LA PROPAGANDA NEI FILM HOLLYWOODIANI

Oggi parliamo di propaganda e no, non si tratta del tormentone estivo di Colapesce e Dimartino.

Per dare una definizione, per propaganda si intende il tentativo di influire sulle opinioni e sul comportamento delle persone attraverso tecniche di persuasione, in modo da favorire l’adozione di determinate idee, atteggiamenti e azioni. Dal momento in cui il fine ultimo di chi utilizza propaganda è convincere il maggior numero di persone possibili, l’avvento del cinema come mezzo di comunicazione di massa è stato un cambiamento importante che, naturalmente, è stato sfruttato.

In particolare, i regimi totalitari si sono avvalsi della produzione cinematografica per fare propaganda: basti pensare alla propaganda fascista e nazista atta ad inneggiare al patriottismo e a diffondere odio razziale.

Soprattutto nei tempi di guerra, però, è da menzionare anche il cinema di propaganda prodotto nei paesi democratici, uno tra tutti gli Stati Uniti.

Durante la Seconda Guerra Mondiale gli americani hanno fatto leva sui film di Hollywood per sostenere l’entrata in guerra degli USA al fianco degli Alleati e, dopo l’ingresso in guerra della superpotenza alla fine del 1941, hanno continuato a produrre film per esaltare l’immagine dell’esercito statunitense, rappresentandolo impegnato nella lotta contro i nemici nazi-fascisti.

Un film d’autore che si può annoverare nella produzione hollywoodiana di propaganda è Prigionieri dell’Oceano di Alfred Hitchcock. La trama riguarda otto personaggi americani e inglesi che trovano la salvezza a bordo di una scialuppa di salvataggio dopo che, in seguito allo scontro con un U-Boot tedesco, la loro nave era affondata insieme al sottomarino nemico. Solo un componente dell’equipaggio tedesco si salva e viene accettato a bordo della scialuppa. Il tedesco si rivela presto però un nemico scaltro e ingrato, inganna i compagni di scialuppa e, prima di essere gettato fuori bordo, indirizza il gruppo verso una nave di rifornimento tedesca. Il film si conclude comunque con un finale positivo, in quanto fa supporre che i membri dell’equipaggio siano stati salvati da una nave da guerra americana.

Il messaggio che il regista vuole mandare è evidente: del nemico tedesco non ci si può fidare, e l’unico modo per sconfiggerlo è con un’alleanza delle forze democratiche mondiali.

È curioso pensare che la propaganda di guerra è stata diffusa non solo attraverso film drammatici, ma perfino tramite i cartoni animati. La Disney si è unita alla produzione propagandistica con il cortometraggio Der Führer’s Face, in cui Paperino (il protagonista) è costretto a lavorare in una fabbrica di armi tedesca, a salutare ripetutamente i leader nazisti e a condurre una vita triste e dura. Al termine del corto, Paperino si sveglia e scopre che è stato tutto solo un incubo, vestito nel suo pigiama a stelle e strisce e abbracciando una Statua della Libertà in miniatura.

Anche in questo caso il messaggio è chiaro: il corto, che tra l’altro vinse l’Oscar nel 1943 come miglior cortometraggio d’animazione, è un inno alla patria e lascia intendere che i cittadini americani sono fortunati a essere nati nella land of the free invece che schiavi dei regimi totalitari.

Chiara Mascitti