Black Mirror: la serie che analizza il presente attraverso la profetica visione del futuro

Una serie diventata ormai di culto che analizza e scardina la realtà attraverso un’analisi di quello che potrebbe essere, verosimilmente, il nostro prossimo futuro. C’è chi parla di profezia, c’è chi ha timore di credere a ciò: vediamo più da vicino di cosa si tratta, chi c’è dietro questo specchio nero.

E’ il 2011 quando Black mirror, serie televisiva britannica, ideata e prodotta da Charlie Brooker appare sugli schermi. La serie è diventata ben presto un piccolo culto grazie ai sette episodi trasmessi tra il 2011 e il 2013 che, come evidente fin dal titolo della serie che richiama lo “specchio” nero degli schermi di monitor e cellulari, racconta le nuove tecnologie e la conseguenza di queste sulla società contemporanea.
Filo conduttore di ogni episodio delle tre serie prodotte, che si presentano in forma antologica, è il progredire e l’incedere delle nuove tecnologie, l’assuefazione data da esse ed i loro effetti collaterali.
Sentimenti umani e quotidianità sono rivisti in chiave critica ed i cambiamenti,  presentati come conseguenza lampante del nostro atteggiamento, come effetto consequenziale del nostro modus operandi.
Indagare il nostro animo, le nostre abitudini e capire dove queste possono portarci, e a che prezzo, è doveroso e allo stesso tempo complesso.
CiMOessendo sede attiva della comunicazione e dello studio di essa, presenta un’analisi approfondita dell’utilizzo delle piattaforme social nelle varie sfaccettature: come spazi pubblicitari, come studio sociologico e antropologico dell’atteggiamento umano, come elemento di analisi di un brand e molto altro.
Black mirror mira con precisione a far risalire a galla gli ingredienti che muovono l’uomo nelle scelte di ricerca di successo quotidiano attraverso il mondo social, cercando di rimuovere la patina di superficialità con la quale spesso è utilizzata la realtà mediatica.
La terza stagione, questa volta prodotta da Netflix, si apre con un episodio intitolato Noveside, che racconta una storia ambientata in un futuro in cui ogni persona si vede affibbiata un voto da 1 a 5 ed è ossessionata da questa valutazione che può cambiare, in modo determinante, la loro vita. Pensate come sarebbe poter valutare il mondo che vi circonda tutto il giorno, per strada, al lavoro, a scuola, in metro, ovunque grazie ad un’app che vi permette di dare un voto da 1 a 5 stelle a tutti quelli con cui avete delle interazioni e che avrà il suo “giudizio” medio esposto in maniera digitale in prossimità della nuca.

Pensate se quel giudizio medio diventasse un mezzo per selezionare (e ovviamente discriminare) le persone, se doveste avere una media di 4.2 o più per poter acquistare il lussuoso appartamento che desiderate o 4.5 per arrivare all’auto dei vostri sogni. Se, insomma, ogni vostra attività quotidiana fosse soggetta al giudizio del prossimo e questo fosse la chiave per accedere a servizi e in generale per identificare il vostro status sociale.
Metro di misura e posizionatore sociale, il like-stellina, diviene un’ossessione che porta a falsare gli atteggiamenti dell’uomo: dal saluto al mattino sempre cordiale ad una foto (o successione di foto) che contiene solo felicità effimire, successi, tristezze adulatrici, tutte finalizzate all’acquisizione di punti nella società, il fantomatico “essere qualcuno”.
Alla fine dell’episodio si sviluppa consapevolmente un sorriso amaro: quello della riflessione dettata dalla consapevolezza di quel che potrebbe essere.

Un giorno sarà sul serio possibile dare un voto alle persone e determinare il loro status sociale come in Nosedive? Siamo davvero vicini ad un futuro simile?
Non è semplice dare risposta, poiché ognuno vive mettendo in atto scelte diverse, relative alle azioni che compie nel mondo reale e mediale.
E gli studiosi dei media e della comunicazione che ruolo assumono?
Qui la riflessione spazia fra grandi nomi che si sono sempre occupati di tale tematica, che potrebbe essere letta nei grandi manuali o su articoli di simil genere. Si potrebbero citare nomi come Umberto Eco con le sue dottrine relative ai rapporti fra macchina (inteso come media, nello specifico il computer) e l’uomo o menzionare teorie più recenti. In tale prospettiva, però, la domanda cambia soggetto: TU che ruoli assumi nel mondo virtuale? Chi sei? Dove inizi TU e dove finisce la tua immagine social?

Ai posteri l’ardua sentenza o la stellina gratificante!

 CIMOreporter –  Francesca Galeone

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