ARMANI/SILOS. Il nuovo museo di Re Giorgio

“Ho scelto di chiamarlo Silos perché li venivano conservate le granaglie, materiale per vivere. E, così come il cibo, anche il vestire serve per vivere”. Costruito nel 1950 per la conservazione dei cereali, oggi questo grande spazio di 4500 metri quadrati sito in Via Bergognone, 40 a Milano, che si sviluppa su quattro piani, accoglie una selezione ragionata delle creazioni dello stilista dal 1980 ad oggi (600 abiti e 200 accessori), suddivisa per temi che ne raccontano l’estetica e la storia.

Nell’ Armani Silos, Giorgio Armani  offre una visione del suo mondo, il sogno di un’estetica misurata e senza tempo, che non ha cambiato soltanto il modo di vestire, ma anche il modo di pensare;  è un work in progress, un laboratorio in cui nulla è permanente, che verrà continuamente arricchito da nuovi materiali.

Appena entrati, è possibile ammirare a piano terra una mostra dedicata alla celebrazione degli sportivi che affrontano sempre nuove sfide e che sanno emozionare, l’Emotions of the Athletic Body, visibile fino al 27 novembre. Lo stilista ha curato personalmente questa mostra attingendo dal suo incredibile archivio e selezionando immagini che ritraggono uomini e donne appartenenti a diverse discipline sportive. “Lo sport è da sempre una delle mie grandi passioni”, ha dichiarato Armani, “credo che rappresenti le qualità che ci permettono di migliorarci: dedizione, sacrificio, perseveranza e forza di volontà. Lo sport fa bene al corpo, ma anche allo spirito e dimostra che il successo non si raggiunge senza impegno”.

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Gli sportivi non solo sono modelli di comportamento ma, esteticamente, affascinanti soggetti fotografici, poiché sono all’apice della condizione fisica. Per questo, nel corso degli anni, Giorgio Armani ha invitato molti atleti di fama mondiale ad indossare i suoi capi davanti all’obbiettivo, del calibro di Rafa Nadal, Federica Pellegrini, Serena Williams, Cristiano Ronaldo, Francesco Totti, Javer Zanetti, Luca Dotto, Andrij Shevchenko e molti altri, dei quali “Emotions of the Athletic Body” presenta alcuni significativi esempi di queste collaborazioni. Inoltre, con questa mostra, lo stilista sostiene Special Olympics, l’organizzazione sportiva internazionale per persone con disabilitò intellettive.

Salendo le scale, il visitatore arriva al primo piano e ha di fronte la collezione dal tema Esotismi, dove è evidente come lo stile floreale e quello femminile/sexy sono due concetti che Armani ha radicalmente cambiato, ribaltando i codici tradizionali dell’abbigliamento legati alla distinzione tra i generi. Oltre alla giacca, oltre il completo pantalone, lo stilista crea capi che sottolineano una femminilità intensa. Le magie floreali e le trasparenze tendono a rilevare e al tempo stesso a nascondere; si può notare come vi sia una forte attrazione per le gamme cromatiche dove tocchi di rosa, blu e verde si mescolano ai prediletti neri e ai beige. La forte influenza esercitata dalle culture non occidentali si ritrova nei suoi vestiti simili a caffetani africani, a pigiami e gonne indiani, alle lunghe tuniche pakistane e alle gonne drappeggiate del sud-est asiatico. La semplicità di taglio e di cucitura, tipica della tradizione sartoriale orientale, si riflette nell’interesse dello stilista per il design minimalista.

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Proseguendo lungo il percorso, ecco che si sviluppa il tema Cromatismi: lo stile Armani è noto per la gamma dei colori neutri, la cui elaborazione dell’incrocio tra nero e beige ha addirittura dato origine a un neologismo, greige. Ma ciò che risalta all’occhio è l’utilizzo del nero, totale o accostato a colori primari: un nero che è insieme materia e colore, a volte lucido, o liscio, altre volte opaco. Accostato al bianco, da vita a disegni geometrici, ma anche sviluppare al femminile la struttura dell’abito maschile per eccellenza, lo smoking. Oltre al nero, vi è un rosso declinato nelle sue più svariate tonalità, come il rosso corallo o un rosso appena smorzato dal nero; il blu, variamente sfumato dallo scuro della notte al violaceo, è uno dei toni ricorrenti.

Infine, ecco l’ultimo tema che Giorgio Armani propone al suo visitatore al terzo piano dell’edificio, il tema Daywear, dove è presente una moda il più possibile semplice, pura e nitida, secondo la filosofia dello stilista. Fin dalla prima collezione, la celebre giacca di Armani avvolge la vita trasmettendo un impulso modernista e un tratto essenziale della stoffa stessa. Nella sua approfondita esplorazione della giacca, capo fondamentale per il giorno, lo stilista interviene sui concetti originali dell’androginia conservando il gusto della femminilità e di un’eleganza che mostra sempre misura e discrezione. Conosciuto per i suoi colori neutri e i tessuti rivisitati della tradizione maschile, Armani ama sottolineare un certo aspetto consumato, grazie alle lane spazzolate che sfruttano la possibilità della stoffa di assorbire la luce e delle nuove tecnologie che permettono una diversa definizione dei capi. La fusione di elementi rigorosi della sartoria maschile con la morbidezza di quella femminile dà vita a un abbigliamento maschile modellato da linee fluide.

Così termina questo affascinante percorso iniziato quarant’anni fa, quando Giorgio Armani ha definito una nuova identità, sfidando lo scorrere del tempo con i suoi colori attenuati, la fluidità dei tessuti, la decostruzione della giacca. In un sottile spazio di confine tra maschile e femminile, tra rigore e indulgenza, dove è svelato il segreto della seduzione moderna.

CIMO reporter Elisa Santoni

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