LA FAVORITA: QUANDO IL GROTTESCO DIVENTA UN CAPOLAVORO

Affetto, stima, predilezione, seduzione, passione, arrivismo, fama, potere: La Favorita di Yorgos Lanthimos è tutto questo, un turbinio di pulsioni in una storia di intrighi, complotti e bizzarrie in stile XVII secolo.

Dopo il successo de Il Sacrificio del Cervo Sacro, Yorgos Lanthimos si lancia in una tragicommedia che cattura e seduce, anche grazie all’audacia e alla grazia un po’ folle del trio – completamente femminile – che domina la pellicola, ambientata alla corte della Regina Anna nell’Inghilterra del XVII secolo. Olivia Colman, Rachel Weisz ed Emma Stone sono le paladine indiscusse di questa vicenda fatta di sarcasmo, gelosia, vendetta, lussuria e intrighi politici.

Ambientato nell’Inghilterra patriarcale dell’ultima erede Stuart, sullo sfondo delle guerre straniere, il film ci catapulta bruscamente nelle stanze private di corte, dove si celano segreti sconvenienti e intimità allarmanti.

Scritto da Deborah Davis e Tony McNamara, il film presenta dialoghi sempre pronti e taglienti che aggiungono ritmo a questa storia ironica e grottesca, abbellita dagli sfarzi assurdamente colorati e profumati di corte.

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Vincitrice del BAFTA come migliore attrice protagonista, Olivia Colman è la Regina Anna, sovrappeso, tormentata dalla gotta e perennemente depressa. Incurante degli impegni politici, ella si affida al consiglio dell’amica fidatissima – nonché amante preziosissima – Sarah Churchill, interpretata da Rachel Weisz, anch’ella premiata ai BAFTA 2019 come migliore attrice non protagonista.

In questa intensa e segreta relazione si intromette Abigail (Emma Stone), cugina squattrinata di Sarah che presto si fa strada nelle “grazie” e nella camera da letto di Anna, scatenando una vera e propria lotta di potere per le attenzioni della Regina.

ROBBIE RYAN

Nonostante l’ambientazione storica, La Favorita non mostra le tipiche costanti di un dramma in costume. Al contrario, la trama sembra ironicamente e crudelmente contemporanea, con picchi di assurdità esuberante che fanno sembrare sarcastici anche i brevi momenti di tenerezza.

A rendere in maniera straordinaria l’elemento dell’assurdo sono le tecniche di ripresa di Robbie Ryan, a dir poco inusuali per il genere: gli obiettivi grandangolari per smussare gli angoli e i continui fish eyes ci scaraventano nelle stanze di corte, come per invitarci a spiare da un buco ogni smorfia di cattiveria, tristezza, di piacere, ed i pensieri più viscerali dei personaggi, mentre tutto il resto del mondo rimane fuori, passivo, inesistente.

Lanthimos è riuscito senz’altro a realizzare un’opera tutta al femminile che ci lascia stregati ed anche divertiti per la performance magistrale delle tre protagoniste.

La Colman interpreta alla perfezione la monarca insofferente e cinica, alternando tratti infantili e capricciosi a momenti di profondo dolore, che ci avvicinano e ci colpiscono profondamente. Weisz incarna invece la fermezza di una donna impavida, che conosce e tiene al guinzaglio i suoi nemici. Anche Stone si dimostra versatile e interessante, passando con maestria da una fanciulla innocente a una donna sfrontata e arrivista.

La colonna sonora alterna musica classica a pezzi contemporanei di Olivier Messiaen, Luc Ferrari e Anna Meredith. I titoli di coda sono introdotti dalla versione per clavicembalo di Skyline Pigeon di Elton John, dal suo album di debutto Empty Sky, del 1969. Una colonna sonora che oscilla tra musica e suono atmosferico, tra le note di Vivaldi, Handel e Purcell, e le martellanti note sperimentali di Anna Meredith che ci accompagnano in un’atmosfera isolata dal mondo… divertendo il pubblico e preparandolo a gesti sempre più folli, estremi ed inquietanti.

 

Sara Serinelli

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