UN VACCINO CONTRO L’INFODEMIA: IL CASO WILL

Se per contrastare il dilagare della pandemia è necessario isolarsi, tenere le distanze di sicurezza e lavarsi le mani spesso, come fermare l’altrettanto pericolosa infodemia?

Le istituzioni nazionali e sovranazionali si stanno adoperando per prendere i giusti provvedimenti. Si pensi alla task force contro le fake news costituita dal governo, di cui è membro anche il nostro professore Ruben Razzante. Oppure, il Parlamento Europeo aiuta i cittadini a distinguere le notizie vere da quelle false attraverso guide e contenuti. Persino le piattaforme private, da Facebook a Google a Twitter, che in passato non sempre hanno avuto una posizione chiara contro il contrasto delle bufale sui social, stanno collaborando con il Ministero della Salute e l’OMS per dare spazio prioritario alle notizie istituzionali, tramite pop-up informativi oppure reindirizzando gli utenti “inciampati” su fake news, individuate grazie al lavoro di organizzazioni di fact-checking e segnalate tramite apposite etichette. 

La guerra contro la disinformazione va combattuta da ogni singolo utente della rete, partendo proprio dai contenuti che fruisce e che, potenzialmente, condivide. Per questo motivo, diventa essenziale supportare le iniziative social a tutela della buona informazione: niente titoli sensazionalisti e fonti sempre esplicitate. È il caso di Will Italia, un progetto imprenditoriale sviluppato dall’influencer-economista, se così si può definire, Imen Boulahrajane, conosciuta sui social come @imenjane e dall’ex public policy manager di Airbnb, Alessandro Tommasi. La startup avviata a gennaio apre la strada ad una nuova forma di giornalismo, volta a creare una community di utenti più consapevoli del loro impatto per un mondo sostenibile, come spiega Tommasi su LinkedIn. Will, infatti, significa volontà: volontà di diventare migliori e prendere parte al futuro, come incoraggia la call to action contenuta nella descrizione del primo post condiviso. 

Dopo poco più di tre mesi il profilo conta oltre 220k follower ed ha un engagement rate superiore alla media, pari al 2.90 % (fonte: Ninjalitics). Ma a cosa è dovuto il successo di Will?

Innanzitutto, i contenuti condivisi, contraddistinti dall’affidabilità, citano sempre le fonti e vedono diversi esperti destreggiarsi tra Mes, privacy, permafrost ma anche consigli di lettura, quiz e testimonianze dall’estero. 

In secondo luogo, il format. Will è stato lanciato su Instagram per poi abbracciare anche i podcast, offrendo contenuti perfettamente rispondenti alle esigenze del target, la Generazione Z: infatti, Will nasce per dare un’informazione nativa, dato che i grandi media utilizzano i social per riciclare contenuti creati per altre piattaforme, come dichiara Imen a Chef in Camicia. Tutti i post sono accattivanti sia graficamente che linguisticamente e offrono brevi pillole ben confacenti alle abitudini mediali della snack culture e all’atteggiamento informativo dei più giovani, i quali vagabondano online alla ricerca di concetti da assemblare in autonomia, secondo l’approccio messing around descritto dal ricercatore Mizuko Hiko. Per questo motivo, i lettori non sono ricettori passivi ma partecipano alle dirette, rispondono alle domande dei quiz, commentano, creando così la Will community. Vuoi farne parte? Ti basta seguire @will_ita su Instagram!

Silvia Redaelli