HOKUSAI, HIROSHIGE E UTAMARO IN MOSTRA: L’ARTE COME PONTE TRA DUE CULTURE

Uccelli, fiori, scorci di ponti, montagne, bellezze femminili, scene di vita quotidiane queste sono le immagini protagoniste della mostra “Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Luoghi e volti del Giappone” che si è tenuta a Palazzo Reale dal 22 Settembre 2016 e durerà fino al 29 Gennaio 2017. La data di allestimento non è casuale: si celebrano i 150 anni dal primo Trattato di amicizia e di commercio tra il Regno d’Italia e l’Impero giapponese.

La curatrice, Rossella Menegazzo, docente di Arte Asiatica all’Università Statale di Milano ha allestito l’esposizione in modo da ripercorrere tutto il XIX secolo attraverso serigrafie, stampe, illustrazioni dei tre famosissimi artisti giapponesi, protagonisti indiscussi della modernità e di tutta l’arte successiva. È evidente che l’intento della mostra è quello di far comprendere, anche allo spettatore meno esperto, il forte legame che esiste tra arte occidentale e orientale. Infatti Menegazzo ha fatto in modo di sottolineare come il vedutismo giapponese abbia visibilmente influenzato oltre che tutte l’opera giapponese contemporanea anche l’intero occidente. Esempi eclatanti sono gli impressionisti francesi, Gauguin, Van Gogh e successivamente Matisse e Picasso in cui si possono facilmente rintracciare i colori, le linee, in una parola lo stile dei tre artisti. Ancora una volta l’arte cancella ogni confine e limite, poiché è palese che diventi un punto di incontro tra due culture apparentemente inconciliabili. L’immagine è una finestra che scavalca le categorie di tempo e di spazio, mettendo in relazione epoche e gusti diversi. Le illustrazioni di Hokusai, Hiroshige e Utamaro ancora oggi come ieri hanno ispirato la fotografia, l’architettura, il design, la pubblicità e la fumettistica contemporanee. A testimonianza di ciò si può osservare che l’ultima sezione dell’esposizione è dedicata all’influenza che Hokusai ha avuto sui Manga.

I temi della mostra sono molteplici: Paesaggi e luoghi celebri dove sono protagoniste le opere di Hokusai e Hiroshige; Tradizione letteraria e vedute celebri di Hokusai; Rivali di “natura”, un confronto tra le opere di Hokusai e Hiroshige; bellezza e sensualità, tema caro soprattutto ad Utamaro.

Le linee morbide, i colori vivaci, la minuzia e cura dei particolari. Tutto ciò permette all’osservatore di entrare in un immaginario che inevitabilmente viene percepito come estraneo, ma necessariamente affascinante: si ha l’impressione di trovarsi di fronte a rappresentazioni reali e nello stesso tempo magiche che suscitano una sensazione ineguagliabile. I tre artisti dell’Ukiyo-e raccontano una cultura, una filosofia, uno stile di vita completamente differenti da quelli occidentali, creando un’atmosfera straniante e avvolgente.

Ukyo-e  è un termine che nella cultura buddhista ha un significato prettamente negativo. Significa “mondo fluttuante” poiché indica l’abitudine tutta umana di perdersi nei piaceri e nei beni materiali, mentre l’uomo per arrivare alla saggezza e quindi alla pace eterna dovrebbe fuggire le cose effimere e quotidiane. Nel ‘600 questo termine ha acquistato una connotazione positiva, poiché la società moderna ricercava le apparenze, la ricchezza e i beni terreni, in cui ritrovava la propria identità. Questo termine viene utilizzato per indicare la rappresentazione artistica giapponese su carta che si diffuse tra il XVII e XX secolo nella città di Edo, che raffigurava le classi meno agiate, le persone comuni. Infatti questo tipo di arte era fruita da coloro che non si potevano permettere i quadri su tela.

Per questo chi percorre questo viaggio è invitato a “fluttuare” nella cultura giapponese, provando a capire i mutamenti sociali e storici, le abitudini, i costumi e, per apprezzarlo a pieno, deve abbandonare qualsiasi pretesa o schema proprio dell’immaginario occidentale. In questo modo l’osservatore può comprendere a pieno i capolavori che si trova di fronte. Si potrebbe rimanere spiazzati all’entità delle opere d’arte: stampe di dimensioni ridotte, spesso molto complesse e apparentemente simili tra di loro. Chi si aspetta dei veri e propri quadri su tela, tipicamente occidentali, rimarrà sicuramente un po’ deluso. Nonostante ciò il viaggio che si intraprende acquista fascino e bellezza proprio per questo, poiché non è possibile leggere queste opere usando le nostre categorie. Lo spettatore deve perdersi nell’illustrazione, osservarne ogni piccolo particolare, ammirarne la precisione, il colore, la morbidezza delle forme, la malinconia degli sguardi, i visi lunghi e gli occhi sottili. Chi decide di intraprendere questo percorso deve attraversare il ponte, magari uno di quelli dipinti da Hokusai, divertendosi a trovare i punti di comunanza e divergenza tra la propria cultura e quella raccontata nella mostra.

CIMOreporter – Marta Michelis

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