All’origine era il rock n roll

L’anarchia, la vita esagerata, il sesso, la droga, la moda,  l’eccesso, un certo fatalismo bohémienne. Se ci fosse un albero genealogico dei generi musicali,  la nuova ondata di hip hop Trap avrebbe come padre il rap, ma suo nonno sarebbe proprio lì, nella mitologia rock.

Molti già l’hanno capito: Sfera Ebbasta ne ha fatto un discorso superficiale con Rockstar, Post Malone ha un sano gusto per il punk, che suonava da ragazzino, giusto per fare due esempi. Ora la sperimentazione finale arriva con Achille Lauro e il suo album 1969.
Lo dico da subito: a chi scrive è piaciuto molto.

Lauro adatta la scrittura Trap su sonorità rock & punk che allo stesso tempo vanno a contaminarsi con strutture da musica elettronica: il risultato è un album sapientemente breve, che si ascolta che è una favola, mantiene riferimenti personali e ha tanto stile da riuscire perfettamente nel suo compito, evocare un immaginario.

Se a questo calderone di suggestioni di cultura pop e sonorità diverse, capiamo anche la voglia di sperimentare, essere innovativi e portare avanti un percorso artistico strettamente personale, diventa quasi impossibile non apprezzare almeno il tentativo.

1969 è bohémienne, è trendy, è Baudelaire, è Fendi, è Fight Club, è Brad Pitt, è tragedia, è Shakespeare. È una nave al naufragio che non segue rotte prestabilite, è Achille Lauro.

Marco Santeusanio