MARKETING TRIBALE: COME FORTIFICARE IL SENTIMENTO COMUNITARIO DEI CONSUMATORI

Piume colorate, frange e copricapi maestosi? Non proprio, il marketing tribale è una strategia di marketing non convenzionale in cui il brand si trasforma in aggregatore di persone, riunite appunto in tribù, attorno alla passione comune per un prodotto, uno stile di vita o un concetto. Il marketing tribale agisce in modo del tutto trasversale, riunendo persone completamente diverse sotto il profilo socio-demografico nel nome di uno stesso interesse. Pertanto, le tribù sono per lo più frutto di decisioni emotive e passionali che razionali.

Il marketing tribale nasce nella postmodernità come risposta a un estremo individualismo che porta l’uomo postmoderno, sempre più isolato, fragile e insicuro, a ricercare e ristabilire legami sociali arcaici e comunitari. Si assiste a un riequilibrio dei valori di progresso con tendenze di regresso e di ritorno alla tradizione. In questo modo il marketing tribale crea un importante ponte col passato recuperando i valori più tradizionali della vicinanza, del senso di comunità, delle relazioni umane profonde.

Nel panorama attuale, numerosi sono i brand che hanno ammantato i loro prodotti di un fascino tutto retrò: Camper, l’azienda di calzature di Maiorca che fa dell’attaccamento al territorio e dell’artigianato i suoi punti di forza, Fiat con la nuova Fiat 500 che porta indietro nell’Italia di fine anni ’50 e il movimento Slow Food che tutela alimenti legati a identità culturali forti e a tradizioni locali.

Partendo proprio dal bisogno di relazionarsi in comunità dei consumatori, il marketing tribale crea e fortifica il sentimento comunitario dei consumatori sfruttando il valore di legame del prodotto. Il prodotto diventa il mezzo per creare e mantenere legami comunitari. In un simile contesto tribale, il web 2.0 e, più nello specifico, i social media rivestono un ruolo chiave nell’amplificare in modo esponenziale le possibilità di coinvolgimento e di fidelizzazione dei consumatori attorno al prodotto-brand che diventa un culto. Al centro di questo approccio non si trova più la relazione brand-consumer ma la relazione inter-consumer, una rete di relazioni peer-to-peer che si rafforza attraverso il passaparola.

Ducati, sull’orlo del fallimento nel 1996, è stata rilanciata scommettendo tutto proprio sulla tribù, un escamotage rivelatosi vincente per far fronte all’impossibilità economica di mettere in atto una campagna rivolta al grande pubblico. O ancora Tim, che ha fatto tesoro del marketing tribale con la campagna Tim Tribù Village che è sfociata nella creazione di un’area di ritrovo per i giovani a Milano al fine di rispondere al forte bisogno di aggregazione, comunicazione e condivisione dei ragazzi.

Nello scenario contemporaneo, il marketing tribale si rivela uno strumento prezioso per stabilire legami autentici e duraturi con i clienti, ascoltando, interagendo e parlando con loro per alimentare fiducia, coinvolgimento e affetto nei confronti del brand.

Ilaria Vianello