BOOKCITY 2017 #1: la progettazione di un libro nell’editoria contemporanea

Bibliofili di Cimo, è finalmente arrivato l’evento che stavate aspettando: Bookcity 2017!

Numerose sono le iniziative che la nostra Università ha proposto per l’occasione: workshop, mercatini del libro, incontri con autori e con ospiti d’eccezione come Philippe Daverio.

La lectio dell’onorevole Ricardo Franco Levi (presidente dell’AieAssociazione italiana editori) e la discussione degli ospiti Karen Nahum (digital director di De Agostini giovani) e Ottavio di Brizzi (responsabile della saggistica dell’editore Marsilio) hanno affrontato il tema della progettazione di un libro. Come ha evidenziato la dott.ssa Nahum, i processi di fruizione e di pubblicazione di un libro hanno subito profondi mutamenti negli ultimi anni. Infatti, se prima un autore emergente aveva bisogno dell’intermediazione di un agente letterario per farsi conoscere da una casa editrice, oggi sempre più spesso le case editrici seguono pagine Facebook, Instagram e canali Youtube in cui è presente uno storytelling in grado di diventare un libro da pubblicare. Il processo di trasformazione transmediale di un contenuto editoriale in un prodotto cinematografico è stato quindi ribatato: da un contenuto audiovisivo (come una web serie) si arriva a creare un prodotto editoriale cartaceo.

Dalla pubblicazione alla promozione

Non solo il processo di pubblicazione, ma anche il processo di progettazione di un libro sta evolvendo. Il libro non è più edito in un solo formato e non rappresenta più un mero prodotto commerciale, ma rappresenta una vera e propria esperienza, grazie ai contenuti multimediali che completano, integrano il testo. Il lettore non è più un soggetto passivo che acquista e consuma un prodotto editoriale, ma un collaboratore in grado di fornire feedback e di migliorare i contenuti o la promozione di essi. Infatti, anche a livello comunicativo, nel settore editoriale è avvenuta una vera e propria rivoluzione. Si è passati dal modello spray and pray, ovvero una strategia di comunicazione diffusa e non targettizzata, verso un modello one to one. Se prima l’ufficio stampa di una casa editrice aveva l’obiettivo di arrivare su due o tre testate giornalistiche, ora invece, l’uscita di un nuovo libro viene promossa anche attraverso l’organizzazione di eventi, di campagne social, di collaborazioni con blog e testate online.

Dal cartaceo al digitale

Il libro cartaceo e l’ebook si rivolgono a pubblici diversi, ma spesso gli editori forniscono l’accesso gratuito alla versione digitale al momento dell’acquisto del cartaceo. In questo modo, la casa editrice riesce a calcolare il tasso di conversione tra le due versioni del libro ed è in grado di profilare gli utenti grazie alle informazioni acquisite al momento della registrazione online.

La presenza di piattaforme digitali di libri non solo utili sono alle divisioni marketing delle case editrici, ma anche ad autori e lettori. Infatti, la pubblicazione digitale permette di superare le classiche dinamiche di selezione cartacea, mettendo a disposizione del pubblico più titoli (come avviene, ad esempio nel progetto Libromania. Sempre più spesso quindi si parte da una pubblicazione digitale, si analizzano i dati di lettura, e solo i libri più letti vengono stampati su carta, con un processo inverso rispetto a qualche anno fa.

I lettori spesso rilasciano commenti e recensioni in merito a ciò leggono su tali piattaforme, divenuti utenti attivi e fornendo, per la prima volta nella storia dell’editoria, un feedback diretto all’azienda. Le case editrici hanno davanti a sé un enorme potenziale: godono di un contatto diretto con community molto competenti e molto fidelizzate, che nascono attorno ad un’opera, un autore o uno specifico tema. La sfida è ora riuscire a collaborare con autori e follower in modo sinergico e produttivo.

Il nuovo ruolo dell’editore

Il libro è cambiato in modo radicale: da prodotto finito tangibile ad artefatto costantemente mutevole ed immateriale. Allo stesso modo anche l’industria del libro è cambiata: l’editore ha perso il ruolo di gate keeper del sapere, divenendo un facilitatore, in grado di amplificare la diffusione di alcune unità di significato convenzionalmente chiamate libri.

Ilaria Rossini

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