MANIFESTO DEL PIATTO, PER UN TEATRO RIDIMENSIONATO

In questo difficile momento storico segnato dalla pandemia, una nuova parola, che è quasi uno stato d’animo, sembra ormai essere entrata nel nostro quotidiano: appiattimento. Da quel lontano 10 Marzo le nostre vite sono ormai stravolte: ciò che prima era frenetico e inarrestabile è diventato piatto. Piatto è il simbolo delle abitudini, l’oggetto di uso comune. Piatto è anche lo schermo, in cui siamo stati catapultati e inglobati totalmente. Ma piatta è soprattutto la voce di alcuni lavoratori, che vengono totalmente dimenticati nella tanto agognata fase 2.

Sto parlando degli artisti, una fetta importante della storia di uno Stato che, nato dalle fondamenta di Dante e Petrarca, oggi decide di gettarli nell’oblio. In una condizione così fragile in cui è grazie alla profondità e alla bellezza dell’arte che siamo potuti evadere dagli orrori del virus, l’indifferenza ha coperto proprio loro, gli artisti. 

I teatri e le piccole botteghe degli attori sono stati sradicati dal loro habitat naturale (il palco) e catapultati in una provvisorietà mediatica che rischia di appiattirli per sempre. Come si fa a virtualizzare un settore che si fonda sulla presenza, sull’unicum dello spettacolo dal vivo, sullo scambio di emozioni e sul contatto umano

Per tali problematiche, mai come prima, gli artisti si sono uniti ed hanno fatto sentire la loro voce, creando hashtag come #l’attoreinvisibile e #attorieattriciuniti, firmando petizioni ed inventando video provocatori.

Proprio per le loro iniziative quello che era da sempre considerato come un nemico è diventato il loro unico alleato: internet. È infatti un coro unanime quello che si leva dai rappresentanti delle compagnie indipendenti e dai singoli artisti che riscoprono la forza promulgativa del digitale.

Una delle più originali e creative iniziative è quella sviluppata a Ragusa dalla Compagnia G.o.D.o.T, che vede la creazione di un vero e proprio manifesto rivoluzionario: “il manifesto del piatto”, ideato dalla poetessa Lina Maria Ugolini e dall’attore-regista Vittorio Bonaccorso.

Ha il carattere incisivo e sofisticato della poesia contemporanea. Viene pubblicato nel CENDIC e in poco tempo ottiene ingenti condivisioni e contributi di grandi artisti, tra cui il compositore musicista Joe Schittino e l’attore Pietro Montandon.

Coniugando il nuovo con l’essenziale, il manifesto vuole essere una provocazione: gli artisti sono costretti, compressi, perdono la loro tridimensionalità, devono uscire dagli schermi e ritrovare il palcoscenico ma nel frattempo non possono fare a meno di reinventarsi con un nuovo linguaggio bidimensionale. Questa ricerca deve rifuggire dall’appiattirsi con le infinite immagini prodotte giornalmente dalla piattaforma digitale, deve trovare una propria forma per evitare di ridursi a “mera cronaca del quotidiano”.

«ESALTIAMO LA LEGGEREZZA di un attore che deve imparare dalla suola, da una foglia caduta, dall’essere garza di parole.

È giunta l’ora di CELEBRARE le IMPRONTE. La forza che ha schiacciato, azzerato il mondo, costringe il teatro ad essere un’impronta di se stesso e mere impronte gli attori. Ri-dimensionare il teatro …induce a tracciare sulla superficie del web la cornice di un qualcosa sul quale muoverci, camminare, tornare a recitare per non dimenicarsi d’esistere.»

Per guardare il video del manifesto del piatto cliccare qui.

Giulia Guastella