FABRIZIO CERIOTTI: IL GIRO DEL MONDO FINANZIARIO IN OTTANTA MINUTI, o poco più.

 “L’avidità, non trovo una parola migliore, è valida, l’avidità è giusta, l’avidità funziona, l’avidità chiarifica, penetra e cattura l’essenza dello spirito evolutivo. L’avidità in tutte le sue forme: l’avidità di vita, di amore, di sapere, di denaro, ha improntato lo slancio in avanti di tutta l’umanità. E l’avidità, ascoltatemi bene, non salverà solamente la Teldar Carta, ma anche l’altra disfunzionante società che ha nome America”

Gordon Gekko.

 

Che cosa c’è di meglio per cominciare una lezione sul mondo della finanza di fronte alle Wall_Street_Signsperdute matricole di CIMO alla ricerca del proprio piccolo posto al sole, meglio se sdraiati sul ponte di un panfilo con vista Seychelles, se non una citazione? E che pezzo. In diretta sullo schermo della lezione di economia aziendale  scorre la legge di vita che ha per anni guidato le giovani e ambiziose menti dei broker di mezzo mondo: l’avidità ha il volto e la voce di Micheal Douglas, alias Gordon Gekko, spietato sciacallo nonché illustre truffatore e protagonista di un vero e proprio cult nel suo genere, Wall Street (1987).

Fabrizio V. Ceriotti, CFO di Daneco Impianti, società specializzata nella progettazione e gestione di impianti di trattamento rifiuti,  svela a tutti gli “ex umanisti” presenti in sala quanto possa essere affascinante addentrarsi in un argomento che oggi non può e non deve più essere considerato un angosciante tabù: ogni giorno, infatti, le aziende sono costrette a farsi i conti in tasca, letteralmente, confrontandosi  con il budget e con gli obiettivi raggiungibili a partire da questo. Come a dire che Icaro, se si avvicina troppo al sole, rischia di sciogliersi le ali, insomma.

download

È verissimo, però, che il consumismo dilagante può portare a perdere di vista i punti di riferimento più importanti: la stella polare della finanza è il binomio domanda-offerta  e, insieme la valutazione del rischio che ogni operazione comporta. Avidità è stata anche la parola d’ordine dell’ultima crisi economica, quella di cui sentiamo ancora gli strascichi e che è stata più lunga di una guerra mondiale: le banche, infatti, hanno innescato tutta una serie di sfortunati eventi, frutto dell’idea della necessità di massimizzare tutto, curandosi poco del rischio sottostante.  Il buon Bill Clinton ha pensato bene (e per ragioni tutte politiche) di dare una spinta al mercato interno dell’immobiliare, consentendo anche a chi non può permettersela di avere una propria casa. Chiaramente ha  trascurato il rischio che i suoi cittadini non fossero in grado di ripagare i propri debiti: le banche USA hanno concesso mutui a gogo, di valore ben più alto rispetto alle case, sino a che la bolla finanziaria non è scoppiata, travolgendo l’economia globale. Basti pensare alle molte banche italiane commissariate a causa della troppa “spazzatura”, che impedisce loro di operare proficuamente.  L’atteggiamento di molti di questi istituti è a tutt’oggi paradossale: se Mario Draghi, presidente BCE attento alla finanza, ha immesso liquidità perché le banche possano distribuirla sul mercato, queste si ostinano a concederla a chi ha un merito di credito e, in sostanza, non ha bisogno di richiedere denaro.

In questo caso, la provocazione di Umberto Galimberti, ricordata a inizio lezione, dice davvero tutto: di fronte all’Assemblea Nazionale dei CFO il grande filosofo spiazza tutti, ricordando quanto il marketing faccia infelice l’uomo spingendolo a innalzare costantemente l’asticella della propria ambizione alla ricerca di un “di più”, sempre sfuggente e impossibile da afferrare, perché destinato a non arrivare mai.

occupy wall street

Eppure, l’altra faccia della medaglia è una finanza che interviene ad aiutare l’economia reale,  una finanza positiva, buona e soprattutto sana perché capace di creare cassa. Questa è l’unica certezza, vera, concreta e tangibile: chi ha la cassa, infatti, non ha bisogno di decidere in fretta in termini di soluzioni. Davvero,  cash is the king, il quid e il valore aggiunto. La Borsa, poi, è un mercato che accende, è il volano dell’immaginazione. Sollecita il desiderio di vendere e di acquistare, immaginando le possibilità di crescita futura di un’azienda. Poste Italiane, per esempio, ha di recente raccolto la sfida: pur nella nostra piccolissima borsa ha deciso di quotarsi con un aumento di capitale dedicato ai suoi risparmiatori. L’azienda ha diviso il patrimonio, consentendo anche alle persone comuni di accedere alle azioni più piccole, mantenendo il controllo esecutivo, ma accrescendo il proprio credito e la fiducia degli investitori.  E come non citare i provvedimenti quasi unici del nostro stato? Le giovani start-up oggi possono quotarsi in una borsa parallela vigilata dalla CONSOB. Le neonate aziende hanno a disposizione delle piattaforme starter che aiutano a valutare la validità dell’idea e a trovare fonti di finanziamento: è il caso di KickStarter, piattaforma di lancio di progetti innovativi che consente di guadagnare rapidamente denaro che viene poi restituito sotto forma di utili o di prodotti.

Pensare fuori dagli schemi, in modo aperto e creativo, oggi apre possibilità inedite e straordinarie e, per dirla con il nostro ospite: “il  bicchiere è mezzo pieno, dipende da come lo si guarda”.

Annunci