#DDD. PIÙ DI UNA APP: LE CONSEGUENZE INATTESE DI UBER

Uber è un servizio di trasporto automobilistico privato caratteristico della sharing economy che, sebbene non particolarmente presente in Italia, ha cambiato radicalmente il modo di concepire il trasporto a livello globale. Sul palco dei Digital Design Days è intervenuto Michael Gough, Vice President of Design dell’azienda di San Francisco, che ha parlato delle conseguenze inattese della rivoluzione di Uber.

Come possiamo leggere nell’articolo di Business Insider, le controversie di Uber non riguardano solo l’Italia, dove il servizio è presente oggi solo con funzioni collaterali come quella del food delivery a causa dello scontro con la categoria dei tassisti che lo ha sempre contestato come strumento di “concorrenza sleale”: l’azienda è stato spesso al centro di altri grandi scandali, basti pensare alla grande discussione sul sistema dei guidatori freelance che si sono spesso organizzati in scioperi e manifestazioni e i cui diritti sono apparsi come non tutelati, o a quella sulla salvaguardia dei passeggeri, dopo vari casi di violenze su clienti.

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 “Noi designer siamo storyteller, e se riusciamo a raccontare bene le storie, queste diventano vere”, ha esordito Gough durante il suo intervento ai Digital Design Days, continuando: “Uber ha causato cambiamenti radicali nel settore dei trasporti, con conseguenze inattese negative nelle aree adiacenti a questo settore, a livello sociale, economico e ambientale. Oggi vogliamo però anche concentrarci anche sulle conseguenze inattese positive”.

In effetti, i problemi che hanno circondato Uber negli anni, non sembrano aver frenato la sua crescita: attivo in 65 paesi e 600 città, il servizio organizza 14 milioni di passaggi ogni giorno, forniti da 22K drivers. Nel 2018 Uber ha raggiunto le 10 miliardi di corse, un numero che ci fa pensare a quanto il mondo dei trasporti si stia evolvendo e quanto Uber sia stato in grado di imporsi sul mercato grazie a una serie di vantaggi che offre, oltre alle controversie, sia per i suoi impiegati sia per i clienti finali, sebbene una delle conseguenze inattese più preziose di Uber non riguardi le persone coinvolte nel servizio, bensì le infrastrutture che ha creato.

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“L’asset più prezioso di Uber riguarda i suoi sistemi virtuali, repliche di tutti i sistemi e i processi appartenenti al mondo fisico.” È proprio grazie a queste mappe di dati virtuali che Uber ha potuto analizzare dei cambiamenti che il servizio ha innescato negli anni a vari livelli, partendo da quello socio-economico: leggendo i dati sull’utilizzo di Uber a Parigi l’azienda si è accorta che il servizio è andato spontaneamente a coprire le zone più problematiche della metropoli francese che tendevano a rimanere isolate dal resto della città, ma che presentano oggi movimenti in entrata e uscita grazie ai driver che partono proprio da queste zone; e ancora, “in Arabia Saudita Uber è stato lanciato nel 2014 e ha fornito un servizio più sicuro e attendibile per la mobilità della parte femminile dalla popolazione, aumentando la loro indipendenza, fino ad arrivare alla prima driver donna, grazie alla rimozione del divieto per le donne di guidare avvenuta a giugno 2018”,  ha continuato Gough.

Uber non ha solo portato conseguenze a livello di organizzazione sociale, è infatti inevitabile fare i conti con le ripercussioni ambientali del servizio, perché, come ha sottolineato Gough, “maggiore mobilità vuol dire più emissioni”. L’azienda ha lanciato quindi la possibilità di condivisione della stessa corsa tra più passeggeri, diminuendo così la presenza di vetture sulla strada. In più, Uber ha anche integrato la coordinazione con i trasporti pubblici all’interno della propria app, scelta spiegata da Gough in una recente intervista a Panorama: “crediamo che possiamo fare qualcosa che ha un valore se aiutiamo a eliminare gli ostacoli di un trasporto multimodale. Quello dei mezzi pubblici integrati nella app è solo l’inizio.”

Oggi Uber si avvale di molte collaborazioni, dalla condivisione dei dati con le città per aiutare le metropoli a leggere i flussi urbani e le difficoltà ad essi collegate, fino al dialogo con la Nasa per il progetto legato alla mobilità aerea elettrica UberAir.

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È insomma ormai chiaro che il servizio offerto da Uber sia qualcosa che non riguarda il semplice trasporto automobilistico, ma faccia parta piuttosto di quella rivoluzione dei trasporti integrata con i sistemi sociali, economici e ambientali locali e globali che, se gestita nel modo corretto, potrà portare a “pensare a Uber meno come una semplice azienda di trasporti e più come un’azienda di opportunità”.

di Maddalena Esteri