MADE IN ITALY: L’ALTA MODA ITALIANA DIVENTA UNA SERIE TV

Quando si parla di alta moda non si può che pensare all’Italia. Made in Italy nasce proprio per omaggiarla, raccontandone la nascita attraverso una serie televisiva che, attraverso le storie dei più grandi stilisti italiani, vuole far scoprire in che modo sia riuscita ad affermarsi a livello internazionale.

Made in Italy è una serie tv italiana prodotta da Taodue e The Family, disponibile dal 2019 su Prime Video e recentemente trasmessa in prima serata su Canale 5. Dall’idea della produttrice cinematografica Camilla Nesbitt, la fiction in otto puntate racconta la storia di Irene Mastrangelo, una studentessa non soddisfatta del suo percorso di studi che un giorno, quasi per caso, trova un posto di lavoro presso la redazione di un celebre giornale di moda: Appeal.  

La bambola di Patty Pravo, brano scelto per la sigla, fa subito immergere in un’epoca passata, quella della movimentata Milano del 1974. Gli anni ’70 rappresentano il periodo storico che ha visto l’emergere di alcuni dei più grandi stilisti italiani che, grazie al loro talento, creatività e ingegno, hanno contribuito a rendere grande l’Italia nel mondo: nel corso delle puntate sarà infatti possibile conoscere le figure di Krizia, Valentino, Armani, Missoni, Ferrè, Fiorucci, Albini, interpretati da un cast costituito da volti nuovi e attori celebri. Oltre al prevalente tema dell’haute-couture italiana, Made in Italy affronta, attraverso il racconto delle vicende quotidiane dei personaggi, alcune tematiche chiave che hanno segnato la storia del nostro Paese: le lotte sindacali, l’emancipazione femminile, l’omosessualità, la droga e molto altro ancora.

Per gli schermi italiani Made in Italy si mostra come una totale innovazione: la storia della nascita delle grandi firme, infatti, non era mai stata raccontata dal cinema italiano. Lo svolgimento della serie rende possibile intuire come la moda, in quegli anni, fosse un settore in grande evoluzione, che rifiutava di essere etichettato come un mondo superficiale ed accessorio: la moda è infatti arte, cultura e rivoluzione. Un abito non è semplicemente un abito, ma una dichiarazione, un modo per dire e rappresentare qualcosa. Basti pensare a Giorgio Armani, che attraverso i suoi abiti ha rivendicato la figura della donna dell’epoca, una donna che non aveva necessità di indossare una gonna per essere femminile e sensuale: nasce da qui la sua famosa giacca destrutturata che, abbinata a un pantalone dal taglio maschile, diventa il must have delle donne in carriera della Milano degli anni ’70. Tutto questo è stato rappresentato al meglio grazie alla collaborazione con le grandi case di moda: i capi visibili in scena, infatti, sono tutti abiti d’epoca originali, che hanno contribuito ancor di più a far immergere lo spettatore nell’atmosfera di quel tempo.

Made in Italy ha raggiunto a pieno il suo obiettivo: quello di raccontare e celebrare la moda italiana, un mondo tanto affascinante quanto rivoluzionario. Ma questo è solo l’inizio di una storia che è arrivata fino ai giorni nostri. La domanda da porsi ora è solo una: Made in Italy avrà un seguito?

Claudia Campanale