Se non ci accorgiamo del cambiamento, il cambiamento non si accorgera’ di noi – La Rivoluzione tecnologica 4.0: sta scomparendo il lavoro?

Un sistema vorticoso ci avvolge e traporta sempre oltre: il problema lavorativo, l’evoluzione tecnologica, l’ingresso prorompente della realtà digitale avanzata. Chi saremo un giorno? Che ruolo occuperemo nel mondo lavorativo? 

In un pomeriggio soleggiato, con pensieri connessi alla cattedra dinanzi a noi, tra spettatori di più fasce d’età, siamo trasportati nell’ascolto del pensiero di un’ampia fascia della dirigenza italiana legata al marketing e alla “Rivoluzione tecnologica 4.0” all’interno di una maestosa aula di largo Gemelli dell’Università Cattolica.

Rivoluzione tecnologica 4.0: cos’è?

Dall’inizio del 21° secolo, stiamo vivendo una trasformazione digitale ovvero cambiamenti associati con l’innovazione nel campo della tecnologia digitale in tutti gli aspetti della società e dell’economia.
Già in Occidente, nel corso dei decenni si sono vissute svariate rivoluzioni, da quella dell’energia idroelettrica a quella informatica; ora siamo dinanzi all’innovazione digitale.
La fabbrica-azienda 4.0 tende ad enfatizzare l’idea di una consistente digitalizzazione collegata con tutte le unità produttive dell’economia: smart robot, nuove macchine, efficienza energetica, industrializzazione virtuale e mercato cyber-fisco.

Tra i vari interventi che si sono susseguiti nelle ore di conferenza, significativo è stato quello relativo alla posizione della tecnologia in connessione all’uomo, il dottor Giacobelli con una chiusa profonda quale:
<< se non ci accorgiamo del cambiamento, il cambiamento non si accorgerà di noi>> ha aperto spiragli di riflessioni intorno al concetto di dinamicità in opposizione alla staticità spesso indotta dell’uomo nel mondo lavorativo.
La macchina supera la nostra efficienza, lo fa da tempo ormai, eppure il contributo umano ha sempre svolto un ruolo fondamentale. La questione tempo è un elemento di riflessione implicita poiché mettendo questo in relazione con le scelte dell’uomo e con il meccanismo aziendale italiano, per alcuni tratti lento e sottoposto al meccanismo della prassi, non potrà che portare ad una nuova rottura economica-sociale.

Dove finirà la fondamentale importanza dell’uomo nel mondo aziendale? Cosa accadrà nel contesto Nazionale?
Giacobelli ha posto interrogativi simili che hanno fatto comprendere il divario tra il mondo italiano e quello europeo ed extra-europeo. La realtà italiana, ancora legata a vecchi meccanismi di gioco-forza nell’assetto lavorativo e tecnologico, mantiene una sua forma di equilibrio. In questo equilibrio che presenta alla base una forma di precarietà aziendale nell’assetto delle scelte relative ai meccanismi digitali, vi è anche la presenza di una sostanziale valle di news digitali, scelte mirate nel terreno fertile del mondo web e informatico. Terreno fertile digitale inteso come meccanismo di informazione nuovo, che mira a formazione professionale più tecnica e specializzata nel settore delle nuove conoscenze informatiche. Si punta essenzialmente a riportare la macchina ad essere sì braccio dell’uomo, ma  a non far sì che questa diventi corpo decisionale.

All’interno di questa panoramica si è inserita la voce di una <<donna d’azienda>>,  come lei stessa ha amato definirsi, ovvero  la dottoressa Helga Fazion, presidente di Federmanager Academy ha proposto una soluzione relativa a un problema già in atto: la posizione lavorativa precaria.
La dottoressa ha riportato a ricerca fatta nel corso del tempo dal suo team evidenziando la presenza di nuove formazioni mirate alla composizione di profili lavorativi più specialistici, rivoluzionari ed adatti al dinamico assetto mondiale. Il settore delle comunicazioni, la realtà turistica-ambientale e la consulenza ed assistenza fidelizzata rappresentano nuovi trampolini di lancio per la scelta professionale futura.
Produttività, formazione e distribuzione del nuovo sapere sono il trinomio fondamentale per aumentare la produttività interna del paese ha replicato il dottor Cardoni , invogliando noi ascoltatori nella scelta di un paradigma nuovo, che sappia spostare l’asse lavorativo medio verso un baricentro olistico, determinato da nuove metodologie e scelte formative. Con un’invettiva rivolta a tutti noi giovani, futuro mondo lavorativo italiano, Cardoni ha proposto la scelta di agire in una direzione più mirata e performativa.

CIMERS non possiamo che operare verso questa nuova rotta, prenderne atto e dinamicamente andare verso ciò che il mondo CIMO unito alla realtà industriale manageriale italiana ci consiglia. La Rivoluzione 4.0 incombe, siamogli fedeli compagni con il fine di correre con la stessa vigorosità senza perdere mai di vista il mezzo: le nostre gambe quindi la nostra produttività, la nostra formazione quindi ciò che la realtà ci offre e, in futuro, la scelta distributiva del nostro sapere.
Siamo noi gli artefici del nostro destino e compositori del trinomio produttività, formazione e distribuzione  per la crescita interna del nostro Paese.

CIMOreporter – Francesca Galeone

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