HEALTH 2.0: LUCI E OMBRE DELLA COMUNICAZIONE SANITARIA DIGITALE

Internet e i social media sono diventati, negli ultimi anni, strumenti di comunicazione ed informazione essenziali anche in ambito medico. L’utilizzo di apposite app per monitorare la propria salute, la raccolta di dati sanitari e l’opportunità di interagire direttamente con i professionisti del settore sono solo alcune tra le potenzialità offerte. La digitalizzazione del comparto è una realtà sempre più importante al punto da essere sintetizzata nell’espressione “Health 2.0”.

Grazie all’interazione diretta ed immediata offerta dalla digitalizzazione, gli individui sono in grado di ottenere migliori risultati in ambito sanitario, grazie alla connessione e alla condivisione di esperienze tramite le piattaforme social. Stiamo assistendo, quindi, ad una profonda trasformazione socio-culturale resa possibile proprio dalla sempre maggior penetrazione del digitale all’interno della nostra quotidianità.

Per quanto sicuramente efficace ed innovativo, l’Health 2.0 deve necessariamente fare i conti con il lato più oscuro del web, nel quale risulta estremamente facile perdere sé stessi e la propria dimensione, i siti Pro-Ana (pro-anoressia) e Pro-Mia (pro-bulimia) ne sono un esempio lampante. I disturbi alimentari sono patologie psichiatriche estremamente gravi ma, al contrario delle credenze generali, non sono orientate al desiderio ossessivo di magrezza ma dettate piuttosto dal tentativo di colmare vuoti d’amore. Si tratta di un’emergenza sociale a tutti gli effetti: Bell, in una ricerca del 1985, ha ipotizzato la presenza dell’anoressia addirittura nel primo Medioevo, prendendo in considerazione la vita delle sante e contestualizzandola all’interno di rapporti familiari disfunzionali. È quindi sorprendente come problemi sanitari di tale portata abbiano, al loro fianco, schiere di attivisti pronti a difendere queste patologie definendole come stili di vita. è imprescindibile sottolineare poi come essi siano estremamente visibili sui social network, in particolare su YouTube ed Instagram, piattaforme nelle quali l’immagine è predominante.

Al fine di attrarre un esercito di adepti sempre più consistente, questi utenti utilizzano strategie manipolatorie estremamente sottili, adoperando gli stessi hashtag dei video sanitari affidabili, utilizzati solitamente per reperire informazioni, in modo da deviare il traffico, canalizzandolo all’interno dei loro siti web i quali, spesso, appaiono in primo piano sui motori di ricerca rispetto a pagine con contenuti autentici. Ciò è dovuto sicuramente ad una particolare conoscenza da parte di questi utenti degli algoritmi soggiacenti le piattaforme web, unito ad una sostanziale lacuna normativa riguardo la regolamentazione di queste ultime. Il tutto accentuato dal potere della disinformazione dei cittadini che, spesso, sorvolano sull’affrontare tematiche spinose come quelle inerenti ad una patologia mentale così complessa. Ciò nonostante, l’utilizzo di Health 2.0 ha consentito un netto snellimento del comparto sanitario, promuovendo una comunicazione autentica, affidabile ed interattiva tra gli utenti.

Risulta comunque evidente la necessità di operare una complessa ricerca multidisciplinare al fine di comprendere i reali meccanismi sottostanti le piattaforme digitali in modo da poterne incrementare il valore positivo in termini di salute pubblica, consentendo alle autorità competenti di individuare e demolire gli aspetti più negativi del web in modo da poter tutelare la salute dei cittadini in maniera globale, tramite una fruizione dei contenuti sicura e trasparente. 

Martina Allegri