TEMPO DI LIBRI #7: “Quando eravamo eroi”

Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila la domanda che assillava le giovani lettrici di Cioè come me era la seguente: Riccardo Scamarcio o Silvio Muccino? Il tenebroso Step di 3 metri sopra il cielo o il ragazzo della porta accanto de Il mio miglior nemico?

Ebbene, io ho sempre preferito il secondo e quando si è presentata l’occasione di incontrarlo a Tempo di Libri domenica 11 marzo non ho potuto che coglierla con piacere.

Quello che Muccino vuole mostrare a una Sala Volta gremita di persone è un’altro lato della sua personalità, forse più intimo e riservato: quello dello scrittore. Quando eravamo eroi è infatti il titolo del suo nuovo romanzo, ambientato nella stessa Umbria ombrosa e schiva dove è stato scritto e in cui l’autore si è rifugiato per tre mesi, a stretto contatto con personaggi di carta e inchiostro che «se fossero stati reali sarebbero stati i miei amici più preziosi».
La storia è molto semplice: Alex ha 34 anni e sta per compiere il passo più importante della sua vita. Ma per farlo ha bisogno di chiudere con il passato e per questo, dopo aver fatto perdere tutte le sue tracce per 15 anni, decide di invitare a casa sua i vecchi amici d’infanzia (gli “alieni”). Nell’arco di un intero weekend spiegherà loro i motivi che lo hanno portato a quella drastica decisione e soprattutto farà una rivelazione che cambierà per sempre le loro vite.
Il protagonista è una sorta di alter-ego dell’autore, un uomo che ha scelto di rimanere se stesso e si è rifiutato di indossare la maschera che la società gli imponeva. É un marinaio che si è perso e ricercato per 15 anni, un vero e proprio fool che mette in scena la crisi del gruppo di cui ha fatto parte e da cui ha scelto di allontanarsi.
Forte è il legame con gli anni ’90: quelli in cui Muccino e i suoi protagonisti sono cresciuti, quelli di un disagio comune che si trasforma in sensibilità e prende il posto della sfacciataggine che aveva caratterizzato i rampanti anni Ottanta.
Grande fonte d’ispirazione è anche il romanzo gotico ottocentesco, quello che celebra la nobiltà d’animo ed esalta i grandi sentimenti.

A detta dell’autore, il libro può essere considerato un «caos di emozioni»: perdono, senso di appartenenza, rabbia, rancore, speranza ma soprattutto amore, quello per gli amici e per il branco. É la storia di un confronto tra chi è rimasto fedele a sé stesso e chi è sceso a patti con la vita, un confronto tra pari ma soprattuto con se stessi.

Alessandra Gennaro

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