MUTE: la voce del cuore

Corre l’anno 2050 in una Berlino cupa, futuristica e iper-tecnologica che fa da sfondo alle vicende di Leo, ragazzo muto dall’infanzia a causa di un incidente in acqua. La sua vita cambia quando la sua fidanzata scompare misteriosamente e la ricerca da lui avviata lo porrà di fronte ad una serie di verità.

Mute  è un thriller sci-fi misto al cyberpunk scritto e diretto da Duncan Jones e disponibile su Netflix a partire dallo scorso 23 febbraio.
Il protagonista è Leo (Alexander Skasgård) ragazzo muto dalla nascita e destinato ad esserlo per sempre perché di fede Amish. Interessante è la scelta della religione del protagonista, la quale da una parte lo obbliga a non sottoporsi ad un intervento che gli permetterebbe di riavere la possibilità di parlare; mentre dall’altra lo rende impotente ed isolato di fronte ad una società ultra-futuristica con grattacieli e tecnologie all’avanguardia. L’ambientazione cupa, misteriosa e con una leggera foschia che riesce bene a far trasparire la malinconia mostra delle somiglianze con uno degli ultimi capolavori fantascientifici targati Netflix, Altered Carbon.

Di notevole rilievo è la storia d’amore tra il protagonista e la fidanzata, nonché collega di lavoro, Naadirah. Il loro rapporto somiglia ad una favola. Lei, bellissima e desiderata dagli uomini, s’innamora di un Leo asociale, misterioso e immerso in un mondo tutto suo. Non le importa che non possa parlare perché il suo silenzio viene sostituito dalla sua dolcezza ed estrema gentilezza. Ci sono momenti in cui riescono a capirsi anche con un solo sguardo. Purtroppo, però, i segreti della donna spezzeranno la loro favola e spingeranno Leo a far di tutto pur di ritrovarla.

La vicenda del protagonista, però, si intreccerà con quella di due americani immigrati, entrambi chirurghi che collaborano con la malavita organizzata. Anche la caratterizzazione dei due personaggi è molto particolare e a trasparire è il valore dell’amicizia. Le due storie vengono narrate in parallelo e lo spettatore resterà spiazzato, durante il terzo atto del film, nel constatare quanto le menzogne e gli intrighi possano condizionare il raggiungimento dell’happy ending in una storia d’amore.

La pellicola si mostra, pur con le proprie imperfezioni, capace di far riflettere sul sempre più forte ed impetuoso condizionamento che la tecnologia porta con sé. Alla fine sembra che a trionfare sia il bene, ma in questo caso il prezzo da pagare risulta essere molto caro.
Seppur invaso da una estrema malinconia in “Mute” sarà presente, per tutto il corso della vicenda, come sottofondo, una sola domanda: cosa saremmo disposti a fare per le persone che amiamo?

La chiave del film è proprio questa: la risposta, che ognuno di noi si darà ,colpisce dritta al cuore.

Adriana Pellegrino

 

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