DIETRO LE QUINTE DEI MESTIERI EDITORIALI. Fra nostalgia e curiosità

Cosa significa oggi fare il redattore? Quattro esperte del settore, Maria Vittoria Alfieri, Paola Di Giampaolo, Elisa Calcagni e Michela Gualtieri, nel ruolo di moderatrice, hanno provato a spiegarlo in un’incontro svoltosi nella libreria Vita e Pensiero dell’Università Cattolica, organizzato nell’ambito di BookCity.

Il mondo dell’editoria sta cercando di divincolarsi dalla crisi strutturale che lo attanaglia ormai da anni, tentando di ricostruirsi attorno ai nuovi mezzi digitali ed alle nuove professioni.

Il dibattito si è concentrato sostanzialmente su questo aspetto:

in un universo in grande evoluzione, come delineare il nuovo profilo dei ruoli editoriali? 

Le ospiti hanno riportato dei pareri convergenti, concentrandosi ognuna sulla propria sfera di competenza. Dal loro tono, discretamente ottimistico, è venuto fuori che i ruoli editoriali vadano in qualche modo riformati. Accanto alle qualità caratteristiche di un redattore, che fanno riferimento a competenze linguistiche, di cultura generale ed anche, in qualche modo, ad un certo gusto stilistico, oggi sono necessarie nuove competenze tecniche. Come ha sottolineato Maria Vittoria Alfieri, responsabile di digital teaching & learning di RCS Education, ai redattori 2.0 non si chiede di diventare sviluppatori informatici, ma certamente di essere abili nell’utilizzo di piattaforme e di contenitori” che sono diventate fondamentali per esaltare o semplicemente rendere visibili i contenuti, di qualsiasi genere.

Che si tratti del redattore di un sito giornalistico, istituzionale o di e-commerce, il mondo del digitale ha reso imprescindibili determinate best-practices che esulano dai classici compiti da sempre attribuiti a redattori e coordinatori editoriali.

Tradotto: non basta saper riconoscere l’alta o bassa qualità di un contenuto, saper lavorare a contatto con le fonti e correggere gli errori. Nell’universo della ultrainformazione la parola d’ordine, ripetuta freneticamente dalle ospiti è selezionare. “Scordatevi,” ha detto la redattrice e coordinatrice editoriale Calcagni  “il redattore intellettuale seduto davanti al pc“, perchè il redattore, oggi, è un tuttofarecon le mani in pasta ovunque“, che collabora con tutte le altre figure editoriali, che se vuol far del bene ai suoi autori deve essere in grado di indirizzarne il lavoro a partire dalle informazioni tecniche acquisite dai suoi clienti (anzi, i suoi lettori, suona meglio).

Ancora una volta il grigio spettro delle analitiche dei motori di ricerca e di sua maestà “il SEO” sembra calarsi sulle immagini nostalgiche delle piccole case editrici che tanti di noi hanno ancora stampate nella mente. Tuttavia, mentre nella sala si sente crescere una comprensibile malinconia, le ospiti riescono in parte a stemperarla, ricordando quanto le nuove tecnologie siano state formidabili nel rinnovare l’editoria definendo nuovi ruoli editoriali, da quello di redattore digitale al social media manager. Infondo è ciò che sentiamo ripeterci ormai da anni, il famoso altro lato della medaglia. Per cui, anch’io, metto definitivamente da parte la nostalgia per recuperare la mia curiosità.

Il redattore digitale deve operare “in un testo immerso in un contesto“, sono le parole di Michela Gualtieri, della tutor del Master in Professione Editoria; deve saper capire chi è l’interlocutore dei contenuti dei suoi autori, ed essere in grado di modulare linguaggio e stile in relazione ad esso: padronanza dei diversi registri linguistici, dunque, e capacità di interpretare la costante evoluzione dei linguaggi; il tutto corredato da “tanta pazienza, tanta precisione e tanta diplomazia“, perché se è vero che i redattori devono interfacciarsi con le diverse figure dell’industria editoriale, è altrettanto vero che spesso si troveranno di fronte ad autori legittimamente gelosi dei propri prodotti e restii a correzioni.

Infondo, probabilmente, la differenza sta tutta in questa accezione: se per uno scrittore e per un lettore un libro è un romanzo, un articolo, o semplicemente un libro, il redattore, a maggior ragione se nel mondo del digitale, deve considerarlo preminentemente un prodotto.

Il consiglio per gli aspiranti redattori, che arriva da Maria Vittoria Alfieri, è quello di “acquisire un metodo ed applicarlo da camaleonti su libri di qualsiasi disciplina e con qualsiasi autore”, facendo particolare attenzione alla corrispondenza tra pubblico e registro linguistico utilizzato, al contesto e (chiaramente) agli errori ortografici. Un lavoro certosino, dunque, quello del redattore, che si occupi di carta, o di ebook. Un lavoro che deve essere sostanziato dall’autoapprendimento dei nuovi strumenti digitali, dalla convinzione e allo stesso tempo dalla consapevolezza dei limiti su cui lavorare.

La chiosa sull’incontro l’ha data  Elena Calcagni, invitando i redattori del futuro ad “avere un occhio per il mercato“, a cercare di capire dove si sta innovando e dove no, in modo da individuare il ruolo in linea con le proprie capacità nel quale cercare di offrire il proprio contributo.

Il mondo si muove velocemente ed anche l’editoria cerca di rinnovarsi. Dunque, se immaginarla sempre meno romantica rende tutti un po’ più tristi, è anche vero che i ruoli editoriali mantengono comunque il loro fascino, e sebbene dobbiamo a malincuore accantonare le immagini di scrittori ed editori che si scambiano fogli volanti in galleria, in fondo, è di questi cambiamenti che dobbiamo approfittare.

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