PERFORMARE: LA GIOSTRA DELLA MODERNITÀ

Tre, due, uno: rincorri. Viviamo in una società in cui fare significa mostrare, mostrare significa esistere ed esistere significa performare.

La montagna è alta, tutti la scalano e tu con il tuo ritmo incalzi con fatica. Procedi per arrivare lontano, nel luogo della celebrazione collettiva in cui si parla la lingua dei vincitori. Che noioso sempre gareggiare, che noiosa la vita passata ad inseguire la perfezione irraggiungibile.

Mi chiedo se poi il viaggio sia un’odissea circolare: partire, per poi? Forse davvero tornare al punto di partenza: al confronto con se stessi, con le origini, con le radici, con le paure e le fragilità. Quel confronto a cui si vuole sfuggire proprio con la falsa pienezza dell’accumulare successi per appenderli al muro degli applausi.

Il problema è che sembra non esserci più una distinzione tra tempo libero e doveri. Sempre un vento sociale funge da trampolino verso le acque del riconoscimento, sempre bisogna emergere, performare, apparire invincibili in tutti i campi e fare più degli altri. Una trappola velata che non si mostra, ma c’è.

Quello che manca davvero è il momento di contemplazione, della riflessione intima, dell’approfondimento non esibito. Se non sorpassi non esisti ma per stupirti invece devi proteggere i tuoi segreti e non vivere per ostentarli. Difficile… è il meccanismo che ci divora, che ci fa vedere cosa fanno gli altri non per prendere una sana ispirazione a fare meglio, ma per paragonarci sentendoci sempre assurdamente indietro.

La meta di ogni percorso dovrebbe essere la libertà di scegliere la propria felicità senza per forza doversi sentire in affanno, in ritardo, e salire sulla giostra del pubblico. Scegliere quando arrivare primo, secondo, in anticipo o in ritardo. Dico a me stessa e a voi di incedere con il proprio passo, di non farsi influenzare troppo, se non con giudizio, da quello che tutti sembrano conquistare. La conquista ogni tanto risulta alienante come l’esigenza di approvazione altrui.

Agiamo per noi stessi, e per le persone che ci amano, celiamo i nostri traguardi che sono comunque veri anche se non vantati davanti alla platea. Tutte queste parole sono un’autocritica, sono una spinta per dire di premiare l’originale semplicità di seguire la propria strada senza semafori imposti, al massimo solo prefissati o sognati. Ecco la conclusione: la vita corre, corri con lei, ma a modo tuo.

Virginia Leonardi