimenticati della lotta alla mafia.

Giovedì 21 aprile, nella Sala Tahoma del padiglione 4, è stata presentata la nuova collana Vittime della mafia, edita da Edizioni San Paolo, in occasione di quattro anniversari molto significativi: trentacinque anni dalla morte di Pio La Torre e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, e venticinque anni dalla morte dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Antonio Rizzolo, direttore di Famiglia Cristiana, ha moderato l’incontro con gli autori e, allo stesso tempo, familiari, dei quattro libri della collana, spiegando come non ci sia stata solo la volontà di ricordare queste figure da un punto di vista istituzionale, ma soprattutto come persone, evidenziando la loro umanità.

Subito la parola a Franco La Torre, figlio di Pio La Torre, politico e sindacalista ucciso dalla mafia il 30 aprile 1982, il quale aveva proposto un disegno di legge che prevedeva per la prima volta il reato di associazione mafiosa e la confisca dei loro beni: “Parliamo di un uomo che quest’anno avrebbe compiuto novant’anni, nato a Palermo da una famiglia di poveri contadini, che non aveva nulla. Fino al giorno della sua morte, la vita di mio padre era stata straordinariamente bella e lui era felice. Quel figlio di poveri contadini, grazie alla madre, nonna Angela, che non smetteva mai di ripetere ai suoi figli che dovevano studiare, si iscrisse all’Università: così aveva capito  che era possibile ribellarsi ad un destino che egli considerava ingiusto. Decise da quel momento di cambiare il destino di tutti quelli che avevano vissuto la sua condizione. Questa è la lezione più grande che mio padre mi ha lasciato: è possibile cambiare le cose, non è vero che tutto è immutabile.

Da sinistra: Simona Dalla Chiesa, Maria Falcone, Alessandra Turrisi, Franco La Torre e Antonio Rizzolo

Maria Falcone, sorella di Giovanni Falcone, assassinato il 23 maggio 1992 nella strage di Capaci insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli uomini della sua scorta, ha ricordato così suo fratello: “Sono tante le idee e i pensieri di Giovanni che ancora oggi continuano a camminare. Eravamo passati dalla negazione totale della mafia (un giudice aveva chiesto a mio fratello nel 1980 se la mafia esistesse davvero) a celebrare a Palermo il primo maxi processo, che rappresentò la prima grande vittoria dello Stato contro la mafia. Con Giovanni avevamo vissuto insieme questa grande vittoria, ma furono anche anni di terrore e di grandi avversità. Quando Giovanni morì, ci si chiese se tutto fosse finito; e dopo la morte di Paolo Borsellino, quel tutto è finito non sono riuscita a tollerarlo, e non potevo permettere che fosse dimenticato tutto il sacrificio e il lavoro che aveva fatto. Le idee continuano a camminare: è un frase che per me ha rappresentato il testamento morale di Giovanni, perché sapeva che sarebbe stato ucciso. Buscetta gli disse che il suo conto con la mafia si sarebbe concluso solo con la sua morte e Giovanni gli rispose, con la sua solita serenità e senso del dovere, di non preoccuparsi, poiché dopo di lui altri magistrati avrebbero continuato il suo lavoro. Gli uomini passano, le idee restano: restano le loro tensioni morali che continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini. Ognuno di noi deve fare la sua parte, piccola o grande che sia: fu la frase che tappezzò tutti i muri della città di Palermo il giorno dei suoi funerali. Giovanni diceva che la mafia era soprattutto un fatto culturale,non erano sufficienti solo le azioni repressive delle forze dell’ordine e della magistratura, ma era necessario costruire una cultura della società per sconfiggere questo male; così ho iniziato ad accettare gli inviti da tutta Italia per spiegare ai ragazzi nelle scuole cosa significhi mafia. Spero davvero che questo libro, andando nelle scuole, possa continuare questo lavoro”.

Alessandra Turrisi, giornalista di Palermo, ha voluto ricordare nel suo libro Paolo Borsellino, ucciso insieme agli agenti della sua scorta nella strage di Via D’Amelio il 19 luglio 1992, sotto un aspetto particolare, quello dell’uomo di fede: “Grazie alle testimonianze di alcune persone che lo hanno conosciuto, o anche solo osservato nei gesti, è stato possibile approfondire la fede e l’integrità che illuminavano la vita del giudice Paolo Borsellino. Emerge una persona che amava scherzare, vivere la vita, dissacrarla; è importante farlo continuare a vivere con le sue debolezze, vizi, passioni, momenti di sconforto e di coraggio. E’ stato un uomo che ha semplicemente fatto il suo lavoro e ha seguito la sua vocazione, mettendo al centro la persona. La sua fede si vede nell’attenzione all’uomo, all’altro, chiunque fosse la persona che aveva accanto, dal criminale al figlio, dal sacerdote alla vittima di mafia. Con qualunque persona, era comunque  il medesimo uomo: non era un uomo dai molti volti, ma dallo stesso volto. Emerge il suo senso di paternità: era uno che faceva valere la sua leadership, ma sapeva chiederti tutto, perché era lui il primo a dare tutto. Questo è il motivo per cui oggi continua a parlare ai giovani, perchè ha voluto dare la sua testimonianza fino alla fine”.

L’ultimo volume della collana è dedicato a Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale dei carabinieri nominato prefetto di Palermo per combattere la mafia, ucciso il 3 settembre 1982 in un agguato mafioso insieme alla moglie e agli agenti della scorta. Così Simona Dalla Chiesa ha ricordato suo padre: “Scrivere questo libro non è stato facile per me, ed ho subito iniziato con la lettera che mio padre ci scrisse sull’aereo da Roma  a Palermo; fu mandato come prefetto  a Palermo dopo l’omicidio dell’onorevole Pio La Torre nella speranza di dimostrare all’opinione pubblica che lo stato fosse presente. Ma papà aveva capito che in questa occasione non gli erano stati forniti gli strumenti necessari. Da carabiniere a prefetto nel giro di un giorno non fu facile per lui ,e durante il suo viaggio tormentato per Palermo, ci lasciò nella lettera le sue indicazioni. Ricordava la vita trascorsa con mia madre e ci disse di volerci sempre bene come in quel momento. Voleva per noi solidarietà, speranza, amore: gli stessi valori che, coniugati al collettivo, aveva portato avanti nei confronti della sua vita e della sua missione. Rivivere questi momenti è stato difficile, ma mi ha permesso di andare oltre, di continuare a parlare di speranza, che non è stata mai distrutta, e che ci consente ancora oggi di continuare la nostra battaglia contro la mafia”.

Per tutti i CIMERS che vogliono conoscere  ancora più da vicino questi uomini giusti, ecco i quattro libri della collana, in commercio dal mese di maggio:

M. Falcone  e M. Mondo, Giovanni Falcone. Le idee restano                                                                                 F. La Torre, F. La Torre e R. Ferrigato, Pio La Torre. Ecco chi sei
A. Turrisi, Paolo Borsellino. L’uomo giusto
S. dalla Chiesa con R. dalla Chiesa e N. dalla Chiesa,Carlo Alberto dalla Chiesa. Un papà con gli alamari

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