LE PROFESSIONI DELLA COMUNICAZIONE 2017. La Comunicazione digitale e social per imprese e istituzioni

Comunicazione digitale e social per imprese e istituzioni”. Per chi se la fosse persa, un breve resoconto della quarta sessione dell’interessante workshop  Almed per il lancio del libro bianco delle professioni della comunicazione. 

Anche quest’anno l’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (ALMED) ha organizzato, in data 27 marzo, un workshop interamente dedicato al mondo della comunicazione e, nello specifico, alle professioni relative a tale ambito. Noi di CIMOinfo abbiamo già riportato per voi quanto emerso dalla sessione dedicata alla progettazione culturale e organizzazione di eventi .  Non potevamo però tralasciare di aggiornarvi anche sull’ultima importante sessione della giornata, nella quale quattro professionisti ospiti, mediati dalla prof.ssa Nicoletta Vittadini, hanno affrontato argomenti di grande interesse per il nostro futuro lavorativo, primo fra tutti il tema della comunicazione digitale e social nel concreto delle realtà aziendali e d’impresa. Si è cercato di metterne in luce peculiarità e portata innovativa. Eccone un resoconto:

Lo startupper? Un atteggiamento da coltivare, prima che una figura professionale

L’innovazione, come sottolineato da Layla Pavone (amministratore delegato – Industry Innovation Digital Magics), dovrebbe permeare oggi ogni attività. Per un’azienda, saper investire e far leva sull’innovazione significa partire in una posizione di vantaggio e a questo fine è necessaria un’accurata selezione di idee e team che sappiano valorizzarle a dovere.        In questo senso l’inclinazione dello startupper dovrebbe appartenere a chiunque oggi cerchi di mantenere un buon grado di attrattività e competitività sul mercato: determinazione, ambizione e soprattutto consapevolezza di poter fare la differenza sono tre attitudini chiave.  In un contesto come quello attuale, dove il cliente, consumer o BtoB, è al centro di ogni processo, è necessario essere convinti, come uno startupper che si rispetti, che ciò che si crea o per cui si lavora sappia incontrare le esigenze del cliente, soddisfarlo, possa creare cioè un valore unico e fidelizzarlo. “Startup” non indica un trend del momento, una moda, è un business model  che richiede abilità, specifiche attitudini e soprattutto la capacità di instaurare una relazione positiva e durevole con il proprio target di riferimento, cosa tutt’altro che facile.

I “nativi digitali” motore del cambiamento

Una parola usata molto spesso, a volte abusata ma che resta la chiave di comprensione del tempo attuale: il cambiamento. Stefano Del Frate (direttore generale di Assocom) ci ha aiutati a comprenderne la portata nell’ambito della comunicazione e della pubblicità in particolare, da lui definita “il più bello dei mestieri”, proprio per la possibilità che dà di esprimersi, raccontarsi e aiutare gli altri nelle loro scelte.  Quello delle comunicazioni è uno dei settori indubbiamente più investiti dalla disruption portata dal digitale: si è passati da un sistema di valore basato sull’individualismo a uno in cui è essenziale la messa in comune (significato letterale della comunicazione stessa).  Nel nuovo contesto, il singolo non basta più per la creazione di un valore, vengono premiate soprattutto la capacità di lavoro in team e la tensione a un obiettivo condiviso. Da parte di noi giovani deve esserci la consapevolezza di costituire il “motore del cambiamento”,  il che richiede però una conoscenza approfondita dei meccanismi interni alla filiera comunicativa e abilità di valutazione dei fenomeni non solo dal punto di vista qualitativo ma anche quantitativo poiché in una fase di sperimentazione come quella odierna, in cui dati e statistiche sono fondamentali per fare previsioni ed elaborare strategia, non si può prescindere dalla dimensione numerica e matematica. Infine, oggi più che mai, due competenze da sempre essenziali in questo abito: essere creativi e innovativi ovvero “riuscire a costruire qualcosa che prima non esisteva”.

Le professioni di domani

Daniele Sesini (General Manager IAB Italia) ha sottolineato l’importanza di due skills  da possedere per chi voglia lavorare nel campo della comunicazione. La prima è la capacità di padroneggiare e interpretare in modo corretto una grande quantità di dati; solo questo infatti permette di capire in modo specifico il target di riferimento dell’azienda o del prodotto ed elaborare strategie ad hoc. Accanto alla gestione dei numeri, altrettanto importante è quella delle principali tecnologie. Il digitale, che già oggi vale 53 miliardi di euro in Italia e occupa a tempo pieno oltre 220.000 persone, può dunque offrire grandi opportunità, aprendo la strada anche a nuove figure professionali. Un buon data scientist  deve saper trattare i dati per analizzarli e interpretarli;  il programmatic specialist conoscere a fondo le tecniche e le piattaforme di programmating buying, programmatic selling ed essere in grado combinarle con le conoscenze di mediazione tradizionale di spazi media; il social media planner sviluppare proposte strategiche per la pubblicità social e digitale  coordinandosi  con il team media. A un livello più specifico e verticale, il web reputation manager  è colui che, detto semplicemente, si adopera per “affossare” le comunicazioni non positive e produce piuttosto o fa risaltare i valori positivi dei prodotti e dei manager aziendali. Queste sono alcune delle nuove professioni emergenti ma che sono e saranno nei prossimi anni sempre più richieste.

Il sales (venditore) di successo è come un calciatore che fa goal

Un prodotto va ideato, creato ma soprattutto saputo vendere. Luca Marpurgo (Senior Regional Director Southern Europe-Freewheel) si è concentrato sulla figura del sales, che spesso viene ritenuta, a torto, di poca importanza. Al contrario, la funzione del sales dovrebbe essere trasversale a tutta l’azienda poiché l’abilità nella comunicazione, nella vendita di un prodotto può fare o meno la differenza. Attraverso la vendita infatti, da non intendere come semplice “transazione”, si crea anche un rapporto interpersonale, di fiducia con il cliente. Per questo non deve esserci timore nel proporre un prodotto o un servizio se questi sono buoni e si è convinti possano creare valore. Essere un buon venditore non è facile, richiede diverse competenze e soprattutto è un ruolo tanto importante quanto di responsabilità: “un buon sales è come il numero 9 della squadra di calcio, è chi fa goal e alla fine determina o meno la vittoria della squadra”.

Riassumendo possiamo riconoscere che il contesto attuale è caratterizzato da una competitività che si estende non solo a livello aziendale o nazionale, bensì a livello mondiale. Non arrendersi, osare, avere obiettivi e determinazione costituiscono le chiavi per sapersi destreggiare e avere successo. A tal proposito l’innovazione è fondamentale, chi innova dimostra di sapersi prendere rischi e di essere coraggioso.  Il cambiamento, di cui tanto sentiamo parlare e in cui pure siamo immersi, spaventa sempre. All’inizio si deve mettere in conto di poter incontrare resistenze: non è facile convincere qualcuno di un’idea innovativa, tanto più questa è dirompente, ma non bisogna mollare la presa se si è convinti del valore di un’idea. Come poter fare la differenza? Grazie a curiosità, proattività, flessibilità, una buona padronanza di soft  (public speaking, capacità di lavoro in team) e hard skills. Il futuro che ci aspetta sarà quello di un’attitudine alla formazione permanente, di  continuo apprendimento e aggiornamento. Per questo è fondamentale che venga fatto qualcosa che ci dia, insieme alla soddisfazione economica, anche quella personale, che non deve essere messa in secondo piano.  “Una cosa fatta perché piace peserà meno e sarà anche fatta meglio”,  scegliamo dunque cioè che ci piace e che permette di farci esprimere ogni giorno passioni e inclinazioni, tocca noi! Ma come sapere di essere sulla strada giusta? Non stancandoci di valutare, confrontare, provare e soprattutto non facendoci mai mancare la voglia di imparare!

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