Per chi lavora nel mondo del marketing e della comunicazione, i social diventano strumenti essenziali, dal cui utilizzo è impossibile prescindere. Tuttavia, queste piattaforme possono esercitare forti pressioni sociali e psicologiche, arrivando a compromettere lo stato della nostra salute mentale. Per far fronte a tale difficoltà, questo articolo si pone di fornire una guida pratica e veloce per implementare un utilizzo consapevole e strategico di questi strumenti, così da garantire il benessere personale e professionale di coloro che lavorano a stretto contatto con i social media.
LE TRAPPOLE PSICOLOGICHE DELLA COMUNICAZIONE DIGITALE
La comunicazione e i media digitali sono ormai fenomeni ampiamente studiati dalla psicologia sociale e dalla sociologia, perché in grado di scatenare meccanismi profondamente dannosi per la salute mentale.
Il primo e più noto meccanismo deleterio messo in moto dai social media è la FOMO (Fear Of Missing Out), descritto nella National Library of Medicine come “un’apprensione pervasiva rispetto al fatto che gli altri possano avere esperienze gratificanti dalle quali si è esclusi”. Questo fenomeno è innescato dalle stesse strategie di comunicazione che alimentano i media digitali, come le continue notifiche e le stories effimere, che portano avanti la filosofia della fast life e spingono la compulsiva necessità di rimanere costantemente connessi.
(Se ti interessa questo tema e vuoi approfondire, ti consigliamo di leggere gli articoli FOMO: QUANDO LA PAURA DI ESSERE ESCLUSI TI ROVINA LA GIORNATA e FOMO: IL LATO OSCURO DEI SOCIAL MEDIA sul nostro sito).
Ad intensificare questo meccanismo ci sono poi le metriche di vanity, ossia quegli indicatori, come like, commenti e condivisioni, che sembrano sintomatici del seguito di una pagina, ma che in realtà risultano privi di significato rispetto alle performance di una social media strategy. Queste metriche innescano meccanismi di dipendenza e convalida esterna con importanti ricadute a livello mentale, ponendoci in costante confronto con gli altri utenti e scatenando sentimenti negativi di tipo ansiogeno e depressivo.
Infine, anche la diffusione della hustle culture, ossia di quel modo di pensare secondo cui il duro lavoro sia l’unico modo per raggiungere il successo e avere soddisfazioni nella vita, incide significativamente sulla mente delle persone.
I social contribuiscono alla diffusione costante di messaggi di “successo rapido” e “lavoro H24”, che a loro volta possono provocare il fenomeno del burnout. Questo è definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come un fattore non patologico risultante dallo stress cronico correlato al lavoro, che comporta esaurimento, cinismo ed inefficienza, compromettendo gravemente la vita personale e professionale di chi lo subisce.
(Per far fronte a questo problema, ti invitiamo anche alla lettura degli articolo IDEAS WORTH SPREADING – BURNOUT: UNA VIA D’USCITA e IL BURNOUT TRA LAVORO E FLESSIBILITÀ. Intervista a Sara Colasanto che trovi sul nostro sito).
LE BUONE PRATICHE PER UNA COMUNICAZIONE SANA
Al netto di quanto appena analizzato, possiamo affermare che lo stretto contatto con i social media, che spesso è richiesto ai professionisti in marketing e comunicazione, può risultare profondamente deleterio per la salute mentale e il benessere psicologico.
Ecco perché questo articolo si pone di esporre alcune good practices per ridurre l’impatto negativo che deriva dall’utilizzo dei media digitali:
- Regola il tempo di utilizzo: inizia a trattare i social media come qualsiasi altra attività lavorativa o di studio, impostando orari precisi per controllare i trend e postare contenuti. Un tool pratico potrebbe essere la regola del 3×30, che consiste nel controllare i social solo per 3 intervalli da 30 minuti al giorno.
- Sfrutta gli strumenti nascosti: utilizza le funzionalità di Digital Wellbeing (Android) e Tempo di Utilizzo (Apple) integrate nel tuo smartphone. Imposta limiti di tempo all’utilizzo delle applicazioni social e sfrutta la modalità “non disturbare” o il “silent mode” delle notifiche quando hai bisogno di concentrazione.
- Usa le metriche di business reali: smetti di focalizzarti sulle metriche di vanità, che risultano fondamentalmente inutili nel definire una buona social media strategy, e concentrati sulle metriche di business reali, come le conversioni o le interazioni di qualità. Potresti impegnarti ad individuare 3 obiettivi di comunicazione che non includano la crescita dei follower.
- Promuovi lo slow content: cerca di promuovere un modello di comunicazione sostenibile e meno stressante, per te e per i tuoi follower. Privilegia contenuti di valore, che promuovono la riflessione piuttosto che lo scrolling immediato, e pubblica con minor frequenza.
- Costruisci confini nel tuo personal branding: attua uno stile comunicativo autentico, che superi il mito della perfezione digitale, senza però iper-condividere. Definisci fin dall’inizio cosa mantenere privato e cosa condividere, ad esempio individuando 5 argomenti personali che non pubblicherai mai per proteggere la tua sfera privata.
TRA SALUTE MENTALE E BENESSERE PROFESSIONALE
Concludendo, alla luce di quanto illustrato possiamo affermare che lavorare con i media digitali mette a dura prova il nostro benessere psicologico. Per questa ragione è fondamentale sapersi proteggere, tracciando confini definiti tra social media e vita reale, così da risultare meno suscettibili alle dinamiche scarsamente sostenibili che intercorrono su questi mezzi di comunicazione.
Ti invitiamo quindi a provare almeno una delle good practices illustrate in questo articolo e a farci sapere come ti sei trovato nella sezione commenti!
Ma soprattutto, ci teniamo a ricordare che, qualora avessi bisogno di un reale supporto psicologico, puoi sempre fare riferimento a servizi assistenziali come il Telefono Amico Italia o al servizio di counseling psicologico offerto dalla nostra università.
Perché la salute mentale dovrebbe sempre essere una priorità, rappresentando la base su cui poter costruire una vita personale e professionale piena e soddisfacente.
