LA REGINA DEGLI SCACCHI, LA SERIE CHE FA TENDENZA

La Regina degli scacchi (The queen’s Gambit) è una miniserie statunitense prodotta da Netflix e rilasciata sulla piattaforma lo scorso 23 ottobre. Si tratta di una serie ambientata tra gli anni ‘50 e ‘60 che si incentra sulla storia di una bambina prodigio degli scacchi di nome Beth Harmon, che nonostante la sua vita travagliata riesce ad ottenere un successo inaspettato perfino per lei. 

Non voglio entrare nei meriti della trama e togliere agli spettatori il piacere di gustarsi questa serie intensa e appassionante, ma vorrei piuttosto concentrami su alcuni aspetti interessanti che si collegano all’influenza che un prodotto mediale può avere sulla nostra vita

Sembra assurdo pensare che un racconto ambientato ormai cinquant’anni fa possa aver catalizzato tanto l’attenzione del pubblico internazionale, eppure così è stato. 

Si è stimato che la serie abbia totalizzato circa 62 milioni di spettatori in soli 28 giorni diventando la serie più vista della storia ed entrando nella top ten delle serie più apprezzate in ben 92 paesi.

C’è però qualcosa di più sorprendente degli indici di ascolto. 

La serie si basa sull’omonimo libro di Walter Tevis pubblicato nel 1983, quindi ben 37 anni fa

Ebbene, dopo l’uscita della serie il romanzo di Tevis è diventato uno tra i più acquistati su Amazon e nelle varie librerie. 

Raymond Williams, uno dei massimi esperti di media del secolo scorso nonché autore del filone degli Studi Culturali, aveva già intuito come i moderni mezzi di comunicazione potessero dare la possibilità di riportare in vita artefatti che si davano per estinti e aveva descritto questo fenomeno con l’espressione “cultura del residuo”. 

Ecco, il libro di Tevis è l’esempio lampante di come per tornare a far parte della cultura mainstream sia sufficiente oggi una serie TV. 

Non so però se Williams si sarebbe mai aspettato che una serie potesse anche arrivare a far emergere passioni nascoste. 

Che i mass media orientino gusti e consumi è cosa ormai ben nota, ma chi avrebbe mai detto che sarebbe valso anche per gli scacchi

Gli scacchi non sono il calcio e nemmeno il gioco più in auge in questa epoca, soprattutto in Italia, eppure dopo l’uscita della serie c’è stata un’impennata nelle vendite di scacchiere del 125% e in tutto il mondo si è iniziato a comprarne.

Insieme alle scacchiere, dopo anni di oblio, sono tornati alla ribalta anche i libri sugli scacchi con un +603% di vendite. 

Non so se questo sia accaduto perché gli scacchi sono la metafora della vita, come suggeriscono alcuni esperti, o se sia la magia di Netflix, se però non aveste ancora trovato un hobby in questo periodo buio perché non farvi guidare dalla Regina? 

Sofia Contini