COME VALORIZZARE ( e scoprire) I PROPRI TALENTI? Autoconsapevolezza e autovalutazione delle proprie competenze per orientarsi al mondo del lavoro.

“Da grande voglio fare il regista”. Tanti riguardo al proprio futuro hanno idee molto chiare: sanno che cosa li caratterizza, che cosa li rende felici e dove vogliono arrivare. Per molti altri invece è diverso: se svoltare a destra o a sinistra lo capiscono lentamente, imparando a conoscere le proprie capacità e cercando di valorizzarle. Per te che fai parte di quei “molti altri”, abbiamo incontrato la professoressa Fabiana Gatti, psicologa ed esperta di Personal Branding, e le abbiamo chiesto qualche consiglio su come valorizzare il proprio talento e come capire quali sono i tratti che ci rendono unici.

Aver chiare le proprie competenze è di fondamentale importanza per entrare nel mondo del lavoro. Ma come capire quali sono quelle che ci distinguono e come dare ad esse il giusto valore?

La professoressa Fabiana Gatti ci spiega che ” la valutazione delle proprie competenze è possibile attraverso due processi ugualmente necessari. Il primo è la riflessione approfondita sulle esperienze personali e professionali che ciascuno ha vissuto. Ritengo importante che ciascuno ripensi al proprio percorso di vita, passando in rassegna successi e insuccessi, rileggendolo attraverso alcune domande specifiche e alcune più “meta“. Quelle specifiche: come ho funzionato, dal punto di vista dell’esito? Cosa mi ha aiutato/ostacolato? Come mi sono sentito durante ilBox how to do Fabiana Gatti talento processo che ha condotto a quell’esito? Potrei scoprire infatti che mi sono sentito ingaggiato, motivato, nonostante la fatica, l’ansia, la soddisfazione: in pratica cercare di capire cosa mi fa stare bene/male, cosa mi spinge, cosa mi sfida, cosa non riesco a tollerare/superare. A livello “meta“, invece, credo sia importante scoprire le costanti, le condizioni che si ripetono “ogni volta che..”. Il secondo processo invece è il confronto con gli altri e i feedback che ricevo da loro: quali caratteristiche mi vengono riconosciute? Quali mie qualità, positive e negative, sono evidenti agli altri? Se è vero che solo io so cosa mi motiva e mi spinge, è anche vero che do delle impressioni all’esterno che valgono tanto quanto ciò che penso di me: farle dialogare, considerare queste riflessioni creando connessioni, spiegazioni, aiuta a essere davvero consapevoli di sé e a fare mosse di “aggiustamento” per raffinare sempre di più le proprie competenze.”

Individuate e auto valutate le competenze, è fondamentale prendere coscienza del proprio talento, cosa non sempre facile e scontata. Come possiamo renderci conto di possedere un determinato talento? “Ancora una volta il talento, spiega Fabiana Gatti, è dato dall’esito di ciò che faccio (positivo o negativo) ma anche dal processo (come mi sono sentito durante il percorso che mi ha condotto a quell’esito). Il talento non è solo “ciò che mi riesce bene”, ma anche la disposizione, l’atteggiamento con cui affronto le sfide. Il talento è una dote innata, una capacità di “fare bene” ma chiede un lavoro costante di affinamento, allenamento, costruzione: ciò che differenzia il talento da altre qualità apprese non è solo il risultato ma anche la passione che mi ha sostenuto nel lavoro di affinamento, la soddisfazione che questo lavoro costante mi garantisce, l’interesse generato dallo sforzo stesso.”

Quello che devi fare quindi è ascoltare te stesso e gli altri, capire e poi unire talento innato e tutto quello che hai imparato fino ad oggi. Ma è anche fondamentale che al talento venga attribuita la giusta importanza.

Come posso quindi valorizzarlo e farlo fruttare nel mondo del lavoro? “Credo che ciò che convince gli altri, ciò che fa la differenza, continua Fabiana Gatti, sia appunto il mix tra predisposizione e passione, perché è la passione che mi consente di fare quella cosa che anche altri sanno fare ma con una cifra speciale data dalla mia individualità. Un esempio: tanti sanno ascoltare, ma la passione per l’ascolto autentico, la voglia di studiare per affinarlo sempre più, la creatività nello sperimentare modi nuovi e diversi per farlo, pensando a ciò che aiuta di più l’altro, rende la mia capacità di ascolto unica e “tagliata su misura” per certi contesti. Esserne consapevoli, aver capito la propria “cifra individuale”, la propria peculiarità, la propria autenticità, ci aiuta a “venderlo” al meglio. Talento era, presso gli antichi, una moneta: sapere di possederla, trafficarla per accrescerne il valore, scambiandola, rischiandola per certi versi, rende sempre più consapevoli di possederla e dei “mercati” migliori per farla fruttare, fino a farla diventare un tesoro di inestimabile valore.”

Dunque riflessione, ascolto, ricerca, mix equilibrato tra talenti innati, da coltivare e mettere in gioco, e abilità che acquisiamo nel tempo sono gli elementi di cui abbiamo bisogno, capaci di rendere più semplice la scoperta della direzione corretta  lungo la strada che porta al futuro.

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