STOP ALLE BUFALE: Google introduce il fact check

Leggete fonti diverse, url e titoli attentamente quando guardate le notizie on line oppure vi affidate alla prima che vi capita sottomano? In questo periodo in cui siamo immersi in un flusso continuo di notizie è facile inciampare nelle cosiddette “bufale”. Niente paura, è appena approdata sul mondo digital un’etichetta per il controllo delle notizie disponibile in Uk e Usa, (giusto in tempo per le elezioni presidenziali!) Un grande passo avanti, ma ora tocca a Facebook…Una nuova etichetta compare nelle pagine dei risultati di Google News: accanto ad “Approfondimenti”, “Fonte locale”, “Editoriali” si può trovare ora quella di “Fact check”. Questa viene mostrata prima dei titoli degli articoli in cui si verificano, per esempio, le dichiarazioni di personaggi influenti oppure l’autenticità di notizie più particolari e strane, spesso riprese dai media senza i necessari controlli delle fonti. Si tratta di un servizio disponibile dallo scorso 13 ottobre per gli utenti di Regno Unito e Stati Uniti, ma Google ha confermato di essere al lavoro per estenderlo anche in altri Paesi nel corso dei prossimi mesi.

Gli articoli di fact-checking  vengono inseriti automaticamente nelle liste dei link su uno stesso argomento, preparate da appositi algoritmi. L’idea è offrire uno strumento aggiuntivo per consentire a tutti di verificare l’autenticità della notizia riportata in altri media, identificando più facilmente le informazioni inesatte o addirittura false. La tendenza alla messa in circolazione di bufale da parte di siti poco affidabili è ormai molto diffusa: lo scopo è quello di ottenere più traffico con notizie eclatanti, anche grazie al veloce passaparola sui social network. L’operazione di Google cerca di mettere un freno al trend. I siti di notizie che fanno regolarmente la verifica di fatti e affermazioni potranno inserire nelle pagine dei loro articoli di fact checking un codice aggiuntivo, che servirà a Google News per distinguere i pezzi di questo tipo dagli altri. È previsto inoltre un sistema di iscrizione al servizio, così da consentire a Google di avere una base fidata di fact- checker.

La novità è stata annunciata direttamente sul blog di Google. Richard Gingras, responsabile a capo delle notizie, ha pubblicato un post in cui spiega che l’obiettivo  è  mettere in luce gli sforzi della comunità di fact-checker  ‹‹per distinguere la verità dalla finzione, il buon senso dalle sbandate››. Il sistema è disponibile sia nella versione per PC sia in quella per smartphone e altri dispositivi mobili di Google News. È interessante notare come questa soluzione finalizzata a garantire un livello di veridicità più elevato, sia stata introdotta da Google in un momento cruciale per il sistema dell’informazione negli Stati Uniti, dove erano in corso le ultime settimane di campagna elettorale in vista delle presidenziali dell’8 novembre scorso. Ogni giorno i siti di news pubblicavano decine di articoli per verificare le cose dette dai due candidati concorrenti Hilary Clinton e Donald Trump, con un controllo dei fatti che talvolta avveniva persino in tempo reale durante i comizi e i dibattiti televisivi.

Come già sottolineato, la  disinformazione online sta diventando una questione di crescente importanza: democraticità, capillarità e velocità di diffusione sono caratteristiche intrinseche alla rete ma possono rivelarsi pericolose nel momento in cui quello che viene pubblicato è falso.  La mossa compiuta da Google è importante, ma gran parte della battaglia si gioca sui social network. Benché non sia una Media Company, lo stato di veicolo dell’informazione per Facebook è conclamato, per questo sarebbe necessario un intervento più incisivo, che porti la struttura a investire risorse per il controllo. Negli USA rappresenta la prima fonte di informazione per utenti tra i 18 e i 24 anni, meno in grado di distinguere facilmente notizie non verificate o false.  L’attenzione di Zuckeberg si è tradotto in una strategia  specifica, si pensi all’introduzione degli Instant Articles, o all’applicazione su Messenger. Nonostante ciò Facebook ha dimostrato di non sapersela cavare molto bene su tale fronte: soluzioni come i click anti bufala o l’agenzia per notizie verificate Newswire non hanno avuto un grande successo. Secondo molti osservatori Facebook dovrebbe cercare piuttosto di sviluppare uno strumento simile a quello presentato da Google.

Recentemente sono stati accusati di faziosità i criteri con cui venivano selezionate notizie da mettere in evidenza nella sezione di tendenza. Facebook  aveva risposto alle critiche promettendo alcune modifiche e ha rinunciato alla redazione che si occupava del sistema, affidando il tutto a un meccanismo automatico.  Il problema è che in più di un’occasione gli algoritmi hanno messo in evidenza notizie false, contribuendo dunque alla loro diffusione. La possibilità, già presente, di segnalare una notizia ritenuta non vera o inappropriata offre un valido strumento all’utente nella lotta alla disinformazione, ma forse non basta più, e Facebook dovrebbe puntare a implementare le proprie strategie mirate al controllo anche e soprattutto nel suo interesse. Senza dubbio una rilevante presenza di notizie-bufala sulla piattaforma finisce per disturbare l’utente, e nello stesso tempo mina la credibilità del sistema, che si presuppone in grado di smascherarle e frenarne la diffusione!

CIMOreporter – Anna Leggeri

 

 

 

 

 

Annunci