FRANCA BETWEEN CHAOS AND CREATION

Franca Sozzani è stata ed è rimasta una figura monolitica. Il documentario Franca: Chaos and Creation, girato dal figlio Francesco Carrozzini, consegna ai posteri l’aura di questa evanescente figura. Probabilmente Franca non ha mai toccato le punte di esclusività raggiunte dalla collega Anna Wintour che, la leggenda narra, presenzia alle feste per quindici minuti e poi come è arrivata, ritorna invisibile; ma di sicuro ha lasciato dietro di sé un velo di misticismo.

Se a qualcuno questo modus operandi potrebbe sembrare anacronistico, ricordiamo che stiamo parlando del conosciutissimo, ma poco codificato, mondo della moda. Franca Sozzani, per i non addetti ai lavori, è stata la direttrice di Vogue Italia per 28 lunghi anni. Si laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università Cattolica di Milano con una tesi in Filologia germanica. La parabola della sua vita termina, purtroppo, all’età di 66 anni, sorprendendo tutti dopo la presentazione, avvenuta qualche mese prima, del documentario sulla sua vita al Festival del Cinema di Venezia.

Un’esistenza condotta con la decisione di una leader e la leggerezza di una rondine, capace di planare da un matrimonio al divorzio nel giro di tre mesi senza guardarsi indietro, sottolineando, anzi, come “le pagine si girano, così come si girano i matrimoni”. Senza l’intenzione di voler creare un’agiografia, il regista, nonché figlio della protagonista, Francesco Carrozzini, prosegue l’incedente intervista alla madre per le strade di New York, alternando battute satiriche, aneddoti e sorrisi, a immagini di nostalgici filmati in VHS, che riprendono le vacanze della madre con la famiglia, durante la prima parte della sua vita.

La sua figura, tuttavia, è passata alla storia per le scelte che ha portato avanti quando era a capo della redazione di Vogue Italia. Franca è stata la prima a inserire in copertina, e sulle pagine patinate dell’edizione italiana del periodico newyorkese, temi sociali e scottanti, che la moda si era ben guardata dal trattare precedentemente: War Issue, Rehab Issue, Curvy Issue e infine, l’acclamato, Black Issue, sono alcuni dei suoi servizi più dirompenti. Dal suo pulpito, Franca sottolinea che la sua intenzione non era di fare di un magazine un’opera d’arte, ma di prendere una posizione sociale importante ed epocale. Il suo demiurgo occhio riformatore ha avvicinato, come mai era stato fatto prima, il mondo della moda, sempre visto parallelamente alla realtà, alla sfera autoritaria dell’informazione, che scorre incessante sulle nostre televisioni e sui quotidiani nazionali. Forse quella approntata da Franca era la stessa spinta culturale, la stessa cultural credibility, che oggi la testata internazionale NOWFASHION reclama come necessaria per la moda in uno dei suoi ultimi articoli.

Inizialmente ho utilizzato il termine aura per descrivere la sagoma di Sozzani, lo stesso termine impiegato da Walter Benjamin per indicare il carattere individuale, unico, dell’opera d’arte, a fronte della sua riproducibilità tecnica nell’epoca della fruizione di massa. Infatti, nonostante il documentario consegnatoci dal figlio, dalle riprese traspare il peso della perdita della sua figura. Gli scatti del fotografo Peter Lindbergh ci restituiscono solo in parte la fusione tra un’icona di Botticelli e un’eroina di Stendhal,  come tiene a descriverla il filosofo Bernard-Henri Lévy, intervistato nel documentario.

In conclusione rimane una fine pennellata, una esile piuma della sua figura, che ancora ha la forza di fluttuare e di dire che più che un fallimento, imputabile quindi alle sue scelte e capacità, l’unica ombra della sua vita riguarda qualcosa che non si decide, ma che succede e basta: la grazia del vero amore.

Martina Bissolo