Feel Good

FEEL GOOD: UNA SERIE TV PER STARE BENE

Avete presente la sensazione che si prova quando siamo avvolti da un abbraccio forte, quando il calore ci avvolge e ci restituisce intorno un porto sicuro in grado di allontanare la tempesta al di fuori? La nuova dramedy Feel Good, è proprio questo: un abbraccio stretto intorno alla vita, ai fianchi, alla cinta di ciò che siamo a contatto con gli altri ma cullati dalle nostre paure.Mae Martin, attrice e comica canadese che è anche co-creatrice e interprete di questa semi-autobiografia, ci regala in questo racconto – che concentra la sua prima stagione in pochi e brevissimi episodi – una parte della sua storia ma anche uno sguardo ampio, caldo e coinvolgente, su ciò che l’amore è in relazione a tutto ciò che siamo prima e anche dopo di lui.

Mae è una stand-up comedian in UK che, tra un tentativo e un altro di far ridere il pubblico del club in cui si esibisce, conquista con irrimediabile rapidità Georgina “George” (Charlotte Ritchie), una ragazza etero – o, almeno, fino ad allora – che, come la prima, si astrae dalle etichette e si tuffa di petto in questa nuova sensazione, un colpo di fulmine proprio come nelle favole migliori. La relazione tra le due nasce in breve tempo e diventa seria prima che demoni e paure di ciascuna possano venire alla superficie perché non esiste nulla al di fuori di Mae e George, quello che provano è tutto ciò che conta, finendo col trascurare in modo importante il mondo che le circonda e le conseguenze che ciò può avere sulla salute delle loro emozioni.

Feel Good, infatti, come intuiamo dal titolo, è un richiamo alla bontà di ciò che regala la vita, alla spensieratezza di quello stato di benessere che si prova quando ci si sente protetti e al sicuro, ma è anche un avvertimento profondo: le paure, soprattutto quando non ci si permette di esprimerle, ci cullano e ci abbracciano allo stesso modo, facendoci sentire sicuri perché le abbiamo arginate quando in realtà le abbiamo solo sostituite con una sorta di “farmaco equivalente”, quasi sicuramente positivo ma potenzialmente altrettanto dannoso. Bastano infatti poche ore in cui George si allontana per la prima volta da Mae perché si facciano spazio prepotenti i primi disagi di questa sospensione: la dipendenza di Mae prende il sopravvento con gli stessi sintomi di una crisi di astinenza, mentre le bugie o le mezze verità dell’altra ne condizionano con frustrazione le interazioni con chiunque altro nel corso della giornata e dei successivi episodi.

Feel Good, tutto sommato, ci ricorda che anche le debolezze, le paure, le bugie e le dipendenze ci fanno sentire bene, con i loro effetti positivi e negativi, perché non solo mettono a nudo le persone che siamo ma a volte sono anche l’unico modo in cui è possibile entrare davvero in contatto con gli altri.

Non è un caso che una scena particolarmente emblematica sia quella in cui la più importante conversazione tra Mae e sua madre – una splendida Lisa Kudrow (la celebre Phoebe Buffay di Friends) – si svolga in un luogo rappresentativo della paura stessa, una casa stregata in cui l’austera donna sembra a suo perfetto agio (tanto da dichiarare di aver bisogno di un altro giro “per rilassarsi”) che è anche rappresentazione di una paura fantoccio, una finzione in cui spettri e debolezze ci circondano e ci si stringono intorno riempiendoci di angosce che è necessario però attraversare prima da soli e poi con gli altri.

Una serie “sensazionale”, nel senso che ci trasmette emozioni quasi distillate emanando una vera e propria sensazione di calore umano attraverso cui riusciamo ad assorbire diverse lezioni date sia dalle due protagoniste che da alcuni dei personaggi ancillari. Un prodotto fresco e denso di contenuti incanalati in dialoghi raffinatamente scritti e accordati, di cui spero potremo godere ancora in una possibile seconda stagione. Feel Good è proprio l’abbraccio di cui abbiamo bisogno in questa momentanea distanza dagli affetti che stiamo vivendo.

Simona Riccio