Gli Oscar 2016 secondo due esperti

Vengono criticati ogni anno, ma ogni anno gli Oscar fanno parlare di sé per settimane e talvolta, nell’enorme chiacchiericcio mediatico, si riescono anche a trovare dei pareri originali e rilevanti. Mentre il 28 febbraio si avvicina, noi abbiamo avuto il piacere di intervistare Giorgio Avezzù, docente di Linguaggi e Forme espressive dello spettacolo e Giancarlo Maria Grossi, dottorando in Culture della comunicazione, media ed arti dello spettacolo in Università Cattolica del Sacro Cuore; e (per fortuna) non la pensano affatto allo stesso modo! 

the revenant

Valutando le tante nominations ricevute e i risultati dei Globe sembra che The Revenant farà man bassa di premi. Lei lo premierebbe o crede che ci siano film migliori in lizza? Quanto influenza una campagna mediatica come quella del film di Iñárritu?

G.A.: Tra i film nominati agli Oscar che ho visto, The Revenant è certamente il migliore, per i miei gusti, anche se mi mancano ancora Spotlight, The Big Short, Brooklyn e Room. Di questi ultimi quattro ho sentito parlare molto bene, ma forse solo i primi due possono in una certa misura ambire alla vittoria. Per modo di dire, perché non credo ci sarà storia per il miglior film. The Martian, Il ponte delle spie e Mad Max: Fury Road sono film godibili ma modesti: The Martian e Il ponte delle spie li aspettavo con ansia perché appartengono a generi che mi piacciono parecchio, ma mi hanno un po’ deluso, sono film piuttosto deboli. Mad Max invece è un film davvero assurdo, sostanzialmente privo di trama e fatto solo di climax, un’esperienza cinematografica abbastanza eccezionale, ma non posso dire che sia il cinema che piace a me, non credo che sia un film geniale, né che rappresenti la direzione che vorrei che il cinema prendesse. Mi piacciono i film che raccontano qualcosa. Detto questo non sono affatto sicuro che, anche se ho detto che è il migliore, The Revenant sia un bel film: è un buon film soprattutto per la fotografia, decisamente non per la forza della storia, che non mi pare molto efficace o coinvolgente – certe situazioni della trama sono davvero inverosimili, che è il colmo per un film che sembra puntare molto su una rappresentazione inedita e realistica dell’Ovest americano; né è un bel film per la prova attoriale di diCaprio. La regia, forse, risulta a tratti troppo visibile e i virtuosismi di Iñárritu un po’ troppo arroganti. Però non c’è storia, visti i concorrenti. Certo, anche con Birdman Iñárritu ci aveva caricato di aspettative poi non del tutto soddisfatte e, nonostante tutti i premi, ci era sembrato un film non del tutto riuscito.

G.M.G.: Innanzitutto devo fare una premessa: ho detestato The Revenant, un film tanto presuntuoso a livello tecnico quanto fiacco dal punto di vista narrativo: lineare, tradizionale, incapace di restituire le emozioni di un sano revenge movie. Soprattutto, tanto spinto sul versante di un presunto realismo che possa spogliare il west della sua mitologia, quanto irrealistico in tutte le sue svolte narrative. Birdman era un film di tutt’altro respiro e complessità, e, anche se il battage pubblicitario sembra sostenere The Revenant, mi sembra difficile che lo stesso regista possa bissare l’Oscar a distanza di un anno, soprattutto con questo film. Aggiungo inoltre che almeno tre dei film candidati mi sembrano artisticamente superiori: un’opera eccezionale come Mad Max Fury Road, destinato a fare la storia del cinema ancor più che quella dell’Academy, l’ottimo La grande scommessa e un film coraggioso come Spotlight. Ma negli Oscar la campagna mediatica è fondamentale. A differenza dei Festival, infatti, l’audience è molto più decisiva rispetto alla critica. Inoltre si tratta di una premiazione americanocentrica, che non sempre funge da sintomo delle vere rivoluzioni del cinema contemporaneo.

Al di là di The Revenant, da cosa si aspetta qualche sorpresa?

G.A.: Mi piacerebbe se Ex Machina vincesse per la sceneggiatura di Alex Garland, perché è un bel film, che rappresenta un’idea di cinema colto ma non punitivo. Il ponte delle spie invece ha una sceneggiatura piuttosto deludente per me. A metà film la mano dei Coen non si sente più e quando la storia si sposta a Berlino, cioè quando la cosa inizia potenzialmente a farsi parecchio interessante, il film si sgonfia completamente e diventa un film di Spielberg brutto. Inside out, invece, che concorre anch’esso per la sceneggiatura originale, è stata la delusione cinematografica peggiore dell’anno scorso.

G.M.G.: Assolutamente Mad Max Fury Road del vecchio George Miller, un capolavoro di immensa suggestione visiva, azione allo stato puro che si traduce in un puro flusso di immagini indimenticabili. Un film che sarà studiato tra vent’anni e che sarebbe in grado di dare più importanza al premio di quanta il premio stesso possa dargliene. Se fossi membro dell’Academy, gli assegnerei tutte le 9 statuette a cui è candidato.

Fra le attrici, Jennifer Lawrence e Cate Blanchett sono molto amate dall’Academy. Crede in un nuovo successo o può esserci qualche valida outsider? Brie Larson per Room?

Cate Blanchett

Fonte: womeninculture.eu

G.A.: Cate Blanchett mi piace molto, ma la sua recitazione in Carol è un po’ monocorde – nonostante per me quello di Todd Haynes sia un bel film –. David O. Russel invece non riesco a farmelo piacere: non ho visto Joy e so che non mi piacerebbe. E dal trailer Jennifer Lawrence è odiosa, ma non ho nulla di personale contro di lei… Ho l’impressione che vincerà quest’ultima, a ogni modo.

G.M.G.: Jennifer Lawrance ha ottime possibilità, recita anche nel film giusto, piacevole e inoffensivo, ma di un autore di grido come David O. Russell, che nel contesto americano vanta una schiera di fan paragonabile a quella che Tarantino o Von Trier possono trovare a livello europeo. Io personalmente premierei Cate Blanchett, straordinaria come sempre. E come non protagonista Jennifer Jason Leigh in The Hateful Eight, non solo la migliore interpretazione della sua carriera, ma anche una delle migliori degli ultimi anni a memoria d’uomo.

Perché un regista americano come Tarantino viene sistematicamente ignorato dall’Academy? 

tarantino

G.A.: Per dare la possibilità ai fan di Tarantino di lamentarsi di questo. Serve a rafforzare la fanbase. Scherzo. Ma non è vero comunque, non viene ignorato: tre anni fa ha vinto l’Oscar per la sceneggiatura di Django Unchained battendo Wes Anderson e Michael Haneke e aveva vinto l’Oscar per Pulp Fiction. Due Oscar per otto film non è poi una brutta media. Non sono peraltro Oscar di second’ordine per uno che fa film molto scritti. Prima o poi arriverà un Oscar più decisivo, ma non c’è ragione di gridare allo scandalo adesso, né ha senso cercare motivazioni francamente improbabili (i poliziotti di New York…). The Hateful Eight è un buon film ma non un capolavoro: un film “medio” ma in 70 mm, io lo interpreto così, e questa poteva essere effettivamente un’operazione intelligente, un gioco (purché dunque non lo si prenda per un film “evento”). In effetti però vedo difficile che vinca qualcosa quest’anno, a parte che per le musiche di Morricone, che comunque non mi sono sembrate roba per cui strapparsi i capelli: Jennifer Jason Leigh non mi è piaciuta affatto e non credo si meriti il premio come migliore attrice non protagonista (Rooney Mara se lo meriterebbe molto di più per Carol); la fotografia di Richardson magari può piacere ai vegliardi dell’Academy che dovranno votare, per l’operazione nostalgia del Super Panavision 70 – ma il giochetto di fare un film “da camera” con un formato superpanoramico potrebbero anche non apprezzarlo e trovarlo tecnicamente mortificante. Soprattutto vista la concorrenza di Lubezki per The Revenant, che dal punto di vista dell’appagamento visivo non ha rivali. Ecco, mentre la gara per il miglior film non mi sembra appassionante, quella per la miglior fotografia è (si fa per dire) più combattuta. O almeno il livello mi sembra più alto, dato che Carol un premio per lo “stile” potrebbe prenderselo, visto che buona parte del senso del film sta proprio nell’iperrealismo vintage della fotografia in Super 16 mm (e se non è la fotografia magari saranno i costumi a essere premiati). E anche Sicario è un film girato molto bene e in modo intelligente (ci sono momenti in cui lo si nota di più: la fotografia aerea, le riprese automobilistiche). Nel complesso, ripensandoci, quello di Denis Villeneuve è proprio un bel film, in bilico tra cinema di genere e d’autore.

G.M.G.: Tarantino non è sistematicamente ignorato dalle Nomination, ma lo è stato completamente – e scandalosamente – quest’anno, dove avrebbe concorso con un film, The Hateful Eight, che a mio modesto avviso è il più complesso della sua produzione recente. Tutto questo per motivi smaccatamente politici: recentemente Tarantino si è schierato a viso aperto contro le violenze razziste della polizia, subendo un boicottaggio mediatico organizzato. A questo va aggiunto il carattere politically scorrect di un film che rinuncia alla facilità di un centro morale che distingua buoni e cattivi, e che ci fa penetrare senza alcun filtro nelle divisioni politiche razziste e identitarie della Secessione Americana. Qualsiasi film possa vincere l’Oscar di quest’anno – a parte Mad Max – non potrà reggere il confronto artistico con quest’opera, cui il tempo renderà giustizia.

Non posso non chiederlo. Un motivo per cui Di Caprio merita un Oscar e un motivo per cui non lo merita neanche quest’anno.

G.A.: DiCaprio non merita un Oscar. Non mi piace: non riesco proprio a indignarmi per il fatto che non glielo abbiano mai dato finora. Glielo daranno stavolta, temo. Peccato, poteva essere interessante vedere fino a che punto si sarebbe spinto il cinema americano pur di assecondare il desiderio di DiCaprio. In realtà proprio lui è una delle ragioni per le quali The Revenant non è un gran film: lo si può praticamente guardare come una sorta di patetico documentario (“ogni film è un documentario”) sul livello di degradazione a cui si sottopone l’attore per dimostrare di meritarsi la statuetta. E giù a smozzicare pesce crudo, anzi vivo. Il personaggio di Glass non è credibile per un attimo (anche) per colpa di DiCaprio: non si smette per un momento di vedere l’attore per vedere il personaggio, gli mancano ogni credibilità, ogni profondità. Non riuscendo a comprendere appieno le motivazioni del personaggio, la storia di vendetta mi lascia del tutto indifferente, nonostante potesse essere estremamente potente, vista la sua semplicità e visti il setting e la fotografia. Forse dipende anche dal fatto che il valore attoriale di DiCaprio, almeno per quelli a cui piace, starebbe nelle “sfumature” (?!) della recitazione (che sarebbero poi gli equivalenti micromimici dei vari “mumble”, “gulp”, “eureka” dei fumetti, bah!) mentre, obiettivamente, che sfumature di recitazione vuoi avere quando stai cercando di sopravvivere in mezzo al nulla del North Dakota? Non mi piacciono gli attori che recitano cercando di mostrare quanto recitano bene, quanto recitano intensamente. Mi piacciono i “tipi”, anche – e perché – non hanno che poche espressioni, e paradossalmente quelle poche espressioni sono più che sufficienti. Per questo un attore non propriamente molto espressivo come Matt Damon mi piace molto di più di DiCaprio, anche se escludo che vincerà quest’anno per The Martian. E a proposito di tipi e di Oscar non vinti: Steve McQueen non ha mai vinto un Oscar, Peter Sellers nemmeno, Tony Curtis neppure… Con tutto il rispetto per DiCaprio, uno potrebbe anche farsene una ragione, eh. Anche Fassbender peraltro non ha ancora vinto l’Oscar e per me è molto più un “tipo” di DiCaprio (ma Steve Jobs non l’ho visto).

G.M.G.: Se lo meriterebbe come risarcimento, essendo uno degli attori più brillanti della sua generazione. Non se lo meriterebbe per un film dove l’interpretazione muscolare e la resistenza fisica sono considerate condizioni sufficienti per una premiazione, e dove sembra che si tenti ogni virtuosismo in vista dell’Oscar, nonostante poi il personaggio sia piatto. La grandezza di DiCaprio attore sta piuttosto in una recitazione soffusa, capace di render conto delle sfumature, disegnare il carattere con grazia: quello che abbiamo visto in altri film, in particolar modo The Wolf of Wall Street di Scorsese.

Ringraziamo molto Giorgio Avezzù e Giancarlo Maria Grossi

…continuate a seguirci per lo #SPECIALEOscar by CIMO

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