YOUTUBE E TIKTOK: TRA DIET CULTURE E BODY POSITIVITY

Nel caos e nell’ansia generale provocati dal lockdown di marzo un argomento sembrava essere sulla bocca di tutti, in quanto procuratore di conforto in una situazione che nessuno sapeva come fronteggiare: il cibo. Ci siamo rifugiati nella preparazione di manicaretti e panificati vari e molti di noi si sentivano piú affamati di prima, come indica uno studio italiano pubblicato sul Journal of Translational Medicine.

Quasi nello stesso respiro, abbiamo iniziato a preoccuparci della linea e di dove tutti questi sgarri ci avrebbero portati. I media tradizionali, italiani e non, si sono popolati di articoli che decantavano i benefici della dieta mediterranea, davano consigli per organizzare correttamente i propri pasti o indicavano ricette salutari in cui cimentarsi. Su YouTube e TikTok, due piattaforme rivolte ad un target generalmente piú giovane, i contenuti erano di natura diversa.

Su TikTok, l’app più scaricata in questo periodo, secondo La Stampa, sono esplosi contenuti come i What I eat in a day che da anni vengono proposti da migliaia di canali YouTube. Questo tipo di video, in cui il/la protagonista vlogga la sua giornata riportando solo o principalmente i suoi pasti, talvolta indicandone la ricetta per consentirne la riproduzione a casa, sono necessariamente stati riadattati dai TikToker per rispondere alle esigenze del loro social. 

La durata massima di 60 secondi non permette al creatore del video di spiegare le sue scelte e motivarle come spesso accade invece negli equivalenti di YouTube. Inoltre, il ritmo incalzante di TikTok che, non avendo vincoli di copyright, rende possibile l’utilizzo di canzoni conosciute dagli utenti tende a defocalizzare l’attenzione dell’audience, prediligendo consigli facilmente applicabili e che non richiedono eccessivo impegno, i cosiddetti “quick fixes”. La tendenza è quella di proporre regimi alimentari poco realistici, di calorie molto ridotte: fioccano le ragazze che mostrano, non senza pavoneggiarsi implicitamente, come distribuire 1200 kcal in una giornata senza avere la sensazione di fame e ricette dalle calorie praticamente inesistenti.

Ma se su TikTok, la piattaforma Zoomer per eccellenza, si propongono queste idee tossiche riguardo all’alimentazione, YouTube non sembra essere da meno. Le tendenze che si sviluppano su un social spingono inevitabilmente i content creator che si esprimono in altri luoghi a chiedersi come poter costruire questo fattore di hype anche nei loro video. In questa costante ricerca di clicks e views, molti YouTuber si filmano lasciandosi guidare dai consigli nutrizionali che trovano su TikTok o si sottomettono alla volontá dei loro followers, facendogli scegliere per un giorno cosa mangeranno. Altri, invece, si spingono a fare challenges nelle quali si impegnano ad assumere 10,000 kcal in un giorno.

Evidentemente anche su questa piattaforma trionfano contenuti che parlano di un rapporto estremamente negativo con il cibo. È anche vero che spesso gli YouTuber si sforzano di assumere quantità eccessive di cibo, o seguono un regime imposto da TikTok, per denunciare la mentalità di diet culture che domina ancora anche nei media più tradizionali. Infatti, in molti casi, a queste challenges segue una spiegazione che mira a normalizzare un approccio piú intuitivo e meno dogmatico al cibo. Questo tipo di contenuto informativo comincia ad essere proposto anche da diversi TikToker, come Brittani Lancaster che si propone come modello di body positivity.

Tuttavia TikTok è un social media che non permette di andare a fondo e dilungarsi in argomentazioni dettagliate. Contenuti come quelli di Abbey Sharp, nutrizionista canadese che analizza What I eat in a day in video di circa quaranta minuti, o di Natacha Oceane, biofisica e promotrice dell’approccio intuitive eating su YouTube, sono di tutt’altra natura. Essendo infatti stati creati sulla base delle affordances tecniche di YouTube e dell’utilizzo che ne fanno i suoi utenti risulterebbero, come evidenziato, difficilmente trasferibili su TikTok. 

Risulta dunque che, nonostante vi siano contenuti simili sul tema alimentazione su YouTube e TikTok, è anche vero che questi format devono essere riadattati alla piattaforma per far combaciare le esigenze del target, lo stile dei video degli altri content creators e, naturalmente, l’architettura tecnologica.

Giulia van den Winkel